lunedì 24 ottobre 2011


L’odore acre della buccia, lo schizzetto dritto nell’occhio mentre lo apri e le mani giallastre, di cosa sto parlando se non di mandarini?
Mangiare i mandarini per me è come fare un salto nel passato, mi fa sentire bambina e mi fa ricordare una serie di cose totalmente inutili ma molto piacevoli. Per esempio: dopo pranzo quando tornavo da scuola potevo restare davanti al camino a mangiare chili e chili di mandarini pur di non andare a lavare i piatti. Oppure quando andavo a  giocare nel bosco me ne  infilavo in tasca 4 o 5  e mentre mangiavo dietro di me lasciavo una scia inconfondibile di bucce come se fossi stata Pollicino. Per non parlare poi dell’albero secolare di mandarini che stava dietro casa di mia zia che ogni mandarino conteneva un numero minimo di 3,546 nocciolini e per mangiarlo non facevi altro che sputacchiare ovunque.
Ma la cosa migliore che c’era era andare a rubarli sull'albero della proprietà del signor Pincopallino (il nome è fittizio, si capiva?). Io, mia sorella e le mie cugine, veloci come delle lepri, riempivamo i maglioncini di frutti e poi come delle furie correvamo verso casa, ma la cosa più divertente sapete qual’era? Era che il signor Pincopallino non abitava in quella casa mai se non nel mese di agosto, ma l’ebbrezza del rischio era più forte di noi, metti che qualcuno avvistava 4 ladre di un metro ciascuna e chiamava il signor Pincopallino a Roma e gli diceva che gli rubavamo i mandarini? Era un rischio che proprio non si poteva correre.
Certe volte poi mamma nella calza della befana oltre a farci trovare i classici dolciumi e un pezzetto di carbone, ci metteva pure un paio di mandarini. Le ipotesi del ritrovamento erano queste: la befana ci sta dicendo che dobbiamo assumere più vitamina C; la calza era troppo grossa allora per riempirla meglio ci ha messo pure i mandarini; la befana è ghiotta di mandarini e vuole condividere la sua passione con noi; questi mandarini sono magici perché ce li ha dati la befana. Penso che se un bimbo di oggi trovasse un mandarino nella sua calza gli potrebbe venire un colpo apoplettico.
E come ultima cosa non posso non ricordare l’inconfondibile aroma notturno delle bucce che sfrigolavano sulla brace ardente del fuoco, ora mi commuovo!
Mentre scrivo sono arrivata a quota sei mandarini,  c’è da dire che nessun altro frutto sortisce questo effetto sulla mia psiche, chissà perché.

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