lunedì 10 dicembre 2012

Tutto in un giorno


Cronaca velocissima di una giornata molto intensa.
Sveglia, caffè e una passata di aspirapolvere che non fa mai male.
Mi vesto, un altro caffè, faccio partire la prima lavatrice, mi metto il cappotto, infilo i guanti, mi stringo una sciarpa al collo e per ultimo indosso il caso integrale, sarebbe il mio casco invernale e mi stringe così tanto la testa che dopo dieci minuti che lo porto penso di essere diventata scema.
Scendo giù in strada e piove, anzi piove e fa freddo, già mi sono pentita di essere uscita, ma non potevo fare altrimenti. M accende il motorino, salgo dietro e partiamo, destinazione Piazza Vittorio per completare i regali di Natale.
Piazza Vittorio è un posto bellissimo, un intero quartiere dove non incontri un italiano manco a pagamento. È un grande perimetro colonizzato da Indiani, Cinesi, Bengalesi, Africani, Marocchini, Malgasci, arabi e tanta altra gente. Ci sono negozi di ogni genere e tipo: di abbigliamento europeo, abbigliamento asiatico o indiano, negozi di alimentari da tutto il mondo o quasi, negozi di parrucchieri specializzati solo per africani o solo per cinesi, negozi di pietre preziose o il grande magazzino popolare che vende delle antichità assurde.
Ad un lato della piazza, vicino alla stazione termini, si apre il grande mercato coperto. Immaginatevi il nostro classico mercato, ma ad ogni bancarella metteteci una persona di una qualsiasi altra parte del mondo che vende prodotti tipici di quella precisa parte del mondo.
Oggi ho visto per la prima volta in vita mia almeno 5 tipi di verdure assolutamente sconosciute: dei tuberi tipo patate, ma con una buccia simile alla corteccia, dei peperoni così squadrati che sembravano finti, dei ciuffi di bietola  così piccoli che sembravano per gli gnomi, frutti stranissimi tutti bitorzoluti, poi visto sacchi di spezie inimmaginabili e, incredibile ma vero, alla bancarella del pesce giapponese vendevano il pesce gatto. Era pesce gatto, lo giuro, era nero, brutto e con i baffi. Poi ho visto anche altri pesci stranissimi ed enormi, tipo delle carpe, però di sicuro non erano carpe.
Il vociare del mercato era un suono assai piacevole, anche se praticamente sconosciuto. Ognuno parlava la propria lingua e i clienti si muovevano fra le bancarelle come fossero a casa propria, mentre la lingua usata per comunicare fra un’etnia e l’altra finalmente non era l’inglese, ma un italiano strambo e divertentissimo.
Dopo aver quasi del tutto completato la missione “regali di natale” e trovarsi come per magia a Piazza Vittorio non potevamo non mangiare in un ristorante cinese, anche perché in questa parte di città ci sono quelli aperti da più tempo. Sono andata sul grande classico: involtini primavera, ravioli al vapore e spaghetti di soia.
Finito di pranzare abbiamo ripreso il motorino e siamo tornati a casa.
A casa ho steso la lavatrice di prima e ne ho fatta partire un’altra, ho stirato le lenzuola, ho spolverato un po’ qua e un po’ là, mi sono rimessa il cappotto sono scesa a fare la spesa e poi sono ritornata a casa, ho sistemato la spesa, mentre sistemavo la spesa ne ho approfittato per dare una pulita al frigo e pure alla dispensa, ho fatto un caffè ho acceso il pc per iniziare a scrivere il post di oggi,  mi sono seduta sul divano e nel giro di 10 secondi mi sono addormentata.

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