lunedì 28 gennaio 2013

Cose inspiegabili


Ci sono stati una serie di eventi stravaganti che si sono avvicendati nell'ultima settimana ai quali non riesco a dare una spiegazione plausibile, magari voi,  che siete sicuramente dei profondi conoscitori dell’occulto,  potreste darmi una mano a capirci qualcosa.
1)      Ogni sera prima di andare a letto trovo delle macchioline bianche sul parquet della mia camera. Tutte le sere prima di andare a letto le pulisco e infatti  al mattino non ci sono, ma la sera le ritrovo sempre lì, naturalmente disposte in ordine differente. Sono giorni che cerchiamo di capirne la provenienza ma i nostri studi sono ancora lontani da un buon risultato.
2)      Sono andata in motorino tutta la settimana sotto la pioggia e nonostante abbia la copertina a ripararmi mi sono sempre ritrovata la coscia destra tutta bagnata. Sulla copertina non v’è traccia di buchi.
3)      I miei dirimpettai forse sono dei fantasmi che si materializzano solo il lunedì sera per giocare a poker. Per tutta la settimana la casa di fronte è totalmente vuota, è sempre tutto spento e non c’è l’ombra di anima viva. Poi arriva il fatidico lunedì e la casa sembra piena di vita, con gente che chiacchiera, luci accese ovunque, un acquario vuoto, bei quadri appesi alle pareti, lampade vintage, un tavolo tondo con la tovaglia verde, tanto fumo e partite a poker fino all'alba. Conosco tutti questi particolari dell’interno dell’appartamento di fronte perché faccio la spia, mi apposto dietro la tenda e guardo fin quando non si sentono osservati, poi smetto onde evitare figure di merda.
4)      Sono diventata una potenziale assassina della pasticceria fatta in casa. Ho fatto dolci quasi tutte le sere che irrimediabilmente sono andati dritti  nella pattumiera per quanto facevano schifo.
5)      A lavoro almeno una volta al giorno è entrato qualcuno a vendermi un calendario con foto di cani.
6)      Mi si è smagnetizzato un altro bancomat, l’altro si è smagnetizzato appena tre settimane fa.
7)      Ho visto più di una facoltosa donna indossare una pelliccia chiaramente vera sopra la tuta da ginnastica, queste nuove frontiere della moda mi annichiliscono, sia per il fattore “pelliccia vera” che per il fattore “tuta”.
8)      Stamane ho acquistato la terza vestaglia dell’anno. Io non ho mai indossato una vestaglia in vita mia, mi chiedo cosa mi abbia spinto a comprarne un’altra.
9)       Si da il caso che da una settimana tutti i membri della mia famiglia siano diventati dei Buzzle dipendenti, nessuno parla più con me e mi sento piuttosto sola. 

lunedì 21 gennaio 2013

...e non dire parolacce.



