lunedì 21 novembre 2011


Mi chiedo se un giorno o l’altro smetterò di innamorarmi come una quindicenne di ogni commissario o sbirro un po’ maledetto protagonista di tutti i gialli che leggo.
Tutto iniziò alla fine degli anni novanta quando lessi il primo Montalbano, quando la serie televisiva ancora non c’era e non potevo essere  traviata dall’ avvenenza di Zingaretti. Montalbano mi stregò all’istante e credo di aver letto in pochi mesi tutto lo scibile della sua antologia, sia certamente per le storie molto avvincenti e gli intrighi magistrali dei vari casi, ma soprattutto per il fascino di quel bel siculo tenebroso.
Poi c’è stato il periodo dell’Alligatore, originalissimo detective privato nato dalla penna di Carlotto. Con l’alligatore ho immaginato di bere litri e litri di Calvados e fumare centomila sigarette chiacchierando di musica oppure delle sue avventure nel ricco nord est italiano. Anche in quel caso non ho potuto fare a meno di conoscere tutte le sue peripezie e sperare costantemente che Carlotto non gli trovasse una donna da mettergli al fianco, altrimenti mi sarei troppo depressa.
Naturalmente è toccato anche a Duca Lamberti (di Scerbanenco) entrare a far parte dei miei sogni romantici di adolescente cristallizzata, anche se era forse un po’ attempato, ma vabbè, queste sono solo quisquiglie!   
Questa estate per un mese intero sono stata al fianco dell’antropologo forense David Hunter (di Simon Beckett): bello, depresso e molto inglese. Pur di seguirlo sono passata sopra a cadaveri putrefatti, mosche carnaie e vermi striscianti, ma sapete come si dice “per amore faccio questo ed altro!”
Da non dimenticare poi la mia cotta per il Gorilla di Sandrone Dazzieri, che secondo me non era bello bellissimo in modo assurdo come glia altri citati sopra, ma aveva il suo perché grazie al suo problemino psichiatrico che lo rendeva molto ma molto inquietante.
Ma perché ho voluto fare questo elenco dei miei improbabili innamoramenti letterari? Perché mi è successo ancora! Tutto è cominciato due sere fa, quando ho preso un libro consigliatomi questa estate da zia Bice ma non ancora sfiorato. Si tratta di un nuovo commissario, Alfredo Ricciardi, già dalle prime pagine bellissimo (il commissario ovviamente) e pieno di fascino, già pieno di turbe psichiche, ricco di sfumature, con un modo di fare da far perdere la testa, insomma come posso non innamorarmi per l’ennesima volta?
Di sicuro  è successo anche a voi, che almeno una volta nella vita vi siete invaghiti di un personaggio che manco sapete com'è fatto, che ve lo siete immaginato benissimo, oppure che è rimasto una figura sfocata ma con delle caratteristiche che solo voi riconoscete, che non vedete l’ora di andare sotto il piumone e con le manine ghiacciate tenere il vostro libro per riprendere da dove avete lasciato.
D’obbligo a questo punto dirvi il titolo del libro e l’autore: “Il senso del dolore” di Maurizio De Givanni.






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