lunedì 25 aprile 2011

A casa mia la pasquetta è sempre stato un giorno lavorativo, o meglio di certo lo era per i miei genitori e per noi quando poi siamo cresciuti. Quando eravamo bambine venivamo affidate alla custodia di mio nonno che per quanto riguarda loquacità, senso dell’umorismo e allegria  lo batteva pure un monaco eremita del Tibet. Partivamo la mattina presto armati di un cestino contenente lasagna, frittata di asparagi, una salsiccia e pane, tre forchette e l’unico coltello, un Opinel del nonno col quale tagliava tutto, pure le pietre. Salivamo in cima ad una montagna che si trovava proprio sopra casa dei nonni, stendevamo a terra la nostra tovaglia e in religioso silenzio ascoltavamo quello che nonno era solito raccontarci, ovvero una storia di trenta secondi, scarna di particolari e anche abbastanza priva di senso. Ecco la storia: guardate quella montagna di fronte, vedete quel grande pino  in cima ad essa? Sappiate che non è un albero, ma un indiano seduto che si è perso, non ha trovato mai più la strada di casa ed ora è così triste che guarda l’orizzonte e spera che qualcuno lo venga a prendere.
Finita la storia. Poi il restante delle tre ore correvamo in giro e giocavamo per i fatti nostri. Io però quando tornavo a casa ero piena di dubbi. Cosa ci faceva un indiano a Cersuta? Perché i suoi compagni lo avevano abbandonato lì? Erano forse morti tutti ed egli era rimasto l’unico superstite di un’intera razza? Nella mia scarsa conoscenza del popolo indiano sapevo una sola cosa certa, gli indiani vivevano nelle praterie americane, non in Basilicata. Perché poi non riusciva più a muoversi e non era capace a staccare gli occhi dall’orizzonte? A nonno domande non ne potevi fare, le risposte non sarebbero state mai esaustive, allora l’indiano restava sempre lì, ogni pasquetta la storia di nonno onorava la sua memoria e durante il resto dell’anno ci dimenticavamo di lui.
Quando invece pioveva, cosa che a pasquetta non so perché accadeva piuttosto spesso (anche se magari il giorno prima sembrava il 15 agosto), restavamo a casa io e mia sorella e soline solette, riempivamo un grande cestino con due formaggini, due yogurt, due pacchetti di crackers e andavamo sul terrazzo sotto la tettoia, apparecchiavamo un tavolo lungo due metri e mangiavamo. La pasquetta non era una vera pasquetta se non pranzavi all’aperto.
Quando siamo un po’ cresciute allora ci fu permesso di andare a fare i picnic da sole a noi e alle mie cugine. A primavera facevamo picnic tutte le domeniche, ma la pasquetta era differente. Innanzi tutto per il menù, tutte le domeniche mangiavamo quello che mangiava la squadra di calcio che andava a pranzare al ristornate degli zii: pasta al pomodoro, bistecca e purè. A pasquetta il mondo nella nostra sportina cambiava del tutto: lasagna, capretto, patate al forno, cipolline, frittate e anche la pastiera.  E poi era differente perché il giorno dopo andavi a scuola e la domanda di rito era: dove sei stato a pasquetta? E partivano racconti incredibili su fantomatiche mete o posti lontanissimi. Tutti andavano con genitori e famiglie a seguito, per cui la maggiore soddisfazione era dire di essere state da sole, senza l’ombra di un adulto!
Poi le cose sono cambiate, siamo cresciute e il lavoro ci ha assorbite ed addio pranzi all’aperto e pasquette con nonno. Chiudo  il capitolo pasquetta e mi dedico al resto della settimana.
L’avvenimento  clamoroso della settimana è stato il concerto del gruppo nuovo di M, ed ora perdonatemi ma devo fare per forza un po’ di pubblicità. La band si chiama Moheir, questo è il sito facebook   http://www.facebook.com/home.php#!/moheirband, e questo è il myspace http://www.myspace.com/moheirband, vi consiglio vivamente di ascoltare qualche brano inoltre la copertina del disco è opera di frat’m o’ pittore. Dovrei con questa pubblicità farmi perdonare una mancanza che ho avuto nei riguardi della band. Giovedì sera Nicola (il chitarrista) mi ha affidato la videocamera affinché facessi un filmato del concerto. Avevo sulle prime declinato l’invito poiché mi rompo troppo le palle di fare queste cose, ma alla fine ho ceduto ed ho dato fondo alla mia arte della regia che francamente non ho mai avuto e con tutta sincerità manco quella della fotografia. E come volevasi dimostrare ho fatto una cacata e a metà primo brano ho spento la telecamera perché mi ero scocciata, così l’ho data ad un amico assai volenteroso che ha completato il mio lavoro in maniera ineccepibile. Nei giorni precedenti a questa uscita non so perché ma ho sempre fatto tardissimo così venerdì sono andata a letto alle 22 e 30 ed ho dormito 10 ore.
