lunedì 3 ottobre 2011


Stamattina mentre ero sulla spiaggia di Cersuta la mia amica Ana mi fa una richiesta esplicita, senza mezzi termini mi chiede di poter rileggere un mio vecchio racconto che secondo me è senza né capo né coda. Ad ogni modo ho deciso di accontentarla perché rendere felice un’amica è la cosa più bella che ci sia.
Amici ed amiche, a grande richiesta ecco la versione riveduta e corretta de:

LA STRANA COPPIA

È da circa un mese che escogito un piano per ammazzarti, anche se credo che alla fine farò alla cazzo di cane; le cose fatte senza preparazione, senza un progetto troppo preciso riescono sempre meglio.
La mattina ci svegliamo nello stesso letto ed anche alla stessa ora, quasi alla stessa ora, ultimamente io ti precedo di qualche minuto così posso guardarti mentre dormi immaginando  che tu sia morto, e penso che se fossi morto saresti bellissimo. Invece poi ti svegli e questo meraviglioso sogno mattutino si infrange immediatamente. Ti alzi dal letto tutto assonnato e mi auguro che  almeno tu sbatta contro uno spigolo e ti ferisca in modo più o meno grave, poi al resto ci penserei io. Arrivi incolume in bagno e a quel punto dovrei un giorno forse scambiare la testina del  tuo spazzolino elettrico con un bisturi e venire a vedere come te la cavi solo dopo 10 minuti, un tempo ragionevole per ferirti la bocca mortalmente.
La prima colazione è un pasto che di solito consumiamo insieme, anche quando mangi mi auguro che tu muoia. Magari ti strozzi con del pane tostato, oppure ti ustioni la trachea con del latte che io personalmente rendo incandescente tutte le mattine; forse potrei avvelenare la marmellata, così improvvisamente ti gonfi come un pallone e poi scoppi, io  resterei lì immobile colta da grande stupore per poter vedere la tua bella faccia che si contorce atrocemente.
Poi usciamo di casa entrambi, io prendo il motorino tu la macchina. Aspetto sempre che tu accenda il motore, illudendomi che un’anima pia abbia caricato l’auto di esplosivo al posto mio (tanto per farmi una gentilezza), così con un fragoroso botto te ne vai al creatore. In questo caso però mi dispiacerebbe un sacco non poter vedere né il tuo bel corpo morto né l’espressione del tuo volto che ingenuamente mi chiede aiuto.
Il tuo lavoro è così piatto che in confronto a te un barman è come un soldato in Vietnam, il peggior rischio che puoi correre tu è quello di avere la tua fottutissima Mont-Blanc senza inchiostro.
Quando non ti vedo tutto il giorno ho sempre un grande desiderio: che un tuo collega, dopo una eventuale seduta spiritica, venga  posseduto dal demonio più stronzo degli inferi, che entri nel tuo ufficio e ti conficchi  quel merdosissimo set di cancelleria che ti ho regalato per Natale  su tutta la superficie del tuo corpo aiutandosi ovviamente con una lama affilata.
Oppure immagino anche, che mentre la tua segretaria ti fa quello che solitamente fanno le segretarie sotto la scrivania, sia colta da un attacco epilettico e (mirabile visione) vedere il tuo putrido sangue che imbratta tutte le pareti, i libri, l’impianto stereo, i quadri, i documenti importanti e tutto il resto, peccato che la tua segretaria è l’unica donna fedele al marito su questo pianeta.
Rincaso sempre prima io di te e fino all’ultimo spero di non rivederti più, spero di non sentire la tua macchina nel vialetto, spero di non avvertire il rumore delle tue chiavi nella toppa, spero di non sentire la tua cazzo di voce che mi dice “tesoro sono a casa”, spero che il primo passo che muovi nel soggiorno sia l’ultimo, spero che un infarto ti colga ti sorpresa, spero questo e tanto altro ancora, ma invece non succede nulla di tutto ciò. Vieni verso di me, mi baci e io inavvertitamente penso che tu sia bellissimo, anzi sicuramente l’uomo più bello che abbia mai visto, però voglio vederti morto, e giuro che un giorno o l’altro riuscirò ad ucciderti.


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