lunedì 25 febbraio 2013

Terrorismo dentistico


Stamattina sono andata in uno studio dentistico sotto casa per farmi fare una pulizia dei denti. Com'è d’uopo prima di praticare una pulizia dentaria si viene sottoposti ad una visita di controllo con annessa orto panoramica e poi in un secondo momento, a data da destinare, si fa la pulizia.
A onor del vero devo precisare che io ho un dentista di fiducia dal quale vado da anni, che mi ha sottoposto alle peggior torture della mia vita e che è pure un po’ costoso, ma nonostante tutto per affezione  e perché secondo me è onesto continuo ad andarci.
Quella di stamattina è stata una decisione del tutto fortuita, ho fatto due conti e mi sono persuasa che fino a prova contraria per una piccola e innocua pulizia dei denti potevo anche tradirlo il mio caro dentista!
Così sono entrata nello studio nuovo di zecca ed ho aspettato il mio turno. Dopo qualche minuto mi hanno chiamata e mi hanno portata subito a fare l’orto panoramica.
Mentre ero sola nell'angusta stanzetta guardavo rapita il monitor che poco a poco metteva in luce la mia bocca, le mie ossa e infine la mia scombinatissima struttura dentaria. Non vi era per me nessuna sorpresa: due denti del giudizio dell’arcata inferiore non nati a causa della loro scomoda e incredibile posizione, un molare finto con annesso bullone, un dente del giudizio dell’arcata superiore quasi in un orecchio e l’altro approssimativamente fuoriuscito dalla gengiva e poi, dulcis in fundo, accanto allìincisivo destro, il mio caro e adorato, quasi prediletto, dentino da latte che mi accompagna da circa 30 anni senza perdere mai un colpo.
Dopo l’orto panoramica mi hanno chiamato per fare la visita, ma mentre stavo per stendermi sul lettino sento alle mie spalle un’infermiera che dice “ammazza e che casino dottò, la ragazza c’ha i denti del giudizio al contrario e un dente da latte che se mantiene per miracolo”.
Ma che bel modo di accogliere un paziente, che grande professionalità e che cura del linguaggio, uno studio davvero all'avanguardia!
Una volta sul lettino ho aperto la bocca e il dentista con aria spocchiosa, indisponente e pure un po’ schifata mi dice “ma lo sai che c’hai in bocca?” Io con tutta calma ed educazione ho risposto che un dentista lo avevo già, che ero lì solo per una pulizia dei denti e che sì, sapevo perfettamente da che tipo di denti erano costellate le mie gengive, ma che poi in fin dei conti ero certa di non essere messa tanto male.
Allora lui mi risponde “vedi (te do del tu che è mejo), fossero tanto i denti del giudizio a farme paura, ma sto dente da latte, te lo devi toje subito, è senza radice e pure quello accanto è messo male, di sicuro te cadranno a breve, se vede proprio bene, non puoi sta con un dente da latte che è senza n’appiglio, qua c’è un sacco di lavoro da fa!”
Ancora con calma ed educazione gli ho ricordato che ero lì per una semplice pulizia dei denti e che un dentista (il mio) già era in possesso di tutte le informazioni che lui catastroficamente mi stava elencando, quindi ho ringraziato e sono andata via. Egli di tutta risposta mi ha detto “fa un po’ come te pare!”.
Una volta fuori dalla stanza sono tornata alla reception e lì mi sono avvicinata alla gentilissima ragazza che prendeva gli appuntamenti e che a quanto mi è sembrato di capire gestiva tutto lo studio.  A lei ho detto che mi sarebbe piaciuto molto pagare la visita che avevo fatto, che in realtà era gratuita, poiché dopo l’incontro con quel dentista approssimativo, non avevo nessuna intenzione di farmi fare più alcuna pulizia. Lei con grande stupore (sembrava sincera) mi ha chiesto del perché di quella decisione, quindi io senza problemi e anche un po’ incazzata le ho chiaramente detto che in quello studio facevano del terrorismo dentistico con l’unico scopo di accaparrarsi clienti ignoranti e terrorizzati. Le ho anche detto che ero lì per una semplice visita e che il dottore aveva ipotizzato una caduta dei miei denti repentina e velocissima e che quindi visto che mi sembrava una cosa assurda ma pur sempre possibile, sarei andata dal mio caro e vecchio dentista per sentire il suo parere. La signorina un po’ spaventata e un po’ contrariata mi ha riportata all'interno dello studio ed ha chiamato il dentista che mi aveva visitato “dottore, mi scusi, perché ha detto alla signorina che perderà i denti in brevissimo tempo?” mentre glielo chiedeva nel frattempo lo fulminava con lo sguardo,  gentilissima sorrideva con la bocca ma  negli occhi aveva tipo un lanciafiamme. Il dottore con una faccia di culo più unica che rara ha risposto “mica ho detto che stanno a cadè proprio adesso, ho ipotizzato una possibile caduta, è sempre un dente da latte, prima o poi cade per forza.”
Allora me ne sono andata, con l’amaro in bocca s’intende, perché ormai mi sono lasciata condizionare e anche se il mio dentista mi ha detto che il mio dentino potrebbe anche non cadere mai, mi è venuto il dubbio, e se mi dovesse cadere? Di sicuro però sarei una delle poche persone al mondo a perdere un dente da latte a 32 anni.