Sabato sera ho preso un treno e sono venuta a passare la pasqua qui a Napoli, sono arrivata tardissimo e per raggiungere casa ho preso un taxi, era mezzanotte, avevo un sonno bestiale e mi è capitato l’unico tassista napoletano logorroico notturno. Mi ha raccontato tutta la sua vita e anche i suoi disagi interiori, ricette di cucina e la caduta rovinosa del Napoli, mentre io rispondevo”ah, ah , mh mh, si si”. Finalmente ho conosciuto il nuovo arrivato di famiglia e sono giunta alla conclusione che i bambini sono stupendi, ma un po’ troppo impegnativi per i miei gusti!
Ora  sono in treno, ascolto “red rain” di Peter Gabriel e mi andrebbe di cantarla ad alta voce, leggo un libro di Asimov e sarà pure la suggestione ma questa canzone per me è sempre stata fantascientifica, un tempo ogni volta che l’ascoltavo mi faceva pensare al romanzo “Dune”, ma devo dire che pure per le opere di Asimov mi sembra un’ottima colonna sonora.
Ritorno nella city e domani si ricomincia.

lunedì 18 aprile 2011


Se la noia avesse un prezzo ed un buon mercato io sarei ricchissima. Potrei vendere noia a tonnellate, ne volete un po’? E’ un affarone!
A forza di annoiarmi ho perso la memoria, vediamo un po’ cosa ricordo di questa settimana passata: fra sogno e realtà, indovinate qual è la finzione e quale la verità, chiedo a luis se mi presta qualche luis-credito da regalare al vincitore.
Buona fortuna!
Martedì ho giocato un gratta e vinci ed ho vinto 700 mila euro. Ho comprato una casa in via Savia e poi sono partita per un viaggio. In questo momento mi trovo sull’isola di Pasqua e non so se ritornerò, metterò in affitto la casa appena comprata.
Mercoledì un’amica mi ha dato un consiglio sul mio futuro, mi ha detto “perché non apri un caffè letterale”, ha detto proprio letterale. Quindi non ho potuto non immaginare come potesse essere un caffè letterale e mi è venuta dal profondo questa definizione: dicesi caffè letterale una cosa che riguarda il significato preciso e profondo del caffè.
Definizione che cozza col significato di “caffè letterario”, dovrei secondo voi aprire un posto per capire il significato del caffè oppure aprire un posto dove si sorseggia il caffè mentre si legge un libro? A me piace più la prima che ho scritto, mi sembra che non esistano ancora caffè letterali. La stessa amica , che come noterete ora è nemica acerrima della lingua italiana e dell’uso che se ne fa, mi ha detto “io quello lì lo manderei a quell’altro paese”, un mix tra “l’altro mondo” e “quel paese”, come mandare uno a morire e affanculo nella stessa frase!
Giovedì mi sono interrogata sulle affinità elettive che mi legano ad M e mi sono accorta che ce ne sono proprio tante, ma le cose  che però non abbiamo in comune mi fanno troppo divertire. Lui mangia una cosa alla volta, ovvero nel piatto deve esserci solo una pietanza, finisce quella e poi attacca con un’altra. Io invece ho il potere di far entrare nel piatto almeno 4 o 5 cose differenti e con una sola forchettata riesco ad assaggiare tutto, amo fare i mix. M dorme poco ed ha il sonno leggerissimo, se gli chiedo un’operazione algebrica mentre dorme sto sicura che mi risponde correttamente. Io dormo tantissimo, ho il sonno pesante e spesso parlo mentre dormo, in questi casi lui mi risponde lucidamente e poi si accorge che in realtà io sto dormendo.  M ama i radiohead mentre  a me fanno venire una malinconia ad altissimi livelli, M adora Wu Ming, io non li capisco proprio….
Venerdì dopo una crisi mistica causata da alcune clienti al negozio ho deciso di cambiare lavoro, ecco il volantino pubblicitario che tra qualche giorno invaderà Roma:  
“Mi chiamo Ilaria e Creo Problemi di qualsiasi genere e tipo.
