lunedì 19 settembre 2011


Esistono mille e uno (si fa per dire) quisquilie che possono aprire le porte della percezione e farci scivolare giù nel mondo delle “leggere incazzature”. Queste ultime in un modo o in un altro riescono ad incrinare la gioia e la spensieratezza di un’intera giornata, per giungere a ciò non è assolutamente necessario assumere alcun tipo di  acidi o surrogati vari, basta un poco di sfiga e la pillola va giù.
Partirei da “la pellicina maledetta”, quella che se la strappo coi denti in mattinata  poi verso il pomeriggio ho un dito gonfio e rosso come una ciliegia e non fa altro che pulsare e bruciare in un modo pazzesco. Non mi arrendo mai all’evidenza di doverla lasciare in pace per cui armata di forbicine o altri arnesi taglienti mi avvicino all’amputazione del dito senza riscuotere alcun successo.
Immancabile è “il chicco di pasta lavico”, quello che prendo con il mestolo in modo sportivo e vado ad assaggiarlo per sapere se posso  scolare la pasta e in un batti baleno ho la lingua felpata e inutilizzabile per tutto il resto del giorno.
Non posso omettere “un regalo da 5 euro fatto da 15 persone”, tale regalo deve avere queste prerogative: bello, accattivante, prezioso, grande, utile, simpatico e non deve sembrare un oggetto da 5 euro.
Grande classico “incidente col mignolo del piede”, che succede sempre quando credo di camminare nel deserto del Sahara, quando sono convinta di non avere nessun mobile più vicino di 129 metri ecco che capita l’assurdo: prima un rumore sordo e poi un dolore mai provato in questa vita. Non bastano le lacrime, l’improvviso conato di vomito o lo sperato e improvviso aiuto da parte di dio per ristabilire la mia postura, zoppicherò tutto il giorno.
Poi è la volta di “quando vado di fretta il motorino non parte mai”, anche se il meccanico ha ricaricato la batteria due giorni prima e durante la notte nessun raggio catalizzatore ha ingoiato il motorino, ho la certezza che quando devo fare una cosa importantissima la batteria del ciclomotore decide autonomamente di azzerarsi.
Di non poca entità è “ma di chi è questa canzone?” Lo speaker della radio sta per dire il nome del gruppo e poi si perde in un mare di minchiate e dimentica di dirlo, passo una giornata a canticchiare il pezzo a chiunque sperando che qualcuno prima o poi mi illumini e mi dica di chi sia la canzone (cosa che non accade mai poiché sono stonata  e nessuno mi capisce). 
Di grande impatto è “ce l’hai una sigaretta?” che secondo il mio modesto parere se fumi le sigarette te le compri.
Sotto ogni punto di vista molto potente è anche “testata contro il pensile” che più o meno funziona come il mignolo del piede. Quando credo di star fluttuando in una navicella spaziale priva di gravità ecco che con tutta la potenza del mio corpo mi schianto con la testa contro qualcosa...ed è la fine di ogni pensiero razionale, è in quel momento che si prepara la scissione tra la donna e l'animale,  prima un urlo preistorico e poi resto lì come una bestia ferita aspettando che passi il dolore.
E infine per ristabilire l’ordine cosmico di una giornata troppo bella c’è “ l’emicrania improvvisa”, quella che mi viene quando di sicuro la sera mi va di uscire oppure ho gente a cena. Mentre magari torno a casa tutta felice e contenta già sento una sottile linea di dolore che mi parte dalle tempie e che poi in 5 minuti netti mi avvolge tutto il cranio, a quel punto c’è poco da fare, ho bisogno solo di un letto, di silenzio e buio totale… direi una gran bella serata!

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