lunedì 18 febbraio 2013

FIABE CERSUTARE (per i miei nipoti)


Nonno Vincenzo e il pomodoro gigante
Nonno Vince aveva un orto molto bello ed elegante. Tutto ciò che il nonno piantava cresceva forte e rigoglioso. Per esempio aveva delle piante di basilico dalle foglie così grandi che sembravano le palme di Palm Beach. Oppure aveva delle melanzane strepitose, di un viola così splendente che nemmeno il pittore più bravo avrebbe potuto creare un colore così vivido.
Ancora, aveva piante di  zucchine e di piselli che crescevano così in alto che persino  Tarzan con le sue liane  ne sarebbe stato alla larga.
Ma l’orgoglio del nonno in realtà era uno solo: il pomodoro gigante. Un pomodoro grande come una mongolfiera, rosso come il fuoco e pesante come un sasso.
Nonno Vince si prendeva cura del suo pomodoro giorno e notte, lo annaffiava e gli parlava e lui cresceva a dismisura.
Quando quasi tutte le Chiane furono schiacciate dal pomodoro il nonno decise di fare una grande festa ed invitò tutti quanti a cena per mangiare insieme il suo pomodoro.
Da quell'unico pomodoro ne uscirono: bruschette al pomodoro, pasta al pomodoro, insalata di pomodoro, pomodoro al forno, pomodoro fritto e infine anche un bloody Mary. Quando il pomodoro finì il nonno ne fu molto contento poiché tutti i suoi amici lo avevano mangiato con gioia e gran gusto.
 Nonna Mariella e i due soli
La bisnonna Maria diceva sempre una cosa a proposito di nonna Mariella, che “con le mani pitta lu sole”.
Le mani di nonna Mariella in effetti sono conosciute in tutto il mondo e tutti almeno una volta nella vita ne hanno sentito parlare.
Adesso scopriamo il perché.
Tanto tempo fa era il mese di agosto, ma a Cersuta e sulle Chiane il sole se ne era andato e i giorni si susseguivano tutti uguali e nuvolosi. Non si poteva andare al mare, non si potevano fare passeggiate, non si poteva mangiare all'aperto, non ci si abbronzava e così tutti gli abitanti della casa erano tristi.
Nonna Mariella non ne poteva più di questa situazione, così un giovedì mattina si alzò all'alba ed andò di corsa al  mercato di Praja. Lì ad una bancarella comprò un centinaio di metri di lino giallo  e veloce ritornò a Cersuta.
Una volta a casa aprì lo scrigno segreto dei fili magici e iniziò a ricamare un enorme sole sul lino giallo.
 Usò fili d’oro e d’ambra, ogni raggio lo riempì di diamanti e infine lo cucì, lo chiuse come un sacco e lo riempì di gomma piuma.
 Salì sul terrazzo e con grande vigore gli tirò un calcio così forte che lo spedì dritto dritto nel cielo. Una volta lì d’improvviso fu di nuovo estate!
Quando il vero sole tornò dalle ferie e trovò quello finto al suo posto ne fu assai contento, finalmente aveva trovato un degno sostituto.
Ora nessuno sa quale dei due soli sia quello vero e quale il finto, ma quello che diceva la bisnonna Maria era giusto, nonna Mariella “con le mani pitta lu sole”.