Drammi familiari, fallimenti lavorativi e sentimentali. Creo brutte figure e situazioni imbarazzanti. Genero incidenti diplomatici  svelando intrighi e tradimenti. Immaginate la più orrenda vendetta da infliggere a chi vi ha fatto del male, io sono la persona giusta per voi. Posso essere nel momento sbagliato e nel posto sbagliato  da voi richiesto, dirò le cose meno adatte all’ istante tanto da far sperare  a chiunque si trovi sotto la mia mira  di sprofondare mille metri sotto terra.
Contattatemi subito: noproblem@megamail.com
N.B. Non faccio e non tolgo fatture, nessun rapporto con l’aldilà.”
Sabato per uscire dal ciclone  vegan, siamo andati a cenare in un ristorante chiamato “i carnivori”, carne come se piovesse. C’era lo chef  vicino alla piastra che sembrava un demonio, tutto sudato, con le occhiaie pesantissime che sbatteva pezzi di manzo enormi grondanti sangue sul fuoco, uno spettacolo infernale. Tra le specialità: bisonte americano, manzo danese, manzo argentino, carne di struzzo, bufalo giapponese, giaguaro scandinavo, antilopi toscane, gnu cecoslovacco e gazzelle acquatiche.
Domenica avrei voluto come al mio solito andare al brunch domenicale al De Russie a piazza del popolo, invece  con mio grande stupore mi sono trovata a pranzare al centro sociale forte prenestino, nella mia vita non conosco vie di mezzo. In serata abbiamo riaperto la stagione dell’aperitivo al circolo degli artisti e mentre ritornavamo a casa intorno alle 21, come ho detto prima, abbiamo preso l’aereo e siamo sbarcati su quest’isola in mezzo all’oceano  pacifico meridionale!
Ancora una volta buona fortuna con il grande quizzone del “sempre di lunedì”.


  


lunedì 11 aprile 2011


L’ALMANACCO DELLA SETTIMANA DOPO
Plin plin pli (musichetta iniziale)
Secondo il calendario Ilariano è appena trascorsa una  settimana dalla settimana precedente.
Insieme andremo ora a ripercorrere tutte le festività che non sapevate esistessero ma che invece esistono o sono esistite, nel tempo ilariano degli ultimi 6 giorni.
Martedì 5 aprile.
Inno alla gioia per la visita ginecologica che si festeggia quasi una o due volte all’anno in date da accordare a visita avvenuta. Un cantico d’obbligo va alla dottoressa Olga e al suo compito ingrato. Nello stesso giorno cade inoltre la commemorazione dei pesci che hanno abitato in questa casa. Per primo Olga Vanda
(chiamato così naturalmente in onore della mia dottoressa, la quale ha i capelli riccissimi e neri come  li aveva il mio defunto pesce, si avete capito bene, avevo un pesce con delle pinne così lunghe che sembravano capelli). Olga Vanda ha vissuto qui per 7 lunghi mesi mutando in maniera preoccupante man mano il suo aspetto. Dal nero corvino che era raggiunse i toni del beige per poi morire infaustamente una mattina d’estate.
Altra commemorazione va al "ei fu Ambebo", pesce laser di nobile aspetto (anche se piccolissimo) e dai sgargianti colori. Ambebo passò a miglior vita a Maratea dopo aver percorso un improbabile viaggio di 400 chilometri in un barattolino di vetro, affrontando il pullman, la metro e infine la macchina. Di lui rimase una spoglia gelatinosa accanto alla boccia che lo conteneva. Amava la vita e saltare altissimo, così quell’ultimo salto gli fu letale, oppure sofferente di una latente depressione decise di troncare così la sua esistenza, non lo sapremo mai. Il ricordo di lui rimane comunque indelebile nei nostri cuori.
Mercoledì 6 aprile.
Abbiamo festeggiato il santissimo AB rocket, macchinario precisissimo che aiuta a scolpire in maniera stupenda gli addominali di noi mortali. Acquistato esattamente un anno fa, usato per un interminabile periodo di 2 mesi, trasformato poi in attaccapanni e infine caduto nel dimenticatoio nell’armadio delle cose intoccabili, è tornato fra noi a grande richiesta. Il rito di iniziazione è stato praticato mercoledì sera intorno alle 21, la sottoscritta con immenso dolore ha praticato ben 40 addominali per poi cadere al suolo stramazzata come un totano che tocca la superficie della barca dopo aver tentato inutilmente di staccarsi dalla totanara. Dopo essermi risollevata con un grande sforzo, ho voluto assecondare una piccola mania di M, ovvero andare a mangiare vegan (  che vuol dire che mangi tutto tranne: carne, pesce, latticini di ogni genere e uova). Vorrei però ricordare che lo stesso M avrebbe voluto uccidere in vari modi rocamboleschi il povero musicista Moby soltanto perché era vegan. I modi di assassinare Moby che ricordo erano questi:
1)      Far precipitare una mucca sgozzata sul terrazzo di Moby in pieno centro a New York proprio mentre egli era indaffarato a fare un barbecue vegan a base di tofu.