Sabato sera ho avuto una specie di discussione con M a proposito delle parolacce, di come e quando debbano dirsi e di come ci comportavamo con l’uso di queste ultime quando eravamo bambini. Ne è uscito in poche parole che io sono una ragazza piuttosto scurrile e che nonostante discenda da una famiglia di sani principi e con ideali forti e radicati, a casa mia diciamo da sempre un sacco di parolacce, mentre a casa di M le parolacce erano e sono bandite.
Non è che da bambina dicessi parolacce in continuazione, non ero mica come la bambina de “l’esorcista”, ma ecco non se ne faceva una tragedia se qualche volta usciva un epiteto colorito dalla mi boccuccia santa.
L’uso della parolaccia quotidiano è quanto più vicino alla catarsi e all'allontanamento dell’incazzatura possa esistere, usare un appellativo diciamo volgare aiuta senza dubbio a ristabilire il giusto ordine delle cose, ridimensiona ciò che ci sembra inaccessibile e irrisolvibile.
Fra il dire “dove ho messo l’accendino” e “dove cazzo ho messo l’accendino” c’è di mezzo un’infinità di cattivo umore, quella parola magica tra il “dove” e l’”ho” ci ha liberato già da un mondo di negatività.
Nell’ordine naturale del mio dizionario di parolacce (quindi non un ordine alfabetico, bensì un ordine di affezione) ecco quelle che uso con più sentimento e gioia.
Merda. Questa è per certo la mia preferita, è quella che si abbina meglio a tutti i miei stati d’animo, è quella che ho imparato per prima, è quella che da bambina per uno strano scherzo della grammatica inventata da me, ero certa di poter declinare: merda, merde, merdo e merdi. Ancora oggi credo fortissimamente che una donna possa essere una merda e che un uomo possa essere uno merdo.
Non c’è niente di più vicino alla realtà se dico che ho passato una giornata di merda, se dico che mi sento una merda, o ancora se dico che in quel ristorante si mangia di merda, provate ad essere più convincenti usando un'altra parola al posto di “merda” e perderete subito di credibilità.
Merda è anche la parolaccia preferita da mia mamma, sentirle urlare “merda” mentre sta facendo qualcosa al di fuori della portata dei miei occhi  mi fa fare sempre un sorriso di gioia, poiché strillando quel “merda” il suo problema è per metà già risolto.
Indimenticabile poi mio nonno che dopo aver vissuto tantissimi anni in Sud america non diceva più “merda” ma “mierda”, un fascino esotico irrinunciabile, da piccola trovavo tutti i pretesti possibili per poterlo dire con nonchalance.
Cazzo invece è una parola che uso solo in veste investigativa. Quando perdo una cosa, quando non ricordo una risposta, quando non so dove sta una strada, quando mi perdo, quando cerco disperatamente un oggetto. Ecco diciamo che la parola“cazzo” per me ha la stessa valenza del punto interrogativo e in più è un rafforzativo che racchiude in sé il mio senso d’inadeguatezza di fronte alla realtà, mette in luce il mio essere perennemente sbadata.
L’altro mio grande e amatissimo intercalare preferito è “vafanculo”, già, avete letto bene, l’ho scritto con una F soltanto, perché il potere evocativo della mia genealogia meridionale è nulla rispetto alla doppia F.
Provate anche voi a dire un gran “vafanculo” con una F soltanto e vi sentirete con il mondo ai vostri piedi. Pronunciarlo in tal modo vi darà un senso di leggerezza mai sentito, cela in sé questa parola meridionalizzata una certa  noncuranza e un senso di superiorità assoluto, oserei dire che la parola assurge a un livello altissimo, sicuramente nobiliare. Metterci davanti un “Ma” rende le cose ancora più belle e se poi ci abbiniamo pure un gesto col braccio, tipo quando invitiamo qualcuno ad uscire (assolutamente non il gesto dell’ombrello che trovo pesantemente inflazionato e infantile) la scena è perfetta, anzi credo che il mandato a fanculo si senta anche lusingato.
Facciamo una prova?