Papà Alessio e la cernia Labbra Belle
Cernia Labbra Belle viveva da anni nei fondali del mare di Cersuta, precisamente la sua casa si trovava proprio sotto Capo la nave vicino alla spiaggia piccola.
La sua era una vita molto tranquilla: amava nuotare, era una buongustaia e la sera qualche volta usciva con gli amici.
Un mattino papà Alessio si preparò per andare a pesca, infilò la muta, indossò le pinne, sistemò la maschera sul naso e impugnò il fucile.
Così era pronto per affrontare i mari cersutari. L’acqua era freschetta e limpida e il silenzio avvolgeva tutto.
Una volta immerso cominciò a fare lunghe bracciate e nel frattempo pensava “chissà se oggi incontrerò una cernia, mi piacerebbe tanto”.
Così come per magia in quel momento apparve dagli abissi Labbra Belle, che con due pinnate raggiunse il viso di papà Alessio e gli disse “buon giorno, posso aiutarla?”
Che grande emozione fu per Alessio, tanto fu lo stupore e la felicità che lasciò cadere il fucile ed abbracciò forte forte Labbra Belle. Lei rimase un po’ sbigottita, ma capendo la situazione si lasciò abbracciare e siccome era un pesce dall'animo buono invitò papà Alessio a casa sua per un tè. Chiacchierarono a lungo a proposito delle profondità del mare, delle varie specie di pesci e di come se la passava Labbra Belle quando c’era una mareggiata. Tutto questo e tanto altro si dissero, poi papà Alessio tornò a casa tutto contento di aver trovato una nuova amica, molto gentile e disponibile, proprio come ogni amico vero dovrebbe essere!
Casa c’è nella stanza di zio Andrea?
In ogni casa che si rispetti esiste una stanza molto strana perché può nascondere sia qualcosa di terrificante sia qualcosa di straordinario. La stanza di zio Andrea senza dubbio nasconde cose strabilianti.
L’altro giorno per esempio è venuto a fargli visita il bruco blu dell’Armo che è un simpatico mattacchione nonché un grande fumatore di narghilè.
Con lui zio Andrea parla di arte e di pittura e qualche volta anche di musica. Oppure una volta è venuto addirittura un uomo delle stelle pieno di polvere spaziale che ha sporcato tutto e la nonna Mariella si è arrabbiata tantissimo. 
Qualche anno fa ha ospitato anche una squadra di GNOMI D’ASSALTO che si trovavano a Cersuta per difendere la regina del Mondo delle Fate a nord della ferrovia. Zio Andrea nella sua stanza custodisce segreti antichissimi, infatti ci  puoi trovare biglietti dell’autobus  dell’era antidiluviana, i primi arnesi che usavano gli uomini primitivi oppure indumenti che si porteranno tra 345 anni.  E poi colori, fogli, matite e pennarelli. Insomma tra fumo, polvere stellare e caccole di gnomi, in questa stanza puoi trovarci veramente di tutto!