2)      Far rapire Moby dall’anonima sequestri sarda e fargli mangiare un maialino sardo allo spiedo.
3)      Far capitare Moby in una riunione della massoneria e metterlo a conoscenza dei segreti più reconditi dello stato italiano per poi renderlo facilmente ricattabile, quindi veramente senza alcun motivo costretto a mangiare innumerevoli specie di carni.
Giovedì 7 aprile.
Lutto nazionale per i miei addominali morti affogati in mille litri di acido lattico. Giornata di grande frustrazione poiché non potevo né ridere né di certo starnutire cosa che accade spesso grazie alla tanto agognata aria di primavera.  Il malefico attrezzo risiede ora in un angolo della camera da letto e ogni volta che ci entro mi guarda con occhi indagatori e con il sussurro della brezza ginnasta mi dice “vieni a me carina, vediamo cosa sai fare”, devo ammettere che ho paura, ma lui non sa di che pasta sono fatta io, con esattezza pasta  brioche alla crema con tanto di zucchero a velo sopra.
Venerdì 8 aprile.
Si è aperto lo scrigno dei misteri delle alte temperature e con mio fratello abbiamo iniziato le magiche danze delle vendite “ad cazzum”. La frase latina sta ad indicare che basta un caldo raggio di sole per far si che le donne inizino in loro folle shopping senza né capo né coda. Una grande soddisfazione poter vendere un trench ed una tovaglietta americana alla stessa persona solo perché fanno pendant.  
Sabato 9 aprile.
Giornata trascorsa a organizzare i preparativi per i cerimoniali della domenica.
Domenica 10 aprile.
Nel calendario ilariano domenica si è tenuta la  “abbondante festa di compleanno per il nipote grande”. Nel regno incantato del giardino di mia sorella per un’intera giornata un’orda di ragazzini dai tre anni ai tre mesi si è scatenata in una bisboccia senza precedenti lasciando a bocca aperta tutti gli adulti. Possono dei bambini così piccoli avere un’energia pari solo ad un reattore nucleare? Direi senza dubbio di si.
Nella stessa sede si è svolto anche uno dei meeting più apocalittici mai immaginati, l’incontro di M e dell’Amicougo con una decina di bottiglie di prosecco, mai un baccanale ne riuscì meglio! Quanto gaudio ed etilica allegria, quante risate e joie de vivre, come i più grandi sibariti della storia ci siamo lasciati cullare dal sole caldo della primavera, dalla dolcezza del cibo variegato e dalle leggere bollicine del nettare degli dei!
Plin plin plin (musichetta finale).

lunedì 4 aprile 2011


Fare il cambio di stagione è divertente la prima ora, dopo ti vorresti mangiare le mani fino ai gomiti pentendoti amaramente di aver iniziato, scrutando con uno sguardo vuoto e disperato l’inferno di roba sparsa ovunque che vorresti buttare nella monnezza e non vedere mai  più. È da stamattina alle 11 che combatto con abiti invernali, altri estivi e cose che non mi ricordavo assolutamente di avere. Morale della favola: il letto cosparso di maglioni, canottiere, calzini lunghi contro calzini corti, sciarpe e cappelli e costumi da bagno, grucce spezzate, il sacco del piumone con annesse piume pure nelle mutande, sacchi dell’immondizia per eliminare il superfluo, quei vestiti che ritiro fuori dall’armadio e ogni anno mi dico “questo potrei metterlo un giorno o l’altro” quando magari me lo sono messo una sola volta nel 1997, il maglione infeltrito di quando andavo a scuola che non lo butto nemmeno stavolta, le 37 maglie inutili che possono servire sempre da mettere in casa, l’abito color cachi che lo tengo fuori perché sicuramente quest’anno lo tingo di un altro colore, gli abiti eleganti da cerimonia che ho pagato un occhio della testa e che se anche so che non li rimetterò  mai più mi pare un peccato enorme buttarli….e tutto in una stanza di 2 cm quadri, voglio mamma!