lunedì 14 gennaio 2013

Mezzi di trasporto divini


Stamattina dopo circa 10 anni sono tornata a visitare i musei vaticani e benché  essi ospitino da secoli le opere d’arte più belle dell’universo conosciuto e di tutte le galassie sconosciute,  non temete, non vi attaccherò un mega pippone sulla storia dell’arte, sugli artisti, sulla conservazione delle opere e non parlerò assolutamente neanche della pinacoteca o della Cappella Sistina e né tanto meno delle sculture greche e romane.
Una cosa però c’è di cui sento tanto il bisogno di parlare, una cosa che vorrei condividere con voi cari amici, una cosa tanto singolare quanto clamorosa: i mezzi di trasporto dei papi.
Nei secoli i papi hanno optato per mezzi  dai gusti alquanto avveniristici e audaci, talvolta rassomiglianti ai caravan di Moira Orfei e  altre volte paragonabili alla navicella di Guerre Stellari.
Tutto il padiglione gira intorno alla carrozza più grande e più pittoresca, la Berlina di Gran Gala, che già il nome è tutto un programma. È una carrozza enorme, gigantesca, tutta d’oro, trainata da ben 8 cavalli. Nella Roma dell’800 non credo esistessero strade così grandi dove poter far circolare un mezzo di quelle dimensioni, per cui la domanda è questa: ma dove andava il papa con una carrozza così? Possibile che facesse solo dei giri intorno a piazza San Pietro? Inoltre non credo potesse usarla per fare dei viaggi lunghi, le ruote d’oro non si prestavano molto a strade sterrate o mulattiere.
 Ho dato fondo a tutta la mia fantasia per cercare di immaginare il designer che ha progettato una simile follia, il Pininfarina ottocentesco, l’uomo che su una sola carrozza ha applicato tutto quello che gli è venuto in mente. Alberi, fronde, fiori, corone, piccole statue, bassorilievi, pietre preziose, applicazioni egizie e greche, spirali, capitelli, colonnine, lanterne, putti, figure allegoriche, santi, scritte latine e il  tutto, ma proprio tutto ricoperto d’oro. Dopo pochi minuti ero così abbagliata che ho dovuto distogliere lo sguardo e chissà quante altre cose non sono riuscita a vedere. Naturalmente anche i cavalli avevano una divisa, non è che il carrozzone poteva essere trasportato da semplici brocchi abbigliati dalle loro semplici criniere, niente affatto, ogni cavallo portava una gualdrappa di velluto nero ricamato in oro di almeno 20 chili, una coroncina e vari altri gingilli che non saprei descrivere. Secondo il mio modesto parere a quel papa che doveva montare su quell'eccentrico cocchio gli veniva come minimo la nausea, oppure no, magari gli piaceva un casino come piacciono le limousine d’oro ai rapper americani.
Le altre carrozze del padiglione sono abbastanza normali non fosse per il fatto che ogni papa ne aveva a disposizione come minimo 10 modelli, una per ogni occasione: una per l’anonimato, una per i cortei funebri, una per mandare bolle a destra e a manca, una per viaggiare assieme a qualche vescovo, una per la vita mondana, una per fare la spesa e una per le passeggiate lungo il Tevere (le ultime due le ho inventate io).
Impossibile non citare a questo punto le automobili papali.
Il mio dubbio circa le autovetture è questo: il disegnatore di Batman si è rifatto alle automobili del papa oppure gli ingegneri delle auto del papa si sono rifatti alle auto di Batman?
Come le auto di Batman anche quelle dei papi sono elegantissime, tutte nere e piene di gadget futuristici. L’unica cosa che le differenzia è che nella macchina del papa non è il papa a guidare, ma al posto del sedile di dietro nella sua macchina vi è un trono ove egli prende posto ogni qual volta c’è da sconfiggere un cattivo, ah no quello è Batman, pardon!
Ad ogni modo in tutte le macchine, sia in quelle d’epoca che in quelle più moderne, dietro c’è un trono di broccato rosso tutto ricamato in oro.
Un’altra cosa davvero inspiegabile è che la maggior parte delle auto collezionate nel tempo siano di un solo papa, Pio XI, tutte donate a lui. Una donata dalla Mercedes, una dalla Citroen, una dalla Fiat,ecc ecc.  Forse era un appassionato di motori, un pilota divino. Per lui fu addirittura inventato il famoso detto: Dio e motori, gioia e dolori!




