lunedì 9 gennaio 2012

Tradizioni popolari

Tanto tempo fa in un paese piccolo piccolo, abbarbicato su un monte si ergeva un convento abitato da monache e monaci.
La vita procedeva tranquilla, ognuno si occupava delle proprie mansioni e il tempo passava lento e sereno. Nulla sembrava poter alterare quell’equilibrio perfetto, ogni cosa filava liscia come l’olio e regnava in quel posto così laborioso tanto amore e tanta pace.  Ma come sempre accade in tutte le storie che iniziano in modo troppo quieto, il tocco della nera sorte non tardò a farsi sentire.
Chi ci mise lo zampino fu ovviamente il demonio, che trovando la convivenza dei monaci e delle monache una cosa troppo noiosa, durante la quale non accadeva mai nulla di peccaminoso e divertente, decise di insinuarsi tra di loro sotto forma di Passione. Il sortilegio fu lanciato e due mal capitati del convento furono colpiti da una passione, un tormento, una bramosia, una cupidigia che mai in vita loro avevano conosciuto.
All’inizio cercavano mille modi per incontrarsi furtivamente, nei boschi circostanti, sulle scogliere, in cima alle montagne, ma un giorno furono scoperti e tutto precipitò nella tragedia più scura.   La voce ben presto arrivò in paese e tutti i cittadini di comune accordo decisero di dar fuoco al convento poiché quel luogo sacro ormai era diventato un coacervo del male e dell’impurità. Molti monaci e monache scapparono lontano, altri abbandonarono l’abito e di altri ancora si persero le tracce. Gli unici a restare furono i due disgraziati amanti che come due reietti non abbandonarono il convento, anzi si lasciarono morire fra le fiamme, tanta era la loro vergogna. Ma il demonio ancora non era contento, il divertimento era durato troppo poco e così ebbe un’idea sfavillante: trasformò il monaco e la monaca in due bisce nere, per sempre desiderose di posti caldi e arsi dal fuoco o dal sole cocente, per riscaldare i loro corpi dal sangue ormai freddo.
Di tempo ne passò parecchio, ma i paesani non dimenticarono mai il fattaccio, da allora ogni volta che qualcuno andava in giro per i boschi o in posti isolati e vedeva due bisce nere accoppiarsi, doveva strillare a gran voce “zio monaco e zia monaca” per scatenare l’ira delle due bestiole, colpite dallo scherno delle persone. 
La storia potrebbe finire qui, se non fosse per un caso assai raro che si verificò l’altro anno qui, proprio dietro casa mia,  dove il protagonista fu mio cugino.
Egli, mentre cazzeggiava in sella ad un motorino tutto sgangherato su un sentiero roccioso dietro la mia dimora, vide con occhi di falco due bisce nere avviluppate l’una all’altra. Cosa pensò di fare il mio curioso cugino? Ovviamente, grazie ad uno slancio antropologico e coraggioso, spense il motorino e si mise ad urlare la famosa frase della leggenda paesana: “zio monaco e zia monaca”. In un sol momento le due bisce da unite che erano si districarono  e iniziarono a strisciare velocissime verso di lui, che morto di paura accese il velocipede e corse via. Egli giurò di aver visto dallo specchietto retrovisore le due bisce corrergli dietro per molto tempo e di essere arrivato a casa abbastanza sconvolto.
Affinché una favola finisca nel modo corretto è necessario trarre delle conclusioni, degli insegnamenti da applicare nella vita di tutti i giorni.
La morale della storia è questa: non “sfottere” due animali mentre fanno sesso, perché se lo facessero a te, la cosa ti darebbe piuttosto fastidio. 



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