lunedì 7 gennaio 2013

The dark side of the moon


Il mio buon proposito per l’anno nuovo è soltanto uno, avere solo cattivi propositi.
Decido coscientemente di coltivare il mio lato oscuro, di non privarmi di niente, di dedicarmi con più impegno al vizio e alla dissolutezza, di vedere le cose sempre dal punto di vista meno considerato, di non essere cinica e avvelenata ma soltanto interessata scientificamente agli eventi, di non essere incazzatissima soltanto dentro ma anche fuori, di viaggiare sempre nell'ombra ed essere un’osservatrice invisibile e di conoscere i fantasmi che abitano l’anima delle persone, in poche parole passare dall'altro lato, quello che non si vede.
Ho intenzione di iniziare questa metamorfosi da piccole cose, di partire dal quotidiano e vedere fin dove posso arrivare con questo mio ipotetico nuovo stile di vita.
Numero uno: vorrei non sentirmi in obbligo di lavarmi i denti tutte le sere. Mi lavo i denti prima di andare a letto anche se torno a casa alle 4 del mattino. Mi lavo i denti prima di coricarmi perché altrimenti non riesco a dormire con il peso sulla coscienza di aver dato man forte alle carie e ai batteri di aggredirmi la bocca.
Numero due: fumare una sigaretta alle 11 del mattino. Per una mia questione morale fumo solo dopo le 15, ho optato per questa scelta un sacco di anni fa e non ho mai sgarrato, mai. Considerando che il fumo fa male, cosa mi può accadere se fumo anche una sigaretta la mattina? Non è che l’orario influisce sulla dannosità del fumo!
Numero tre: andare a prendere un aperitivo e mangiare tutto quello che offre il bar compreso un pacchetto di patatine, poi tornare a casa e cenare come se niente fosse. Al contrario delle altre persone se io mangio fuori pasto, non è che mi passa l’appetito e non mangio a tavola, io mangio sempre e comunque. Poi mi vengono dei sensi di colpa grandi come balene nell'oceano e non mi gusto né l’aperitivo, né la cena.
Numero quattro: mi piacerebbe qualche volta far tardi. Non rispettare un orario, dare un appuntamento e presentarmi con una mezz'ora di ritardo, non portare l’orologio, non mettere la sveglia, non essere vincolata al tempo e abbracciare la teoria dei fisici quantistici: il tempo non esiste. Potrei addirittura ampliare la teoria con un nuovo postulato “il tempo è soltanto una spiacevole sensazione”:
Numero cinque: vorrei iniziare una campagna contro questa maledetta “pelofobia” che inquina la modernità. Ma cosa avranno fatto di male i nostri peli tanto da doverli estirpare alla radice in continuazione? Se ci sono ci sarà pur un motivo. Non voglio più depilarmi, questo sarà uno dei pregi di vivere nelloscurità, non mi vedrà nessuno.
Numero sei: per l’anno nuovo ho intenzione di registrare un brevetto: gli slip sia sotto che sopra i collant. Non una sola mutanda col dono dell’ubiquità ovviamente, ma oltre a quella sotto, che sarebbe pure normale indossare, una sopra per evitare il continuo scivolamento verso il basso dei collant. Questa idea vale naturalmente solo per chi come me non riesce a trovare un paio di calze che stanno su manco a pagarle oro. Lo spettacolo delle doppie mutande è agghiacciante, quasi una vergogna da dover confessare, ma a questo punto della mia esistenza ho deciso che non me ne frega proprio niente, evviva la bismutanda.
Numero sette: desidero rubare almeno una volta nella vita, quello che mi piacerebbe rubare è un pacchetto di gommine, oppure uno di caramelle. Questa perversione è nata in me tantissimi anni fa, quando ancora bambina andai dal tabaccaio per comprare una girella di liquirizia e per errore ne presi due (una era attaccata all'altra). Fui percorsa da un brivido di confusione e turbamento, l’unica soluzione era restituire al più presto il corpo del reato. Il mio gesto fu premiato con un semplice grazie e poi  null'altro, il tabaccaio nemmeno mi disse che ero stata una brava bambina. Secondo me, col senno di poi e con l’età, credo che il tabaccaio avrebbe dovuto regalarmi la liquirizia, così facendo non avrebbe piantato in me il seme del crimine.
Numero otto: vorrei rendere partecipe tutta la gente di questa grande nazione che nelle grandi città e nei piccoli paesi esiste una popolazione muta, invisibile, quasi fatta di vapore, che paga puntualmente tutti i mesi, per anni e anni un affitto. Il  più delle volte la cifra in questione è veramente sproporzionata rispetto ai propri guadagni, nonostante tutto chi paga l’affitto non rompe le palle a tutto il mondo con la pretesa di essere compreso e commiserato. Perché allora chi paga l’IMU (quindi proprietario di una casa) deve essere così seccante e fastidioso? Pagare un affitto è come prendere un mucchio di soldi al mese e buttarli nell'immondizia eppure non è che noi che lo facciamo tentiamo il suicidio oppure massacriamo le orecchie degli altri. Non sono mai stata una persona polemica, anzi per niente, però al prossimo che si lamenta dell’IMU offro in cambio il mio affitto.
Numero nove: qualche volta giocherò d’azzardo, comprerò un gratta e vinci, giocherò i numeri al lotto, vuoi vedere che magari vinco qualcosa?
Numero dieci: mi costringerò a fare un soffritto di aglio e cipolla. Non ho mai trovato il coraggio di farlo lo ammetto, è più forte di me, non credo che insieme un aglio e una cipolla abbiano un futuro roseo. Eppure riconosco il fatto che in alcune ricette c’è scritto proprio di fare un soffritto con aglio e cipolla, ma la mia coscienza mi ha sempre impedito di varcare questo nuovo confine culinario.
Signori e signori questo è stato solo un piccolo assaggio del mio nuovo modo di vivere, il tanto temuto lato oscuro, attenzione potrò fare sicuramente di peggio.

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