lunedì 11 febbraio 2013

Notti bagnate


I fatti narrati accaddero nella notte fra il 4 e il 5 corrente mese, erano circa le ore 2 e 30.
Nella casa il buio era sovrano e il silenzio con le sue spire aveva avvolto i nostri corpi,  in poche parole dormivamo alla grande.
DRINNNN, DRINNNN, DRINNNN (il campanello).
Una voce fuori campo che urla: “aprite, aprite, correte!”
Mi buttai fuori dal letto solo al secondo squillo del campanello, il primo credevo che fosse nel mio sogno e arrancai verso la porta di casa con le gambe che non sembravano le mie ma quelle di un uomo di 180 chili.
Percorsi il tragitto che separava la mia stanza da letto dalla porta d’ingresso forse in 30 secondi (i più lunghi della mia vita), lì trovai già mio fratello che teneva poggiata una mano sulla maniglia ancora chiusa e  lo sguardo vuoto e terrorizzato fisso su di me.
“Ma che cazzo è successo?” Non so se lo dissi a voce alta oppure soltanto nella mia testa, ancora credevo di essere in un sogno.
Nel frattempo mio fratello aprì la porta e di fronte ci trovammo una scena assurda: la mia vicina di casa che indossava una vestaglia rossa, ai piedi aveva degli scarponcini da trekking e in mano impugnava una scopa.
“Ma che cazzo è successo?” Il mio interrogativo stavolta era rimasto evidentemente imprigionato nella mia testa poiché nello sguardo meditabondo della mia vicina intravedevo una certa apprensione.
“Signorina, esce un fiume d’acqua dal vostro appartamento”.
In quel momento ebbi la netta sensazione di essere sveglia, che non ero stata buttata fuori dal letto né per un terremoto, né per una bombola del gas esplosa nel palazzo, né per un’invasione degli extraterrestri, né per una sparatoria avvenuta proprio sul mio pianerottolo, né perché la giustizia col suo corso imprevedibile, lento ma inesorabile mi aveva trovata colpevole di una cosa che ancora ignoravo totalmente.
Niente di tutto ciò, soltanto una cospicua e dannosissima perdita che aveva allagato quasi tutto il palazzo, la mia anima poteva ricominciare a gioire della vita, ma il mio corpo non era dello stesso parere.
Mi accertai che l’acqua venisse proprio da casa nostra (cosa del tutto ovvia, come vi spiegherò dopo) e poi con calma dissi alla vicina di casa “Si signora, l’acqua esce proprio da qui, ma io ora mi devo stendere perché sto per svenire”. E così feci, non svenni del tutto, ma mi accasciai sul letto con un forte giramento di testa, un fischio potentissimo nelle orecchie e un discreto senso di vomito.
Poco dopo essermi ripresa tornai in soggiorno dove potei finalmente appurare da dove venisse tutta quell’acqua. L’acqua veniva dal tetto ma per diletto aveva deciso di scorrere a casa mia lungo tutta la parete accanto alla porta d’ingresso, così da sembrare una cascata di quelle che si vedono nelle fontane moderne.
Per ironia della sorte a casa mia non c’era una goccia d’acqua sul pavimento, soltanto un fiumiciattolo rigoglioso che ostinatamente cercava il suo corso fuori dalla mia porta. Ci accorgemmo così che il palazzo era affatto da una strana forma di schizofrenia, pendeva tutto verso destra,  pertanto gli appartamenti allagati erano solo quelli da quel lato.
Nel frattempo si erano fatte già le 3 passate e non sapendo assolutamente come fare a  fermare l’emorragia M ebbe  un’idea brillante: chiamare l’amministratore del condominio.  
“Ma figurati se risponde a quest’ora!” Frase che uscì dalle nostre bocche all'unisono.
Invece, udite udite, egli rispose e indovinate un po’ cosa disse?
“Bhè, e io che ce posso fa, mica vengo là a quest’ora, poi non so manco ndo stanno e chiavi dell’acqua, domani ve manno quarcuno, ora chiama ai vigili der foco, vedi un po’ che te dicono!”
Non eravamo increduli tanto dalla risposta data, un po’ ce lo aspettavamo, a nessun amministratore di condominio gliene importa molto dei condomini che amministra, piuttosto lo eravamo del fatto che di solito non risponde al telefono manco morto, perché rispondere proprio a quell'ora? Questo non ci fu dato saperlo.
Ad ogni modo chiamai i vigili del fuoco i quali gentilmente mi dissero “me dispiace signorì, ma noi non è che possiamo venì là e scassà tutte le porte e salì su tutti i tetti pe vedè ndo stanno ste benedette chiavi dell’acqua, mica i pompieri risolvono tutti i problemi de sto monno”. Vai a dargli torto!
Ormai erano quasi le 4 e nessuno di noi aveva idea di come fare a risolvere l’annoso problema, quando ad un certo punto, un ometto piccolo come un puffo che indossava un pigiama veramente imbarazzante disse: “vado sul tetto a vedere se trovo qualcosa, fatemi passare”. O mio dio, sembrava la scena di un film americano dove c’è il classico figo pazzesco che per salvare l’umanità si fa lanciare nel centro della terra per fermare l’esplosione del nucleo incandescente con una chiave inglese e un cacciavite a stella.
Ad ogni modo il nostro vicino puffo si  arrampicò sul tetto del palazzo salendo dal  nostro terrazzo, si muoveva nel buio come un vero ninja,  piccolo e cazzutissimo.
Saltellando un po’ qua e un po’ là trovò qualcosa di interessante, girò qualche chiave di sicurezza e nel frattempo urlava “mo esce? E mo? Provo questa, esce ancora?”
Non si sa come ma riuscì a fermare la perdita regalandoci così un happy ending imprevisto e inaspettato.


Ps: La perdita è stata aggiustata ma il muro di casa mia è del tutto ammuffito.





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