lunedì 14 gennaio 2013

Mezzi di trasporto divini


Stamattina dopo circa 10 anni sono tornata a visitare i musei vaticani e benché  essi ospitino da secoli le opere d’arte più belle dell’universo conosciuto e di tutte le galassie sconosciute,  non temete, non vi attaccherò un mega pippone sulla storia dell’arte, sugli artisti, sulla conservazione delle opere e non parlerò assolutamente neanche della pinacoteca o della Cappella Sistina e né tanto meno delle sculture greche e romane.
Una cosa però c’è di cui sento tanto il bisogno di parlare, una cosa che vorrei condividere con voi cari amici, una cosa tanto singolare quanto clamorosa: i mezzi di trasporto dei papi.
Nei secoli i papi hanno optato per mezzi  dai gusti alquanto avveniristici e audaci, talvolta rassomiglianti ai caravan di Moira Orfei e  altre volte paragonabili alla navicella di Guerre Stellari.
Tutto il padiglione gira intorno alla carrozza più grande e più pittoresca, la Berlina di Gran Gala, che già il nome è tutto un programma. È una carrozza enorme, gigantesca, tutta d’oro, trainata da ben 8 cavalli. Nella Roma dell’800 non credo esistessero strade così grandi dove poter far circolare un mezzo di quelle dimensioni, per cui la domanda è questa: ma dove andava il papa con una carrozza così? Possibile che facesse solo dei giri intorno a piazza San Pietro? Inoltre non credo potesse usarla per fare dei viaggi lunghi, le ruote d’oro non si prestavano molto a strade sterrate o mulattiere.
 Ho dato fondo a tutta la mia fantasia per cercare di immaginare il designer che ha progettato una simile follia, il Pininfarina ottocentesco, l’uomo che su una sola carrozza ha applicato tutto quello che gli è venuto in mente. Alberi, fronde, fiori, corone, piccole statue, bassorilievi, pietre preziose, applicazioni egizie e greche, spirali, capitelli, colonnine, lanterne, putti, figure allegoriche, santi, scritte latine e il  tutto, ma proprio tutto ricoperto d’oro. Dopo pochi minuti ero così abbagliata che ho dovuto distogliere lo sguardo e chissà quante altre cose non sono riuscita a vedere. Naturalmente anche i cavalli avevano una divisa, non è che il carrozzone poteva essere trasportato da semplici brocchi abbigliati dalle loro semplici criniere, niente affatto, ogni cavallo portava una gualdrappa di velluto nero ricamato in oro di almeno 20 chili, una coroncina e vari altri gingilli che non saprei descrivere. Secondo il mio modesto parere a quel papa che doveva montare su quell'eccentrico cocchio gli veniva come minimo la nausea, oppure no, magari gli piaceva un casino come piacciono le limousine d’oro ai rapper americani.
Le altre carrozze del padiglione sono abbastanza normali non fosse per il fatto che ogni papa ne aveva a disposizione come minimo 10 modelli, una per ogni occasione: una per l’anonimato, una per i cortei funebri, una per mandare bolle a destra e a manca, una per viaggiare assieme a qualche vescovo, una per la vita mondana, una per fare la spesa e una per le passeggiate lungo il Tevere (le ultime due le ho inventate io).
Impossibile non citare a questo punto le automobili papali.
Il mio dubbio circa le autovetture è questo: il disegnatore di Batman si è rifatto alle automobili del papa oppure gli ingegneri delle auto del papa si sono rifatti alle auto di Batman?
Come le auto di Batman anche quelle dei papi sono elegantissime, tutte nere e piene di gadget futuristici. L’unica cosa che le differenzia è che nella macchina del papa non è il papa a guidare, ma al posto del sedile di dietro nella sua macchina vi è un trono ove egli prende posto ogni qual volta c’è da sconfiggere un cattivo, ah no quello è Batman, pardon!
Ad ogni modo in tutte le macchine, sia in quelle d’epoca che in quelle più moderne, dietro c’è un trono di broccato rosso tutto ricamato in oro.
Un’altra cosa davvero inspiegabile è che la maggior parte delle auto collezionate nel tempo siano di un solo papa, Pio XI, tutte donate a lui. Una donata dalla Mercedes, una dalla Citroen, una dalla Fiat,ecc ecc.  Forse era un appassionato di motori, un pilota divino. Per lui fu addirittura inventato il famoso detto: Dio e motori, gioia e dolori!




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