mercoledì 29 giugno 2011


Carissimi,
chiedo venia per questo ritardo quasi ingiustificato. Il quasi sta per il fatto lunedì ero a Maratea a godermi tre giorni di meritato riposo, poi purtroppo ho scoperto che il pc di papà non ha il programma di scrittura e per questo motivo mi è stato impossibile scrivere la mia consueta pagina di cose futili, inutili, bizzarre e senza senso che di solito voi tutti siete abituati a leggere il lunedì sera. Come se non bastasse avete appreso che questo sarà l’ultimo post della stagione e molti di voi non hanno accettato la decisione nel migliore dei modi, chi ha esclamato un terribile “NOOOOOO”, chi ha ribattuto che se è una rubrica settimanale deve essere scritta tutte le settimane, chi ancora ha il timore di non sapere come arrivare ad agosto. Non potete nemmeno immaginare quanto mi abbiano  lusingato i vostri commenti, quanto mi sia sentita fiera di essere stata parte del vostro quotidiano e di aver condiviso con voi le mie settimane, descrivendovi per filo e per segno le mie giornate. Ma state certi che non è finita qui, questa casa è piena di parole, il mio corpo è pieno di parole, anche l’armadio, i pensili della cucina, il bagno, il pavimento, sotto il letto, fra i libri, per non parlare poi della mia testa, ci sono parole ovunque, il mio compito è quello di raccoglierle, sistemarle, curarle e infine crearne delle frasi di senso compiuto che magari facciano fare anche una risata, che di questi tempi non è poco. Con oggi spengo il cervello, sarò un automa fino a fine mese, sulla mia scrivania ho preparato un costume da bagno, l’olio abbronzante e qualche buon libro da leggere, la mia testa è già in ferie. Con i clienti entrerò in modalità sorriso forzato e frasi di circostanza, anzi forse manco quelle, non mi incazzerò più e mi lascerò scivolare addosso tutto quello che mi circonda, ecco perché ho deciso di interrompere momentaneamente il sempredilunedì!
Inizio il conto alla rovescia: meno 5, meno 4, meno3, meno 2, meno 1, click, mi sono spenta.

Ps: una vocina flebile nella mia testa mi dice che ci sarà ancora qualche incursione nelle vostre vite prima di agosto!

lunedì 20 giugno 2011



Questo è o è stato per tutti noi il periodo peggiore dell’anno: ci sono gli esami.
O a scuola o all’università giugno è il mese della grande crisi. Di scuola con tutta sincerità ho ricordi molto confusi, dell’esame di maturità ho soltanto ricordi onirici, cioè lo sogno tutte le volte che devo fare qualcosa di importante. Nel mio sogno io sono in aula, con compagni di scuola mai visti e con la prof di inglese che mi dice: Giacomantonio, tu hai fatto troppe assenze, l’esame non lo puoi fare”. Io mi guardo intorno terrorizzata e rispondo “ma come professorè, tutto questo tempo sono stata a Roma all’università e mi sono pure laureata” e lei “non vale niente se non hai fatto l’esame di maturità”. Questa è la versione post laurea, quella di prima era “professorè, ho fatto tanti esami, non è possibile che non mi sono diplomata”. Tuttora mi sveglio così agitata che quasi vorrei chiamare alla segreteria universitaria per sapere se è tutto apposto.
Poi ci sono stati 23 esami dell’università, non li ho fatti tutti a giugno ma i più pesanti sicuramente si. Ci sono stati giorni che ho pianto tutte le mie lacrime, giorni in cui dei mal di pancia funesti mi stroncavano del tutto ed ho avuto anche delle colossali crisi isteriche, insomma non mi sono fatta mancare niente.
(Faccio una pausa che mio fratello mi deve ripetere storia dell’arte).
Comunque l’esame che  più mi ha fatto venire una malattia psichiatrica è stato l’esame di latino. Ho pianto praticamente tutti i giorni per tre mesi, studiavo e piangevo, e più studiavo e più non mi ricordavo niente, finché il fatidico giorno è arrivato. Mi sono seduta alla cattedra con due occhi che sembravo uno zombie, la voce rotta dal pianto ed ho iniziato traducendo un passo di Lucrezio, poi la professoressa mi interrompe e dice “signorina, non la vedo per niente bene, non è che vuole tornare a settembre?”, non mi sarei seduta su quella sedia mai più in vita mia, per cui ho continuato in uno stato di trans e per questo motivo non ricordo niente di ciò che ho detto, solo alla fine quando una voce lontana mi dice “le va bene 26?” mi sono destata,  ho accettato e me ne sono tornata a casa come se avessi vinto 26milioni di euro!
Ricordo con piacere però l’esame di quinta elementare e con grande stupore ho scoperto  che non esiste più. Assieme alla mia maestra avevo preparato un filo diretto che legava tutte le materie, l’unica delusione fu la scoperta che la lana non si ricavava dagli orsi (come avevo creduto per tutta la mia breve vita), bensì dalle pecore, una grande delusione.
Ora come ora ho mio fratello che gira per casa come un pazzo, lui gli esami li ha annuali, per cui li deve fare tutti in questo periodo, però vorrei accompagnarlo all’esame di “incisione” e dire al suo prof che qualsiasi voto decide di dargli ne deve aggiungere altri 5 come i punti che si è dovuto mettere sul dito preparando una lastra per l’esame.
Ecco come è andata: io e M stavamo guardando la tv, erano circa le 11 di sera, quando ad un tratto sentiamo un urlo disumano provenire dalla stanza di mio fratello: AHAHAHAHAHAHAHAHAHHAHHAH!
Arrivò in soggiorno pallido come una mozzarella mentre si teneva stratta una mano dalla quale gocciolava copioso del sangue rubino. M preso dal panico e dall’impressione che gli fa il sangue, si alzò e se ne andò. Dissi a mio fratello di mettere la mano nel lavandino per mostrarmi quello che era successo. Oh santi numi che spettacolo aberrante, una volta tolta la stretta presa il sangue iniziò a zampillare, il taglio sul dito profondissimo fu una visione che il mio stomaco non potette sopportare, ebbi un conato di vomito. Andai in bagno, sniffai un po’ di ammoniaca per riprendermi e mi misi a cercare dei cerotti che guarda caso non c’erano. Tornai in soggiorno e come Rambo strappai un canovaccio, buttai due litri di acqua ossigenata sulla ferita e lo fascia stretto stretto e per tenere il tutto usai il famoso scotch marrone. In tutto ciò non mi ero accorta che mio fratello era praticamente collassato. Acqua e zucchero per lui e per M.
Deciso a non andare al pronto soccorso si mise a letto mentre io ripulivo la scena del crimine, c’era sangue ovunque. Il mattino successivo mi disse che si sentiva bene e che non solo non sentiva dolore, non sentiva più manco il dito. Tolsi la fasciatura e mi accorsi che la punta del dito era nera  e che la ferità iniziò a zampillare nuovamente. Altro collasso, altra acqua e zucchero e infine pronto soccorso e 5 punti di sutura. Come avete potuto capire studiare è rischioso per la mente e per il corpo, concluderei con questa massima “beata l’ignoranza”.
In bocca a lupo a tutti quelli che sono sotto esame!

