lunedì 21 marzo 2011


Un giorno di vacanza in mezzo alla settimana è un tocca sana per il corpo e per lo spirito, nel mio caso un tocca sana per la pancia. Mercoledì sera (giovedì non si lavorava) ho organizzato una cena per festeggiare l’unità della Basilicata, un gemellaggio fra Matera, Maratea, San Fele e Potenza. Il menù era questo: cocktail di gamberi con maionese handmade, mezze maniche con pesto di spinaci e calamari, orate al forno al cartoccio e infine gelato. Prima di ogni altra cosa vorrei scrivere la ricetta della pasta perché è veramente appetitosa, semplice e di grande effetto (ecco che entro in competizione con quella  incapace della Parodi!)
Preparate il pesto di spinaci esattamente come preparereste quello di basilico, quindi usando tanti pinoli, parmigiano e olio di oliva. Nel frattempo pulite  per bene i calamari e li tagliate a pezzi piccoli, li deponete in una casseruola e li fate  leggermente soffriggere assieme ad uno spicchio di aglio in camicia e dell’olio. Quando si saranno leggermente ammorbiditi aggiungete dei pomodori piccadilly o pachino e lasciate cuocere il tempo che basta. Dopo aver scolato la pasta al dente la saltate in padella con il sugo di pomodoro e calamari, solo in fine (a fuoco spento)  aggiungete il pesto di spinaci. La pasta risulterà essere molto verde ed il sapore sarà  delicato e ricercato. Ovviamente il vino e distillati di ogni genere non sono mancati (me ne sono accorta dai cadaveri di bottiglie il giorno dopo), però io ad un certo punto mi sono ritirata nelle mie stanze poiché stavo a pezzi mentre gli altri sono rimasti a chiacchierare amabilmente fino alle 5. Cosa si saranno detti? A parte aver parlato di  tutto lo scibile della tecnologia e tutto ciò che ne deriva, il resto non è dato saperlo, M il mattino dopo aveva ancora la testa un po’ annebbiata. Nel frattempo mercoledì a ora di pranzo ne ho approfittato per andare a farmi dare un’aggiustatina al mio taglio alla Victoria Beckham e lì nell’hair studio mi sono fatta due risate con i miei amici parrucchieri. Lui che era vestito come Tina Turner negli anni d’oro, ovvero con dei pantaloni argentati strettissimi dentro un paio di stivali cow boy ed una maglietta nera con una croce di Swarovski ricamata al centro, mi ha detto che per il carattere chiuso che ha non ci tiene proprio a farsi notare in giro, preferisce essere così, come dire un po’ dimesso.  Ognuno ha degli standard di stile differenti, questo è certo.
Giovedì non ho fatto niente tutto il giorno, il tempo era uno schifo ed ho fluttuato per casa come un fantasma. Venerdì ho quasi creduto che fosse primavera, già mi ero immaginata un imminente cambio di stagione, avevo creduto di poter togliere il piumone e già mi immaginavo in un bar la sera all’aperto a bere un aperitivo, quindi pronta per iniziare la mia stagione del mojto. Poi ho chiamato papà per la festa del papà e mi ha detto che stava per vedere la Milano-Sanremo, allora l’ho immaginato così: steso sul divano che fuma una delle sue sigarette “fumo più” (anche se fumiamo le stesse sigarette le sue fanno un sacco di fumo), poi lo vedo prendere  il telecomando e appena la gara ha inizio lui cade in un sonno profondo e gli unici due rumori in casa sono il sottofondo del telecronista sovrastato dal russare spaventoso di papà. Il ciclismo gli fa sempre questo effetto!
A lavoro nel pomeriggio è entrata una signora che mi ha detto “salfe, sono ex cantate lirica austriaca molto famosa, fendo miei cioielli finti, ne fuoi?” ed io che ormai non mi stupisco più di nulla ho declinato la gentile offerta proponendole di andare a venderli in un mercatino. Lei con grande fierezza mi ha detto “ tu molto zentile, proferò in cuesto modo!”
Sabato sera  non sapendo che fare e non avendo alcuna voglia di cucinare (visto il mio trascorso settimanale) siamo andati a mangiare in un ristorante sotto casa che ancora non so se definire una cosa tremenda oppure un posto garbato dove si paga poco e si mangia non troppo da schifo. In ogni caso sappiate soltanto che accanto alla porta d’ingresso c’è in vetrina un acquario vuoto (cioè senz’acqua) con dentro un grande leone di peluche. All’interno la sala è tutta affrescata  con un tromp l’oeil raffigurante pianure, laghi e viali alberati e tutto il resto delle pareti non decorate  è di colore rosa shoking.
Non ho mai visto un posto così kitsch in vita mia e la cosa più carina è che è sì un ristorante italiano, ma tutti e dico tutti  (dal proprietario, al cuoco e ai camerieri) di quelli che ci lavorano dentro nessuno è italiano!  Questa  io la chiamerei Unità per l’Italia.
Questa domenica  giuro che è l’ultima che passo nella nullafacenza più totale. Mai più un’altra domenica così: ho mangiato un sacco di schifezze, ho grugnito più che parlato, ho fatto tre lavatrici tutta sbagliate ed ho sopportato M che ha passato tutto il tempo a vedere: corsa di moto, partita del Napoli, gara di autobus su ponte tibetano, campionato di ombre cinesi (questa me l’ha suggerita Alfredo), finali di bumerang australiano, mondiali di sumo, salto con l’asta infuocata, olimpiadi della terza età e giro del mondo con aquiloni di zinco. Oggi, dopo aver fatto le cose classiche da lunedì, fare la spesa, fare le pulizie, far finta di aiutare M che fa lavori preziosissimi di bricolage casalingo, sono venuta a lavoro e in questo momento osservo gente che mi gira intorno, che dice le solite banalità circa la meteorologia e circa le notizie del radiogiornale. Ognuno ha la medicina per tutto, tutti hanno una soluzione al problema e tutti sono “allibiti e increduli”. A me sembra tutto così scontato…ma vabbè questa è un’altra storia.




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