lunedì 4 febbraio 2013

Cantami, o Diva, di mia sorella l’ira funesta...


Molte primavere si sono avvicendate da quando abbiamo il negozio ma mai in vita mia vidi scena più tragica e drammatica di quella avvenuta nel giorno di venerdì della passata settimana.
Mi recai al mio lavoro com'è d’uopo intorno alle 11 del mattino, parcheggiai il mio potente mezzo e indecisa se prendere o meno un caffè tentennai dinnanzi alla porta del negozio. Ivi di sfuggita intravidi mia sorella che di aspetto non mi sembrava troppo normale e per questo motivo feci a meno del caffè e varcai la porta.
I suoi occhi erano cerchiati da profonde occhiaie, l’incarnato del suo viso tendeva al verde marcio, e la sua voce sembrava rotta dal pianto.
Io: cosa ti turba o cara sorella?
Lei: la notte passata i miei amatissimi pargoli non hanno dormito neanche un minuto rendendo così la mia già misera psiche una sfoglia di cipolla. Poi intorno alle nove di stamane ho litigato con quel gaglioffo di nostro fratello e infine venendo qua non sono riuscita a trovare un parcheggio decente per il mio calesse. Ultimamente il mio intelletto è  parecchio sotto pressione, non vorrei perdere il senno come successe al giovane Orlando!
Io: sursum corda, mia cara sorella, eleviamo i nostri cuori poiché di sicuro da questo momento la giornata ti sorriderà.
Queste furono le ultime mie parole prima dell’ingresso della cliente che per sua sventura scelse il giorno sbagliato per piantare grane nel  nostro negozio.
Cliente: buongiorno, vorrei cambiare questo abitino comprato qualche giorno fa, l’ho riprovato a casa ma proprio non mi sta bene, posso cambiarlo?
Io: certo che può cambiare il suo abitino, mia preziosa cliente, può cambiarlo con tutto ciò che desidera, inoltre se non troverà nulla di suo gradimento le farò un buono che potrà sfruttare da qui a un mese.
Cliente: allora mi guardo un po’ intorno e poi decido.
La clessidra del tempo scorreva veloce e dopo circa 45 minuti la cliente si avvicina alla casa con il capo scelto.
Cliente: vorrei questo, grazie.
Io: molto bene, mi deve una differenza di 20 euro.
Cliente: e perché?
Io: perché il capo che mi ha riportato costava 30 euro, questo ne costa 50, per cui la differenza è di 20 euro.
Cliente: eh..però non si fa così, ma perché non me lo dai e basta, senza differenza, mica me lo posso permettere.
Io: pregiata cliente, la differenza è di 20 euro, ma farò un piccolo sforzo e le chiederò 15 euro.
Cliente: allora facciamo 10.
A quel punto, senza perdere la pazienza, le ho domandato se per caso preferisse un buono visto che non aveva trovato nulla di suo gradimento se non quel capo che costava 20 euro di più.
Cliente: ma se mi fai il buono per la nuova collezione la cosa che sceglierò me la darai  a metà prezzo?
Io: no signora.
Cliente: guarda, allora prendo questo capo qui, però se si restringe dopo il lavaggio te lo riporto.
IO: no, non si fa così, nessuno riprende i capi dopo che sono stati indossati e poi lavati, stia attenta al lavaggio e vedrà che il capo andrà bene.
Cliente: va bene, però non ti darò 15 euro, te ne darò 12.
Bene, a questo punto è d’obbligo che voi lettori sappiate che mentre si consumava questa orrenda conversazione, mia sorella si trovava nella stanza accanto in altre faccende affaccendata, ma con l’orecchio teso per carpire il momento giusto per entrare in scena. Il momento giusto fu quando la signora pronunciò l’infausta frase “non ti darò 15 euro, te ne darò 12”.
Come Scilla (colei che dilania) e Cariddi (colei che risucchia) mia sorella entrò nella stanza in modalità “ira funesta”, strappò dalle mani il capo alla signora e con una voce disumana iniziò a urlare:
 “FUORIIIIII, TE NE DEVI ANDARE FUORIIIIII, QUESTO NON E’ UN MERCATO, ESCI DA QUESTO NEGOZIO E RICORDATI DELLA MIA FACCIA PERCHE’ IO MI RICORDERO’ DELLA TUA PER SEMPRE, RIPRENDI I TUOI SOLDI E NON FARTI MAI PIÙ’ VEDERE, FUORIIIIIIIIII, TE LO DICO PER L’ULTIMA VOLTA, FUORIIIII”.
A onor del vero devo dire che mia sorella mai e poi mai in vita sua ha trattato male un cliente, ancora a onor del vero devo dire che le urla di mia sorella si sentirono fino alla vicina piazza Mincio, e in fine, sempre perché amo molto la verità, credo che la signora cliente si spaventò  da morire, ma io di più , poiché ero persuasa che a mia sorella venisse un infarto, aveva il collo gonfio come un toro e gli occhi iniettati di sangue e follia.
Mi auguro che quella signora (che probabilmente non vedrò mai più in vita mia) da questa grottesca avventura ne trarrà il giusto insegnamento: se tiri troppo la corda, ricorda che il MEGA cazziatone è sempre dietro l’angolo.

Nessun commento:

Posta un commento