lunedì 19 marzo 2012


L’altra notte mi giravo e rigiravo nel letto ma non riuscivo proprio a riprendere sonno. Avevo mille pensieri che mi tenevano in costante tensione, non che fossero cose importanti, però il cervello lavorava come una raffineria. Per prima cosa pensavo al fatto che ancora non sono riuscita a trovare un posto decente dove fare la spesa. Nell’altro quartiere in un solo supermercato ed una sola volta a settimana riuscivo a comprare tutto il necessario, qui invece ancora non ho capito come fare. In un negozio vendono buona verdura, in un altro buona carne, in un altro ancora i formaggi, alla fine devo fare mille giri e non concludo mai nulla. Io odio fare la spesa, mi rompo troppo le scatole, mi sembra una gran perdita di tempo, fatto sta che da due settimane faccio la spesa un giorno si e l’altro pure.
Un altro annoso problema della nottata è stato quello dello scaldabagno, devo seguire il consiglio di chi mi dice di lasciarlo sempre acceso, oppure di quelli che mi dicono di spegnerlo per un certo lasso di tempo? Un giorno incontro qualcuno che mi dice di lasciarlo perennemente acceso, il giorno dopo incontro qualcuno che mi dice che lasciarlo sempre acceso è una vera e propria follia. Voi che ne pensate?
 Dallo scaldabagno sono passata al dubbio se la mattina avevo o non avevo messo da parte un abito ad una cliente, anche questa cosa era del tutto inutile perché se non lo avessi fatto avrei potuto tranquillamente farlo il giorno seguente, però la mia testa non ne voleva sapere e continuava a lambiccarsi su questo superfluo particolare.
Poi del tutto inaspettatamente verso le 3 del mattino mi è venuta in mente una cosa super splatter di quando ero piccola e cioè che a una mia cugina avevano conservato in un foglio di giornale il suo cordone ombelicale, lo aveva custodito sua nonna e poi ogni tanto lo tirava fuori da un cassetto e ce lo faceva vedere. Quando ci ho pensato l’altra notte mi è sembrata una cosa raccapricciante, soprattutto il fatto di mostrare a dei bambini un pezzo del corpo di qualcuno, poi però il ricordo dell’emozione di quei momenti ha cancellato tutto e a dire il vero il cordone ombelicale non faceva nemmeno così schifo, sembrava un lombrico morto rinsecchito. A seguito di questo ricordo mi sono  venute in mente altre persone che hanno conservato proprie parti del corpo come trofeo o come reliquie da mostrare alla gente.
 Un’altra mia cugina, dopo essere stata operata di appendicite, teneva in bella mostra sul suo comodino una boccettina contenete il suo ex pezzettino di intestino sotto spirito e lo mostrava a tutti come  un cacciatore mostra la sua preda. L’appendice di mia cugina sembrava un gamberetto in salamoia e la boccettina che la conteneva era sempre calda, non so se fosse a causa dell’alcol o perché  l’aveva sempre qualcuno in mano.
Indimenticabili poi i miei coinquilini di tanti anni fa. Erano una coppia talmente strana che ancora dopo anni non mi capacito di come abbia fatto a viverci insieme. Come prima cosa c’è da dire che erano acerrimi nemici di ogni forma di pulizia, potevano non lavare i piatti per giorni e giorni e per il resto è meglio che non parli, il cordone ombelicale e l’appendice delle mie cugine a confronto sono niente.
Una sera tornai a casa molto tardi e per non disturbare decisi di non accendere le luci nel corridoio, così lentamente nel buio mi feci strada verso la mia stanza. Proprio di fronte alla mia porta notai qualcosa di strano, un cono di luce fioca illuminava qualcosa sul pavimento. Non riuscivo a capire cosa fosse, poi iniziai ad intravedere la sagoma informe di qualcosa di peloso. La prima cosa che pensai fu “cazzo, un topo morto in corridoio”, presa dal terrore tastai il muro alla ricerca di un interruttore e poi luce fu. Non era un topo quello a terra, era un mucchio di capelli tagliati. Il mattino seguente il mucchio era ancora lì, tornai da lavoro ed era ancora lì, fin quando incontrai lei e le chiesi di chi fossero quei capelli. Lei candidamente mi rispose che li aveva tagliati al fidanzato mi fece un sorriso e se ne andò in camera sua. Il mucchio di capelli rimase lì a terra per 4 giorni, fino a che presa dallo sconforto li buttai io.

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