lunedì 20 giugno 2011



Questo è o è stato per tutti noi il periodo peggiore dell’anno: ci sono gli esami.
O a scuola o all’università giugno è il mese della grande crisi. Di scuola con tutta sincerità ho ricordi molto confusi, dell’esame di maturità ho soltanto ricordi onirici, cioè lo sogno tutte le volte che devo fare qualcosa di importante. Nel mio sogno io sono in aula, con compagni di scuola mai visti e con la prof di inglese che mi dice: Giacomantonio, tu hai fatto troppe assenze, l’esame non lo puoi fare”. Io mi guardo intorno terrorizzata e rispondo “ma come professorè, tutto questo tempo sono stata a Roma all’università e mi sono pure laureata” e lei “non vale niente se non hai fatto l’esame di maturità”. Questa è la versione post laurea, quella di prima era “professorè, ho fatto tanti esami, non è possibile che non mi sono diplomata”. Tuttora mi sveglio così agitata che quasi vorrei chiamare alla segreteria universitaria per sapere se è tutto apposto.
Poi ci sono stati 23 esami dell’università, non li ho fatti tutti a giugno ma i più pesanti sicuramente si. Ci sono stati giorni che ho pianto tutte le mie lacrime, giorni in cui dei mal di pancia funesti mi stroncavano del tutto ed ho avuto anche delle colossali crisi isteriche, insomma non mi sono fatta mancare niente.
(Faccio una pausa che mio fratello mi deve ripetere storia dell’arte).
Comunque l’esame che  più mi ha fatto venire una malattia psichiatrica è stato l’esame di latino. Ho pianto praticamente tutti i giorni per tre mesi, studiavo e piangevo, e più studiavo e più non mi ricordavo niente, finché il fatidico giorno è arrivato. Mi sono seduta alla cattedra con due occhi che sembravo uno zombie, la voce rotta dal pianto ed ho iniziato traducendo un passo di Lucrezio, poi la professoressa mi interrompe e dice “signorina, non la vedo per niente bene, non è che vuole tornare a settembre?”, non mi sarei seduta su quella sedia mai più in vita mia, per cui ho continuato in uno stato di trans e per questo motivo non ricordo niente di ciò che ho detto, solo alla fine quando una voce lontana mi dice “le va bene 26?” mi sono destata,  ho accettato e me ne sono tornata a casa come se avessi vinto 26milioni di euro!
Ricordo con piacere però l’esame di quinta elementare e con grande stupore ho scoperto  che non esiste più. Assieme alla mia maestra avevo preparato un filo diretto che legava tutte le materie, l’unica delusione fu la scoperta che la lana non si ricavava dagli orsi (come avevo creduto per tutta la mia breve vita), bensì dalle pecore, una grande delusione.
Ora come ora ho mio fratello che gira per casa come un pazzo, lui gli esami li ha annuali, per cui li deve fare tutti in questo periodo, però vorrei accompagnarlo all’esame di “incisione” e dire al suo prof che qualsiasi voto decide di dargli ne deve aggiungere altri 5 come i punti che si è dovuto mettere sul dito preparando una lastra per l’esame.
Ecco come è andata: io e M stavamo guardando la tv, erano circa le 11 di sera, quando ad un tratto sentiamo un urlo disumano provenire dalla stanza di mio fratello: AHAHAHAHAHAHAHAHAHHAHHAH!
Arrivò in soggiorno pallido come una mozzarella mentre si teneva stratta una mano dalla quale gocciolava copioso del sangue rubino. M preso dal panico e dall’impressione che gli fa il sangue, si alzò e se ne andò. Dissi a mio fratello di mettere la mano nel lavandino per mostrarmi quello che era successo. Oh santi numi che spettacolo aberrante, una volta tolta la stretta presa il sangue iniziò a zampillare, il taglio sul dito profondissimo fu una visione che il mio stomaco non potette sopportare, ebbi un conato di vomito. Andai in bagno, sniffai un po’ di ammoniaca per riprendermi e mi misi a cercare dei cerotti che guarda caso non c’erano. Tornai in soggiorno e come Rambo strappai un canovaccio, buttai due litri di acqua ossigenata sulla ferita e lo fascia stretto stretto e per tenere il tutto usai il famoso scotch marrone. In tutto ciò non mi ero accorta che mio fratello era praticamente collassato. Acqua e zucchero per lui e per M.
Deciso a non andare al pronto soccorso si mise a letto mentre io ripulivo la scena del crimine, c’era sangue ovunque. Il mattino successivo mi disse che si sentiva bene e che non solo non sentiva dolore, non sentiva più manco il dito. Tolsi la fasciatura e mi accorsi che la punta del dito era nera  e che la ferità iniziò a zampillare nuovamente. Altro collasso, altra acqua e zucchero e infine pronto soccorso e 5 punti di sutura. Come avete potuto capire studiare è rischioso per la mente e per il corpo, concluderei con questa massima “beata l’ignoranza”.
In bocca a lupo a tutti quelli che sono sotto esame!

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