lunedì 13 giugno 2011

Immagino che molti di voi in questo momento stiano festeggiando, anche io nel mio piccolo, anche se sono a lavoro, dentro di me sono in tumulto. Quando ritornerò a casa mi stenderò sul divano sorseggiando un bel bicchiere d’acqua rigorosamente del rubinetto, mi considererò molto fortunata di non avere nessuna centrale  nucleare vicino casa e spererò che qualcuno prima o poi vada  in galera; poche certezze per una giovane donna italiana!
Comunque sarei veramente curiosa di vedere la faccia di qualcuno che ha votato NO, avanzo delle ipotesi:
1)      Il mio vicino di casa, brutto e odioso come un sorso di latte guasto che ti rovina la colazione.
2)      Quella cliente che viene a negozio ed è convinta di possedere l’unico apparato sessuale femminile in tutto il cosmo.
3)      Quello stronzone che lascia pisciare tutte le mattine il suo cane sulla mia catena del motorino.
4)      Quella mentecatta che mi ha tamponato.
5)      Quella che nell’autobus qualche mese fa ha finto di non vedere mia sorella palesemente incinta pur di non alzarsi per cederle il posto.
6)      La signora di gran classe che scegliendo un abito da sera ha detto che il mondo è pieno di froscioni e che poi vedendo me piuttosto contrariata ha detto la frase che mi fa più incazzare “guardi che io ho un sacco di amici gay”.
7)      La vecchina che al super mercato piena di spesa che se vede te con una sola pagnotta di pane ti guarda così male che puoi percepire il suo pensiero “non ti farò passare mai avanti”.
Altro  grande avvenimento della settimana è stato l’Europride, al quale ho partecipato in due round. Il primo è stato a piazza della Repubblica, dove c’era la testa del corteo con tutti i carri, una cosa da mozzare il fiato, mai visto tanti colori in vita mia! Erano le tre del pomeriggio e c’erano forse 28 gradi, un caldo eccezionale. Ad un certo punto ho pensato di togliermi almeno una delle due maglie che avevo addosso, senza dubbio dovevo togliere la canottiera, per cui chiedo a mio fratello di accompagnarmi in un posto appartato per potermi spogliare. Al che lui mi dice “ma ti sei accorta di dove siamo, secondo te ti guarda qualcuno se ti cambi qua?” e in effetti aveva ragione, proprio accanto a me c’era un gruppo di ragazze nude con gli indumenti intimi soltanto disegnati sulla pelle. Io per non sentirmi troppo fuori posto sono andata sotto un carro dove c’era una ragazza che buttava al pubblico glitter a forma di stellina, solo allora, tutta argentata mi sono sentita bene.  Dopo sono andata al lavoro, però il mio grande desiderio era di poter ritornare al Circo Massimo a vedere il fiume colorato di gente e pure per vedere la performance della seppur discutibile lady Gaga.
Magari tra 20 anni potrò dire ai miei figli che a quella festa meravigliosa c’ero pure io, con il mio tatuaggio finto di una farfalla coloratissima, di essermi sentita parte integrante del mondo intero, di aver visto delle drag queen così belle da far impallidire anche miss mondo, di averle viste danzare su dei tacchi alti 20 centimetri ed indossare dei costumi da mille e una notte, di aver ballato la musica tecno, di aver cantato una canzone di lady Gaga che manco sapevo,  ecco insomma, C’ERO ANCHE IO!
Amici cari, festeggiamo insieme queste piccole e grandi vittorie!!!



