lunedì 5 marzo 2012


Primo capitolo
LA FINE DI UN TRASLOCO
Questa settimana non so davvero da dove cominciare, sono ormai 15 minuti che guardo lo schermo e con le dita digito tasti a caso. La cosa migliore è fare un po’ d’ordine mentale, poi prendere quest’ordine metterlo da parte ed iniziare a scrivere senza alcun criterio, come faccio sempre.
Sono seduta alla mia nuova postazione blog, nella nuova cucina, su un tavolino posto sotto una finestra che si affaccia sul terrazzo, un posto bellissimo e che mi distrae non poco, scrivo meglio se sono in condizioni poco ottimali.
La nuova casa viaggia già a pieno regime, sembra che stiamo qui da anni e non da una sola settimana. Manca solo qualche particolare, tipo le tende, anche se non è che siano così importanti, la maggior parte delle finestre danno sul terrazzo. Stamattina ho rispolverato la macchia da cucire ed ho cercato di non sfregiare in modo definitivo le tende che già avevo, così quando M torna monta i bastoni in camera da letto e finiremo di studiarci a distanza con i dirimpettai. Il trasloco è andato benissimo, molto meglio di quanto mi aspettassi, addirittura mio fratello che pesa come una zanzare non si è rotto nessun arto trasportando anche cose pesanti. Ma la figura di maggiore spicco ed importanza è stata senza dubbio quella di “Valentino il traslocatore” che oltre a riempire il camion usando la tecnica del TETRIS si è pure caricato il mio divano sulle spalle portandolo da solo fino al quinto piano fumando una Marlboro dopo l’altra, mentre M, mio cognato e gli altri lo guardavano con commozione e grande rispetto. Ad ogni modo anche il capitolo “cambio casa” si è quasi concluso, manca solo un piccolo particolare, ovvero la restituzione del deposito cauzionale della mia ex proprietaria di casa, oggi saprò come si risolverà, ma qualcosa mi dice che dovrò incazzarmi seriamente e non ne ho voglia, incazzarmi mi rende nervosa!
Secondo capitolo
QUESTIONE DI TAGLIE
È tutto l’inverno che combatto con il nuovo schema delle taglie europee, dove la nostra taglia italiana equivale a 6 cifre di più rispetto a quella europea. Per esempio: una 42 italiana nel sistema europeo diventa una 36, quindi basta aggiungere 6 cifre alla taglia che si vede sul cartellino e si avrà così la propria taglia. Vi sembra una cosa difficile? Sappiate che è una cosa impossibile, sarà che le donne non hanno alcuna attinenza con le cifre, ma pure fare un’addizione così semplice sembra impossibile. Ogni volta che dico che basta aggiungere sei cifre sembra che ho chiesto di calcolare la radice quadrata di x, dividerla per il coseno di y, calcolare il raggio per 3,14 e fine disegnare la tangente su un asse cartesiano.
La mia frase di rito da mesi e mesi a questa parte è “queste sono le nuove taglie europee, alle taglie che vedete esposte OVUNQUE basta che aggiungiate 6 cifre” la ripeto 245 volte al giorno a chiunque, la ripeto anche ai clienti che vengono un giorno si e uno no, la ripeto in continuo pure a mia sorella, insomma è una persecuzione, ma nonostante tutto ecco alcune domande da un milione di dollari che mi fanno non appena ho concluso la mia vomitevole e odiosa cantilena:
  1. Ma se io sono una 44, cosa dovrò provare, una 39 una 50? (fantasie di numeri).
  2. Quindi sono taglie francesi? (come se solo la Francia fosse in Europa).
  3. Oddio, ma qui c’è scritto 36, ma è un negozio per bambini (cliente che non ha ascoltato una sola parola del mio discorso).
  4. Quindi sono taglie americane? (confusione geografica).
  5. Ma se una 38 è una 44, io che taglia sarò? (confusione algebrica).
  6. Ok , ho capito tutto, allora mi darebbe una 46? E dopo un secondo “ deve essersi sbagliata mi ha dato una 40” (demenza totale).
Terzo ed ultimo capitolo
L’EPILOGO DEL DEPOSITO CAUZIONALE
Sono appena tornata dall’appuntamento con l’ex padrona di casa che si è risolto esattamente come mi aspettavo: non aveva i miei soldi!
Nel silenzio imbarazzante di una casa ormai vuota ho posto la fatidica domanda: “allora li hai i miei soldi?” sempre in quella sgradevole quiete lei mi ha risposto “no non ce l’ho!” e poi ha iniziato a squillare il suo cellulare con una suoneria troppo cretina, una tarantella. Che situazione incredibile, tutta la gravità della circostanza distrutta da una tarantella, M non sapeva dove guardare, io ero incredula e lei come se niente fosse ha risposto al telefono: “aò, sto qua, mo scenno”. Ha detto che i soldi a fine mese me li renderà, trallalerulerulà!

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