Sono stata in vacanza per ben 4 giorni, in qualche modo mi dovevo punire, così il primo round l’ho iniziato ieri cominciando con una doverosa pulizia di primavera. Ho cambiato le tende, i cuscini dei divani e tutto il resto delle fodere dei 64 cuscini che ospito in questa casa, poi sono scesa dal fioraio ed ho preso 4 gerani e un gelsomino, ho fatto giardinaggio e tra una cosa e l’altra ho stirato un metro cubo di roba, infine a ora di pranzo ce ne siamo andati da mia sorella e lì ho quasi finito di ricamare dei cuscini che avevo iniziato a Maratea, che  non so come m’è venuto di cominciare una simile impresa visto che la mia manualità è paragonabile a quella del plancton. Quando torno da casa mia a Maratea  mi vengono tutte le ossessioni da casalinga disperata, poi per fortuna tempo due giorni  mi passano, però il ricamo visto che l’ho cominciato tanto vale finirlo. Questa volta il rientro è stato meno traumatico delle altre volte, anche perché Roma a primavera è bellissima, le giornate si sono allungate e andare in motorino non è più fastidioso.
Altra nota assai piacevole di questa settimana è che la mia parrucchiera mi ha regalato la piastra frisè per i capelli, così sabato mattina in preda ad una follia pilifera mi sono fatta i capelli afro tanto desiderati. Solo che per farli tenere mi sono dovuta mettere un litro li lacca e alla fine avevo i capelli di pietra. Quando luiss mi ha visto ha detto “ah, questi sono i capelli brisee!” allora mi sono immaginata con un rotolo di pasta brisee in testa tipo pizza di scarola.
In questi brevi giorni di svago non ho fatto altro che mangiare, mamma mi ha fatto sia il castagnaccio (visto che in autunno non sono proprio scesa) e anche la pastiera (non so se riesco a tornare per pasqua). Pesce fresco tutti i giorni comprato al porto dal mitico “Sciabola”, asparagi in tutte le salse raccolti più e più volte al giorno da me medesima ed ettolitri di caffè, non so perché ma quando sto a casa con mamma ci beviamo un sacco di caffè. Tutto sembrava andare veramente liscio, finché un  giorno tragedia delle tragedie, uno dei cani di mio padre è andato in amore e contro ogni regola che in questi 5 anni di vita da cani vige a casa nostra (ovvero i cani non si muovono mai da casa) Tuco è scappato per ben due volte, riuscendo ad eludere  tutti i sistemi elevatissimi di sorveglianza istituiti  da mio padre. I sistemi sono: guardare i cani a vista. La prima volta è tornato da solo dopo circa 4 ore, la seconda volta siamo andati a prenderlo nel posto del peccato, ma non lo abbiamo trovato, c’era solo la signora padrona della cagnetta che ci ha fatto pure una discreta cazziata. Quando siamo tornati a casa lo abbiamo trovato lì, tutto tremante, pieno di fango e con un muso che urlava pietà.  Comunque contro ogni logica canina uno ha scoperto l’amore e l’altro no, uno è diventato un escapista formidabile, l’altro un asceta della natura senza pari. Altra follia animale che ho scoperto è che i miei zii gemelli hanno adottato due maialini nani chiamandoli con i loro nomi. In un primo momento i maialini dopo aver raggiunto un’età ragionevole dovevano essere uccisi e poi mangiati, il problema è giunto quando ci si è accorti che i porcellini non crescevano per niente e che nessuno avrebbe avuto il coraggio di farli fuori, così visto che sono una coppia e che ben presto si riprodurranno già mezza Cersuta ha prenotato un maialino nano da compagnia!
Il viaggio di ritorno è stata un’odissea, c’era sciopero dei treni ma il mio non era stato soppresso, il problema è sopraggiunto a Napoli quando è salito un numero eccessivo di persone e il treno non riusciva a muoversi così ci hanno dirottato sull’alta velocità. “Che pacchia” ho pensato “in un’ora e sono a Roma”, ovviamente non è andata così perché il treno è partito con 40 min di ritardo, poco male per me, ma per quelli che avevano pagato una cifra considerevole per poter viaggiare più velocemente è stata una gran seccatura, ma come si dice dalle mie parti “accussì t’imparisi a prendere la freccia rossa”.
Ora non me ne vogliate ma devo assolutamente ritornare in camera e cercare di dare un senso alla mia vita, al mio armadio, alla mia scarpiera, ai miei cassetti, ecc ecc.