lunedì 11 febbraio 2013

Notti bagnate


I fatti narrati accaddero nella notte fra il 4 e il 5 corrente mese, erano circa le ore 2 e 30.
Nella casa il buio era sovrano e il silenzio con le sue spire aveva avvolto i nostri corpi,  in poche parole dormivamo alla grande.
DRINNNN, DRINNNN, DRINNNN (il campanello).
Una voce fuori campo che urla: “aprite, aprite, correte!”
Mi buttai fuori dal letto solo al secondo squillo del campanello, il primo credevo che fosse nel mio sogno e arrancai verso la porta di casa con le gambe che non sembravano le mie ma quelle di un uomo di 180 chili.
Percorsi il tragitto che separava la mia stanza da letto dalla porta d’ingresso forse in 30 secondi (i più lunghi della mia vita), lì trovai già mio fratello che teneva poggiata una mano sulla maniglia ancora chiusa e  lo sguardo vuoto e terrorizzato fisso su di me.
“Ma che cazzo è successo?” Non so se lo dissi a voce alta oppure soltanto nella mia testa, ancora credevo di essere in un sogno.
Nel frattempo mio fratello aprì la porta e di fronte ci trovammo una scena assurda: la mia vicina di casa che indossava una vestaglia rossa, ai piedi aveva degli scarponcini da trekking e in mano impugnava una scopa.
“Ma che cazzo è successo?” Il mio interrogativo stavolta era rimasto evidentemente imprigionato nella mia testa poiché nello sguardo meditabondo della mia vicina intravedevo una certa apprensione.
“Signorina, esce un fiume d’acqua dal vostro appartamento”.
In quel momento ebbi la netta sensazione di essere sveglia, che non ero stata buttata fuori dal letto né per un terremoto, né per una bombola del gas esplosa nel palazzo, né per un’invasione degli extraterrestri, né per una sparatoria avvenuta proprio sul mio pianerottolo, né perché la giustizia col suo corso imprevedibile, lento ma inesorabile mi aveva trovata colpevole di una cosa che ancora ignoravo totalmente.
Niente di tutto ciò, soltanto una cospicua e dannosissima perdita che aveva allagato quasi tutto il palazzo, la mia anima poteva ricominciare a gioire della vita, ma il mio corpo non era dello stesso parere.
Mi accertai che l’acqua venisse proprio da casa nostra (cosa del tutto ovvia, come vi spiegherò dopo) e poi con calma dissi alla vicina di casa “Si signora, l’acqua esce proprio da qui, ma io ora mi devo stendere perché sto per svenire”. E così feci, non svenni del tutto, ma mi accasciai sul letto con un forte giramento di testa, un fischio potentissimo nelle orecchie e un discreto senso di vomito.
Poco dopo essermi ripresa tornai in soggiorno dove potei finalmente appurare da dove venisse tutta quell’acqua. L’acqua veniva dal tetto ma per diletto aveva deciso di scorrere a casa mia lungo tutta la parete accanto alla porta d’ingresso, così da sembrare una cascata di quelle che si vedono nelle fontane moderne.
Per ironia della sorte a casa mia non c’era una goccia d’acqua sul pavimento, soltanto un fiumiciattolo rigoglioso che ostinatamente cercava il suo corso fuori dalla mia porta. Ci accorgemmo così che il palazzo era affatto da una strana forma di schizofrenia, pendeva tutto verso destra,  pertanto gli appartamenti allagati erano solo quelli da quel lato.
Nel frattempo si erano fatte già le 3 passate e non sapendo assolutamente come fare a  fermare l’emorragia M ebbe  un’idea brillante: chiamare l’amministratore del condominio.  
“Ma figurati se risponde a quest’ora!” Frase che uscì dalle nostre bocche all'unisono.
Invece, udite udite, egli rispose e indovinate un po’ cosa disse?
“Bhè, e io che ce posso fa, mica vengo là a quest’ora, poi non so manco ndo stanno e chiavi dell’acqua, domani ve manno quarcuno, ora chiama ai vigili der foco, vedi un po’ che te dicono!”
Non eravamo increduli tanto dalla risposta data, un po’ ce lo aspettavamo, a nessun amministratore di condominio gliene importa molto dei condomini che amministra, piuttosto lo eravamo del fatto che di solito non risponde al telefono manco morto, perché rispondere proprio a quell'ora? Questo non ci fu dato saperlo.
Ad ogni modo chiamai i vigili del fuoco i quali gentilmente mi dissero “me dispiace signorì, ma noi non è che possiamo venì là e scassà tutte le porte e salì su tutti i tetti pe vedè ndo stanno ste benedette chiavi dell’acqua, mica i pompieri risolvono tutti i problemi de sto monno”. Vai a dargli torto!
Ormai erano quasi le 4 e nessuno di noi aveva idea di come fare a risolvere l’annoso problema, quando ad un certo punto, un ometto piccolo come un puffo che indossava un pigiama veramente imbarazzante disse: “vado sul tetto a vedere se trovo qualcosa, fatemi passare”. O mio dio, sembrava la scena di un film americano dove c’è il classico figo pazzesco che per salvare l’umanità si fa lanciare nel centro della terra per fermare l’esplosione del nucleo incandescente con una chiave inglese e un cacciavite a stella.
Ad ogni modo il nostro vicino puffo si  arrampicò sul tetto del palazzo salendo dal  nostro terrazzo, si muoveva nel buio come un vero ninja,  piccolo e cazzutissimo.
Saltellando un po’ qua e un po’ là trovò qualcosa di interessante, girò qualche chiave di sicurezza e nel frattempo urlava “mo esce? E mo? Provo questa, esce ancora?”
Non si sa come ma riuscì a fermare la perdita regalandoci così un happy ending imprevisto e inaspettato.


Ps: La perdita è stata aggiustata ma il muro di casa mia è del tutto ammuffito.





lunedì 4 febbraio 2013

Cantami, o Diva, di mia sorella l’ira funesta...


