lunedì 2 luglio 2012

I veri danni del caldo


Perché il caldo fa più danni alla psiche del freddo?
Perché ci sono più pazzi in giro in una caldissima giornata afosa, che in una glaciale d’inverno? Eppure le condizioni estreme (qualsiasi esse siano) creano danni incalcolabili all’animo delle persone, ma del perché facciano più danni d’estate che d’inverno non ci è dato saperlo.
Qualche luminosa e torrida mattinata fa, mentre ero con mia sorella intenta a fare non ricordo cosa, entrò in negozio una giovane donna dalla dubbia igiene personale, circondata da un’aura di mistero e di puzzo nauseabondo.
Con aria concitata guardò mia sorella dritto in faccia e le disse “voglio tutto”, quella povera sventurata di mia sorella alla quale avevo volontariamente e con un certa soddisfazione lasciato in mano la patata bollente, immaginando trattarsi di persona sana di mente (la cliente) rispose “certo, sono a sua disposizione”.
Dopo più di mezz’ora e con il negozio tutto sotto sopra e anche piuttosto puzzolente incrociai il di lei sguardo (quello della mia consanguinea) pieno di pietà e di afflizione, ella cercava da me un cenno di comprensione e di mutuo soccorso, ma l’unica cosa che trovò nei miei occhi fu uno  sguardo diabolico e ferino che palesemente recitava “cazzi tuoi”.
Più il tempo passava e più i modi della pseudo cliente si facevano violenti e bruschi, fino a quando, vedendo mia sorella annaspare nelle acque della follia, mi sentii in obbligo di intervenire pronunciando alla donna  testuali parole “hai preso troppa roba e tu non hai nemmeno una borsa dove tenere il portafogli, deduco che tu non abbia nemmeno una lira”.  Lei con l’aria innocente di chi è appena stato scoperto a rubare una mela da un albero disse “lo so, infatti io prendo tutto e lo porto a casa, poi domani verranno LORO e pagheranno tutto”. Con tutta sincerità dopo una risposta del genere anche quel minimo di incazzatura che avevo così come era venuta se ne era andata, dopo tutto questa era l’unico responso che proprio non mi aspettavo. Con calma e gentilezza le dissi “invece io ti dico una cosa: lascia tutto qui, mandi LORO a pagare e poi gli darò tutta la tua roba”. Abbastanza convinta la donna lasciò il negozio e fra noi pensammo “ok, incidente chiuso”.
Nonostante tutto, la domanda che ci facemmo per l’intera giornata e che per poco non ci fece sanguinare le meningi fu “ma chi cavolo sono LORO?”
La mattina seguente, ormai dimenticato o quasi l’accaduto, la donna si ripresentò al nostro cospetto. “Oddio è tornata” questo fu il nostro primo pensiero, poi in uno stato di semi transverberazione ella disse “sono per caso venuti LORO?”
“No, mi dispiace, ma LORO non si sono fatti vedere”, dissi con aria affabile e lei “Ma che strano, eppure gliel’ho detto, ma non sono nemmeno passati al negozio affianco, nemmeno al supermercato, né dal parrucchiere, né tanto meno alla profumeria” “ Ma che strano” dissi anche io, cercando di essere il più convincente possibile, poi tutta sconsolata se ne andò.
Era stata in tutti i negozi del quartiere, magra consolazione, ma come si dice: mal comune mezzo gaudio.

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