lunedì 12 novembre 2012

2012


Mercoledì mattina sono andata in banca a fare un versamento. Nella banca dove vado sempre ci sono solo due cassieri, uno che è mio amico, è un signore molto singolare. È sempre abbronzato, anche a dicembre, è sempre di buon umore ed è sempre molto gentile. Al collo porta delle collanine tutte colorate e una volta mi è anche capitato di vederlo in piedi ed ho scoperto che nella parte superiore del corpo portava la giacca e la cravatta ma dalla cintola in giù, in altre parole la parte che non si vede mai perché sta sempre seduto dietro il suo gabbiotto, indossava un paio di jeans sdruciti e dei stivali a punta, tipo quelli dei cow boy. Quando capito con lui non mi fa mai compilare il cedolino perché lo fa al posto mio e inoltre ricorda sempre il numero della mia filiale, poi quando vado via mi sorride con gentilezza e mi augura una buona giornata.
L’altra cassiera invece è una delle dieci piaghe d’Egitto, la punizione divina del mondo dell’economia. Tutti la temono (i clienti intendo) mentre i suoi colleghi la osservano con stupore e biasimo. 
L’anno scorso mi è capitato di dover tornare in banca con un mezzo infarto perché lei aveva sbagliato il numero della mia filiale così i miei soldi erano finiti sul conto di un signore arabo residente a Milano.
Ad ogni modo, mercoledì mattina il mio amico cassiere era fuori a prendere il caffè, così sono capitata sotto le  grinfie della cassiera infame.
 Mi siedo, dico buongiorno e non alcuna ricevo risposta, dico di dover fare un versamento, lei mi passa il cedolino e mi abbandona. Io odio i cedolini, secondo me sono fatti malissimo, non ci capisco mai niente, è tutto pieno di quadratini, virgole, doppi zeri, ancora quadratini e dei numeri piccolissimi. L’ho compilato alla meno peggio, facendo anche qualche scarabocchio per correggere degli errori infine le chiedo gentilmente se può fare lei le addizioni delle varie cifre. Lo so che non servono a un cazzo le addizioni sul quel benedetto foglietto, lo so che conta solo quello che versi, so tutto questo, però per evitare di riscrivere tutto perché ho sbagliato un’addizione e perché lei ha l’elasticità mentale di un tarlo in un vecchio comò, preferisco farle bene. Così senza nemmeno guardarmi mi passa una calcolatrice e ritorna a fare quello che stava facendo, ovviamente non so cosa.
Concluso questo compito di matematica le ripasso la calcolatrice e anche il cedolino perfettamente compilato.
Ma ovviamente il  cedolino non era perfettamente compilato, mancava la data.
Mi ripassa il foglietto e dice con una voce gracchiante “qui manca la data, vede?”
Ma porcaccia miseria, che cose le costava mettere la data al posto mio?
Con tutta calma mi faccio ridare la penna, riprendo quel dannato foglietto e scrivo prima il giorno che era il 7, poi il mese che era l'11 e incredibile ma vero, non mi ricordavo l’anno!
Mi sono guardata intorno alla ricerca di un calendario, ma sulla mia testa ho visto solo un piccolo orologio a led che indicava il giorno e l’ora. Oh mio dio, cosa mi stava succedendo? Mi sono fermata un secondo a riflettere sullo shock appena avuto e poi mi sono detta “non posso chiedere in che anno siamo, farei una mega figura di merda, sono anche palesemente troppo giovane per sembrare una donna con la demenza senile, ma che cavolo mi succede?” Ero completamente nel pallone, non riuscivo più a ragionare, avevo lo sguardo e la punta della penna fissi sul foglio, ero abbastanza paralizzata.
Nonostante la mia mano fosse immobile la mia mente continuava a lavorare su di un ragionamento piuttosto complicato: “eppure scrivo la data tutti i giorni, com'è che ora non mi viene? Vuoi vedere che siccome la scrivo sempre di sera, quando faccio i conti di fine giornata, il mio cervello la ricorda solo quando non c’è più il sole? Ma in che cazzo di anno siamo?”
Non capisco ancora il perché, ma la mia mano sciolta da vincoli mentali ha iniziato a scrivere 1912, ma il mio cervello incredulo diceva “ ma se nel 1915 è iniziata la prima guerra mondiale come fai a dire che siamo nel 1912?” allora la mia mano piuttosto contrariata ha corretto ed ha scritto 1290, ma il mio cervello ha replicato “l’America è stata scoperta nel 1492 e tu scrivi che siamo alla fine del 1200, e poi non ti sembra piuttosto strano continuare a scrivere la data con un UNO davanti, non ti ricordi che hai smesso di scrivere quell'uno circa 13 anni fa?”
Ero finita in un tunnel buissimo e non ne vedevo più la luce.
Poi come d’incanto la voce gracchiante della cassiera mi distoglie da quel turbinio di numeri e ricordi e dice “beh, quanto ci vuole per scrivere la data?”
Con piglio e decisione riprendo possesso della mano, della penna e della testa e con convinzione scrivo “21912”, restituisco il foglietto e dico “ecco fatto!”.





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