lunedì 6 giugno 2011



“Per cause tecniche oggi il negozio resterà chiuso”, è quello che ho appena affisso sulla porta del negozio perché non ho potuto aprire. Le cause tecniche sarebbero che in realtà non ho le chiavi, cioè le ho, ma sabato sera le ho lasciate sul tavolo del negozio ed ha chiuso mio cognato con le sue. Poi loro (cognato, sorella + bambini) domenica sono partiti alla volta di Genova per andare a vedere l’acquario. Oggi alle 15 e 45 ero d’avanti alla porta del negozio alla disperatissima ricerca delle chiavi nella mia stramaledetta borsa che spesso ingoia tutto il mondo, tranne questa volta che le chiavi non c’erano per davvero. Ovviamente l’altro mazzo in questo momento si trova a Genova nelle tasche di mio cognato che per ovvie ragioni  mi starà odiando con tutto il cuore. Ma tutto è iniziato ieri sera, quando dopo una piacevole serata a San Lorenzo stavamo per andare via e il motorino ha deciso di non partire: morto, muto, immobile. Quindi Alfredo ha dovuto accompagnarmi a casa a prendere il motorino di mio fratello, il quale motorino pure aveva difficoltà nella partenza. Dopo qualche salto mortale sulla pedalina il vigliacco è partito, sono ritornata a San Lorenzo ho caricato M e sono ritornata a casa prendendo tutto il freddo di una serata umidissima di giugno in faccia perché il motorino di mio fratello non ha il parabrezza. Ma se ci penso meglio tutto è cominciato prima, quando dopo una soleggiata ed estiva domenica, il cielo si è coperto tutto d’un tratto ed è iniziato un temporale che manco a febbraio ce ne sono stati così forti. La natura mi diceva proprio di non uscire di casa! Ma se vado ancor di più a ritroso le forze del male stavano lavorando su di me già da metà settimana, quando una stronza mi ha tamponato e il manubrio del motorino mi colpito una coscia facendomi venire un livido come una melanzana. E la stolta mica scendeva dalla macchina per aiutarmi, mi guardava con una faccia da cerbiatto spaventato ed io con forza ho dovuto dire “se mi dai una mano magari ci spostiamo dalla strada e poi ti do un sacco di calci volanti”, il fatto dei calci volanti non l’ho detto, però l’avrei fatto volentieri. Ma se continuo a pensare in negativo non ne esco più, è che certe volte mi sento proprio perseguitata dalle sfighe! Adesso ho veramente bisogno di un pensiero positivo che mi faccia riprendere dall’incazzatura che ho in questo momento, chiudo gli occhi e vado alla ricerca del mio posto preferito….
Ah, trovato, sono sul solito materassino al largo della spiaggia di Cersuta, sarò pure ripetitiva ma un posto migliore non esiste, sonnecchio un po’ sotto il sole e poi di sicuro mi sentirò meglio.
Detto fatto, già mi sento rinata e così posso anche pensare alle cose divertenti che sono successe in settimana. In primis da non dimenticare che giovedì è stato un giorno di festa, che di questi periodi non fa male. Mercoledì sera sono andata a cena con Luis a mangiare pesce, ma purtoppo non ne siamo rimasti troppo soddisfatti,  poi ci siamo ritrovati tutti per un dopo cena durante il quale già avevamo organizzato un pranzo per il giorno dopo, il cibo è sempre un ottimo collante. Per cui giovedì siamo andati a pranzo in un posto dove la cosa più leggera era la mozzarella di bufala affogata nella salsa di tartufo. Non contenti del pranzo abbiamo organizzato una cena con i fratelli di M, di cui uno ha portato pure una pseudo fidanzata bellissima, africana che parlava soltanto inglese. I tre fratelli hanno pronunciato tutta la sera parole italiane senza le finali asserendo che fosse inglese, ecco alcuni esempi: “ora mangiam la parmigian” “ti piac il vin?” “hai capit quello che diciam?” “staser fa molt cald” “ assag il formag con la marlellat” e così via, sembravano tre dementi e quella poveretta ha passato una serata a non capire niente! Venerdì sempre con Luis, siamo andati a mangiare una pizza con la mia mica Adele a piazza di Spagna, non avevo mai mangiato una pizza lì e devo dire che a parte che la pizza era una chiavica perché congelata, è stato un gran piacere constatare che Roma è veramente una città incantevole.
Adesso devo proprio andare perché come si dice dalle nostre parti devo scendere a  “pisciare il cane” (il cane di mia sorella che ho in custodia cautelare fino al loro ritorno!)