lunedì 28 marzo 2011

Oggi andrò a ritroso, come il viaggio in treno che ho fatto ieri ed ero seduta al
contrario rispetto al senso di marcia. E’ d’uopo riferirvi il pensiero profondo che
ho fatto stamattina quando sono andata al mercato di Scalea. Il mercato di questa
cittadina si svolge tutt’intorno al muro esterno del cimitero. La cosa mi è sembrata
alquanto bizzarra: da un lato il brulicare della vita, il vociare dei venditori, bambini 
che strillavano, gente tutta affaccendata a scegliere la merce migliore, dall’altro
lato il luogo silenzioso della pace eterna, il non posto lo chiamerei. Un limite
fittizio che separa i vivi dai morti.
Ho visto un film durante il viaggio di ieri, “Camera con vista”, tratto da un libro che avevo letto anni fa. Da quando posseggo il nuovo pc, di cui la batteria è intonsa, mi posso permettere il lusso di tenerlo acceso pure 4 ore. In breve la domenica l’ho passata fino alle 16 in treno, poi appena arrivata sono andata a salutare i miei parenti e per cena mi sono sfondata di carciofi imbottiti e patate. 
Sabato mattina mentre ero a lavoro ho assistito ad uno dei tentativi di omicidio da parte di mio nipote grande al nipote piccolo. Stavamo parlando del più e del meno mentre il piccolo era in braccio al padre, in un nano secondo il grande, che aveva un pacchetto di patatine in mano, gliene infila un pezzo in bocca al fratello. Siamo rimasti tutti immobilizzati tipo fermo immagine. Il piccolo che dal suo canto avendo 2 mesi non ha mai ingerito niente se non latte, ha iniziato a salivare copiosamente e con una smorfia indefinibile cercava di ciucciarsi la patatina. Mia sorella esce dal fermo immagine e con un movimento tipo matrix si fionda sul ragazzino e con un dito gli toglie il pezzo di patatina da bocca, mentre il padre che lo aveva in braccio era troppo shoccato per fare qualsiasi cosa. Il mio nipote grande ha preso il primo cazziatone cosmico da parte di sua madre, che come si dice a casa mia “non è dolce di sale”. C’è da dire però che il piccolo in tutta questa faccenda non sembrava farci poi tanto caso, secondo me la patatina gli è piaciuta un sacco. 
Quando il momento topico è passato ho fatto due chiacchiere con mio nipote grande che il giorno prima era andato in gita, siccome ha solo tre anni la gita è durata solo 3 ore visitando un museo per bambini. Alla domanda “cosa ti è piaciuto di più della gita?” la sua risposta è stata “mi è piaciuto di più quando sono tornato e dal finestrino del pullman ho visto papà”. Io che solitamente ho un cuore di pietra, mi sono sciolta come la marmellata immaginando il suo visino attaccato al finestrino diventare super romantico mentre rivedeva il suo papà.
A pausa pranzo sono tornata a casa con l’unico pensiero di farmi una pennichella poiché il bimbo dei vicini la notte pretendente non aveva urlato tutto il tempo come tarzan nella giungla. Uno “sperpetuo” per noi e pure per i genitori, che gli ha detto proprio sfiga ad avere un figlio con l’estensione vocale di Pavarotti. Ritornando alla pennichella, dunque non mi è stato tanto semplice perché sempre gli stessi vicini pare che svolgano tutte le attività della loro vita proprio vicino alla parete che li separa dalla nostra camera da letto. Poi sono ritornata a lavoro e qui il pomeriggio è stato piuttosto moscio, tranne quando è venuta Magda a regalarmi un mascara blu e a provare vestiti per alcune occasioni mondane, io avrei optato per una mise alla Mathari, ma tutti mi hanno snobbato, de gustibus!
Ho passato la serata a guardare “Ulisse, il piacere della scoperta” ma alle 22 e 40 mi sono addormentata come una pera cotta sul divano fino all’una, non mi succedeva dalle scuole elementari. Potrei raccontare del resto della settimana, ma non lo farò, perché sono appena tornata da una visita dal medico di famiglia e mi è venuta in mente una cosa successa anni fa che mi fece morir dal ridere.
Era un’estate calda e afosa, non ricordo perché mi trovassi nella sala d’aspetta del dottore, comunque ero lì per i fatti miei ed ascoltavo come al solito i discorsi degli altri. Gli altri in questione erano persone per di più anziane ma c’era anche qualche ragazzo. Si parlava del caldo, del sole, dell’ombra, del mare e poi d’un tratto si parlò anche di serpenti, giustamente essendo estete gli avvistamenti di rettili erano molto probabili. Chi aveva visto una vipera, chi una normalissima biscia, chi serpenti lunghissimi, altri serpenti a due code e poi una vecchia signora captò la mia totale attenzione perché diceva di aver visto un TIRO. Ma che cos’è un tiro?Avevo sentito più e più volte parlare del Tiro da parte mia nonna, che nella sua vita sosteneva di averne visti vari. Mi diceva nonna che il tiro è un serpente molto corto e molto grasso, assomiglia ad un tronchetto e non sai quale sia la testa o la coda. Il tiro non striscia ma saltella e poi fa un verso così subdolo che ti si insinua nelle orecchie ed è capace di ipnotizzarti. Non dissi nulla, ma fui ben lieta di sapere che praticamente tutti gli anziani che stavano lì avevano sentito parlare di questo serpente e che ognuno indirettamente aveva una storia che riguardava il tiro. Ad una signora il tiro aveva
aggredito il cugino, ad un altro il nonno se l’era trovato sotto il letto, a chi lo zio gli aveva sparato. La cosa che mi colpì e che nessuno si era trovato faccia a faccia col tiro, dovevo raccontare anche io la storia di mia nonna cadendo a mia volta nel vortice dei racconti di esperienze altrui? Non dissi nulla, ma feci mente locale alle cose folli che mi aveva raccontato nonna riguardo agli animali mitologici che aveva incontrato nella sua vita. E pensai al serpente con la treccia bionda che albergava in una botte di olio nella sua casa di quando era bambina; pensai al folletto malvagio che lei aveva incontrato una volta che raccoglieva asparagi in un bosco (il “mommachicchio” che la minacciò di morte ma non ricordo il perché); alla secolare gallina ammaestrata di una sua vecchia vicina di casa, che nel tempo era riuscita a 
farla danzare; e tante altre storie assurde che si perdono nella mia memoria poco affidabile. Però sappiate che mai e poi mai mi è venuto il dubbio sulla veridicità dei suoi racconti, per me nonna aveva avuto una vita incredibile!
L’ora di cena si avvicina e ancora ignoro il menù di stasera, mi godo una meritata vacanza finalmente!

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