Molte primavere si sono avvicendate da quando abbiamo il negozio ma mai in vita mia vidi scena più tragica e drammatica di quella avvenuta nel giorno di venerdì della passata settimana.
Mi recai al mio lavoro com'è d’uopo intorno alle 11 del mattino, parcheggiai il mio potente mezzo e indecisa se prendere o meno un caffè tentennai dinnanzi alla porta del negozio. Ivi di sfuggita intravidi mia sorella che di aspetto non mi sembrava troppo normale e per questo motivo feci a meno del caffè e varcai la porta.
I suoi occhi erano cerchiati da profonde occhiaie, l’incarnato del suo viso tendeva al verde marcio, e la sua voce sembrava rotta dal pianto.
Io: cosa ti turba o cara sorella?
Lei: la notte passata i miei amatissimi pargoli non hanno dormito neanche un minuto rendendo così la mia già misera psiche una sfoglia di cipolla. Poi intorno alle nove di stamane ho litigato con quel gaglioffo di nostro fratello e infine venendo qua non sono riuscita a trovare un parcheggio decente per il mio calesse. Ultimamente il mio intelletto è  parecchio sotto pressione, non vorrei perdere il senno come successe al giovane Orlando!
Io: sursum corda, mia cara sorella, eleviamo i nostri cuori poiché di sicuro da questo momento la giornata ti sorriderà.
Queste furono le ultime mie parole prima dell’ingresso della cliente che per sua sventura scelse il giorno sbagliato per piantare grane nel  nostro negozio.
Cliente: buongiorno, vorrei cambiare questo abitino comprato qualche giorno fa, l’ho riprovato a casa ma proprio non mi sta bene, posso cambiarlo?
Io: certo che può cambiare il suo abitino, mia preziosa cliente, può cambiarlo con tutto ciò che desidera, inoltre se non troverà nulla di suo gradimento le farò un buono che potrà sfruttare da qui a un mese.
Cliente: allora mi guardo un po’ intorno e poi decido.
La clessidra del tempo scorreva veloce e dopo circa 45 minuti la cliente si avvicina alla casa con il capo scelto.
Cliente: vorrei questo, grazie.
Io: molto bene, mi deve una differenza di 20 euro.
Cliente: e perché?
Io: perché il capo che mi ha riportato costava 30 euro, questo ne costa 50, per cui la differenza è di 20 euro.
Cliente: eh..però non si fa così, ma perché non me lo dai e basta, senza differenza, mica me lo posso permettere.
Io: pregiata cliente, la differenza è di 20 euro, ma farò un piccolo sforzo e le chiederò 15 euro.
Cliente: allora facciamo 10.
A quel punto, senza perdere la pazienza, le ho domandato se per caso preferisse un buono visto che non aveva trovato nulla di suo gradimento se non quel capo che costava 20 euro di più.
Cliente: ma se mi fai il buono per la nuova collezione la cosa che sceglierò me la darai  a metà prezzo?
Io: no signora.
Cliente: guarda, allora prendo questo capo qui, però se si restringe dopo il lavaggio te lo riporto.
IO: no, non si fa così, nessuno riprende i capi dopo che sono stati indossati e poi lavati, stia attenta al lavaggio e vedrà che il capo andrà bene.
Cliente: va bene, però non ti darò 15 euro, te ne darò 12.
Bene, a questo punto è d’obbligo che voi lettori sappiate che mentre si consumava questa orrenda conversazione, mia sorella si trovava nella stanza accanto in altre faccende affaccendata, ma con l’orecchio teso per carpire il momento giusto per entrare in scena. Il momento giusto fu quando la signora pronunciò l’infausta frase “non ti darò 15 euro, te ne darò 12”.
Come Scilla (colei che dilania) e Cariddi (colei che risucchia) mia sorella entrò nella stanza in modalità “ira funesta”, strappò dalle mani il capo alla signora e con una voce disumana iniziò a urlare:
 “FUORIIIIII, TE NE DEVI ANDARE FUORIIIIII, QUESTO NON E’ UN MERCATO, ESCI DA QUESTO NEGOZIO E RICORDATI DELLA MIA FACCIA PERCHE’ IO MI RICORDERO’ DELLA TUA PER SEMPRE, RIPRENDI I TUOI SOLDI E NON FARTI MAI PIÙ’ VEDERE, FUORIIIIIIIIII, TE LO DICO PER L’ULTIMA VOLTA, FUORIIIII”.
A onor del vero devo dire che mia sorella mai e poi mai in vita sua ha trattato male un cliente, ancora a onor del vero devo dire che le urla di mia sorella si sentirono fino alla vicina piazza Mincio, e in fine, sempre perché amo molto la verità, credo che la signora cliente si spaventò  da morire, ma io di più , poiché ero persuasa che a mia sorella venisse un infarto, aveva il collo gonfio come un toro e gli occhi iniettati di sangue e follia.
Mi auguro che quella signora (che probabilmente non vedrò mai più in vita mia) da questa grottesca avventura ne trarrà il giusto insegnamento: se tiri troppo la corda, ricorda che il MEGA cazziatone è sempre dietro l’angolo.