lunedì 7 gennaio 2013

The dark side of the moon


Il mio buon proposito per l’anno nuovo è soltanto uno, avere solo cattivi propositi.
Decido coscientemente di coltivare il mio lato oscuro, di non privarmi di niente, di dedicarmi con più impegno al vizio e alla dissolutezza, di vedere le cose sempre dal punto di vista meno considerato, di non essere cinica e avvelenata ma soltanto interessata scientificamente agli eventi, di non essere incazzatissima soltanto dentro ma anche fuori, di viaggiare sempre nell'ombra ed essere un’osservatrice invisibile e di conoscere i fantasmi che abitano l’anima delle persone, in poche parole passare dall'altro lato, quello che non si vede.
Ho intenzione di iniziare questa metamorfosi da piccole cose, di partire dal quotidiano e vedere fin dove posso arrivare con questo mio ipotetico nuovo stile di vita.
Numero uno: vorrei non sentirmi in obbligo di lavarmi i denti tutte le sere. Mi lavo i denti prima di andare a letto anche se torno a casa alle 4 del mattino. Mi lavo i denti prima di coricarmi perché altrimenti non riesco a dormire con il peso sulla coscienza di aver dato man forte alle carie e ai batteri di aggredirmi la bocca.
Numero due: fumare una sigaretta alle 11 del mattino. Per una mia questione morale fumo solo dopo le 15, ho optato per questa scelta un sacco di anni fa e non ho mai sgarrato, mai. Considerando che il fumo fa male, cosa mi può accadere se fumo anche una sigaretta la mattina? Non è che l’orario influisce sulla dannosità del fumo!
Numero tre: andare a prendere un aperitivo e mangiare tutto quello che offre il bar compreso un pacchetto di patatine, poi tornare a casa e cenare come se niente fosse. Al contrario delle altre persone se io mangio fuori pasto, non è che mi passa l’appetito e non mangio a tavola, io mangio sempre e comunque. Poi mi vengono dei sensi di colpa grandi come balene nell'oceano e non mi gusto né l’aperitivo, né la cena.
Numero quattro: mi piacerebbe qualche volta far tardi. Non rispettare un orario, dare un appuntamento e presentarmi con una mezz'ora di ritardo, non portare l’orologio, non mettere la sveglia, non essere vincolata al tempo e abbracciare la teoria dei fisici quantistici: il tempo non esiste. Potrei addirittura ampliare la teoria con un nuovo postulato “il tempo è soltanto una spiacevole sensazione”:
Numero cinque: vorrei iniziare una campagna contro questa maledetta “pelofobia” che inquina la modernità. Ma cosa avranno fatto di male i nostri peli tanto da doverli estirpare alla radice in continuazione? Se ci sono ci sarà pur un motivo. Non voglio più depilarmi, questo sarà uno dei pregi di vivere nelloscurità, non mi vedrà nessuno.
Numero sei: per l’anno nuovo ho intenzione di registrare un brevetto: gli slip sia sotto che sopra i collant. Non una sola mutanda col dono dell’ubiquità ovviamente, ma oltre a quella sotto, che sarebbe pure normale indossare, una sopra per evitare il continuo scivolamento verso il basso dei collant. Questa idea vale naturalmente solo per chi come me non riesce a trovare un paio di calze che stanno su manco a pagarle oro. Lo spettacolo delle doppie mutande è agghiacciante, quasi una vergogna da dover confessare, ma a questo punto della mia esistenza ho deciso che non me ne frega proprio niente, evviva la bismutanda.
Numero sette: desidero rubare almeno una volta nella vita, quello che mi piacerebbe rubare è un pacchetto di gommine, oppure uno di caramelle. Questa perversione è nata in me tantissimi anni fa, quando ancora bambina andai dal tabaccaio per comprare una girella di liquirizia e per errore ne presi due (una era attaccata all'altra). Fui percorsa da un brivido di confusione e turbamento, l’unica soluzione era restituire al più presto il corpo del reato. Il mio gesto fu premiato con un semplice grazie e poi  null'altro, il tabaccaio nemmeno mi disse che ero stata una brava bambina. Secondo me, col senno di poi e con l’età, credo che il tabaccaio avrebbe dovuto regalarmi la liquirizia, così facendo non avrebbe piantato in me il seme del crimine.
Numero otto: vorrei rendere partecipe tutta la gente di questa grande nazione che nelle grandi città e nei piccoli paesi esiste una popolazione muta, invisibile, quasi fatta di vapore, che paga puntualmente tutti i mesi, per anni e anni un affitto. Il  più delle volte la cifra in questione è veramente sproporzionata rispetto ai propri guadagni, nonostante tutto chi paga l’affitto non rompe le palle a tutto il mondo con la pretesa di essere compreso e commiserato. Perché allora chi paga l’IMU (quindi proprietario di una casa) deve essere così seccante e fastidioso? Pagare un affitto è come prendere un mucchio di soldi al mese e buttarli nell'immondizia eppure non è che noi che lo facciamo tentiamo il suicidio oppure massacriamo le orecchie degli altri. Non sono mai stata una persona polemica, anzi per niente, però al prossimo che si lamenta dell’IMU offro in cambio il mio affitto.
Numero nove: qualche volta giocherò d’azzardo, comprerò un gratta e vinci, giocherò i numeri al lotto, vuoi vedere che magari vinco qualcosa?
Numero dieci: mi costringerò a fare un soffritto di aglio e cipolla. Non ho mai trovato il coraggio di farlo lo ammetto, è più forte di me, non credo che insieme un aglio e una cipolla abbiano un futuro roseo. Eppure riconosco il fatto che in alcune ricette c’è scritto proprio di fare un soffritto con aglio e cipolla, ma la mia coscienza mi ha sempre impedito di varcare questo nuovo confine culinario.
Signori e signori questo è stato solo un piccolo assaggio del mio nuovo modo di vivere, il tanto temuto lato oscuro, attenzione potrò fare sicuramente di peggio.