lunedì 23 aprile 2012

New York, New York


Sarà la primavera, sarà il polline geneticamente modificato che pervade l’etere, sarà quel che sarà, ma si respira aria di follia!
Qualche giorno fa ho fatto un salto al famoso negozio di reggi seni, mutande e calzini, che non so perché è sempre strapieno di gente(anzi, lo so, le donne, anche in periodo di crisi possono fare a meno di tutto tranne che delle mutande) ho assistito ad una scena veramente triste.  La commessa aveva palesi problemi con il pc del negozio, la signora di fronte, dopo aver terminato una telefonata assurda con sua madre, dove l’argomento principale era l’uncinetto, le dice “si muova per piacere, non perda tempo, ho tante cose da fare, dai”. Sono rimasta a bocca  aperta, mentre la ragazza dall’altra parte della cassa diventava paonazza dalla rabbia e dal dispiacere che cercava di giustificare una situazione ovvia: il pc non funzionava! La scena si è conclusa pochi minuti dopo con la signora che finalmente è riuscita a pagare ed è andata via,  chissà quali impegni inderogabili aveva, forse un meeting sull’uncinetto moderno, oppure una lezione sulla storia dello slip dalle origini al novecento.
Quando mi sono ritrovata da sola con la commessa, le ho consigliato di esternare al più presto quello che aveva dentro, erano solo le 11 del mattino ed arrivare fino a sera con quel peso sullo stomaco sarebbe stato impossibile, così ne è uscito un super “ma vaffanculo” liberatorio e riparatore.
In generale esiste una sola regola che tutti dovrebbero rispettare, molto semplice da ricordare e che permette di vivere una vita serena e in armonia con il mondo:
non rompere i coglioni alla gente che lavora.
Si risvegliano a primavera anche i viaggiatori, gli esterofili, quelli che hanno la convinzione che “l’estero” (nessun luogo preciso)  sia molto meglio dell’Italia, anzi tutto il mondo è meglio dell’Italia, anche nei paesi del terzo mondo si sta meglio che qua. Queste poi sono le stesse persone che non si stupiscono davanti a nulla e se se si stupiscono lo fanno di nascosto, altrimenti non potrebbero dire la loro frase preferita “questa cosa l’ho già vista a Tokio!”. Così, un piovoso pomeriggio di questa settimana, mentre mi occupavo di cose tipicamente italiane, tipo spolverare, mettere a posto, fare dei conti (cose che se dette in inglese fanno tutt’altro effetto -  sprinkle, put away, counting), è entrata una signora milanese piena di charme  e “sintomatico mistero”.
“salve, è molto bello questo negozio, sembra proprio un negozio che ho visto l’altra settimana a New York, dove vendono sia abiti che oggetti per la casa, è fatto sullo stesso stile di quel negozio vero?”
“mi dispiace signora, a dire il vero non sono mai stata a New York”
“NON è MAI STATA A NEW YORKKKK??? beh, forse mi sbaglio, effettivamente non è proprio uguale, arrivederci!”
Se avessi detto che il negozio era uguale a quello di New York ed anziché  chiamarlo negozio lo avessi chiamato Concept store, forse la signora avrebbe acquistato qualcosa convinta di sentirsi ovunque ma non  a Roma, palesando invece  la mia  mediocre italianità credo di aver perso una potenziale cliente. Me ne farò una ragione. 

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