lunedì 14 marzo 2011


Percorso stradale di martedì mattina: Casal Bertone-Corso Francia, Corso Francia-piazza Vittorio, piazza Vittorio- Casal Bertone, Casal Bertone-quartiere Coppedè. Non ho voluto nemmeno calcolare i chilometri che ho fatto, pensate solo che a fine giornata avevo il culo a forma di sella del motorino. Anche se però il motorino mi concilia i pensieri migliori della giornata, per esempio: alcune cose stupidissime che ho fatto in vita mia.
1)      Aver frequentato il liceo scientifico quando di matematica non ho mai capito una cippa lippa.
2)      Non aver frequentato la scuola alberghiera, almeno adesso                                                avrei saputo fare qualcosa.
3)      Esser salita su una delle torri della Sagrada famiglia a Barcellona. Stavo svenendo a causa delle vertigini e per questo motivo fui costretta a rannicchiarmi sulle scale strettissime impedendo così la salita a tutte le centinaia di persone che si inerpicavano senza problemi, mentre mio fratello se la rideva alla grande.
4)      Aver portato M in barca quando si stava per scatenare una tempesta.
5)      Essermi fatta fare un succhiotto sul collo da un ragazzo e quando mio papà mi chiese cosa fosse quella chiazza rossa dissi che avevo fatto la lotta con mia cugina.
Ho fatto tante altre stronzate, ma oltre a pensare a quelle devo pure guidare con una certa attenzione, in mezzo al traffico vorrei avere 8579 occhi, come le mosche.
Mercoledì calma piatta, nota positiva è che sono iniziati ad arrivare tutti gli abiti primaverili e una ventata di colore è sempre ben accetta. Basta col grigio, il marrone e il beige, non ne posso più, anzi se me lo potessi permettere brucerei tutto il mio personale guardaroba invernale. Non ho citato il nero fra i colori invernali perché per quanto riguarda l’abbigliamento io del nero non potrei farne a meno, mai e poi mai.
Giovedì piccolo campionario estivo: borse di paglia, cappelli di cotone, costumi da bagno e poi i tatuaggi finti. Si amici, ma soprattutto amiche, da giovedì  in negozio abbiamo anche i tatuaggi temporanei o più comunemente conosciuti come trasferelli, esattamente come quelli che ci facevamo da bambini. Ogni confezione  ha un suo tema, dal dark a quello hippie, insomma una minchiata colossale ma molto divertente.  
Nel pomeriggio mentre chiacchieravo con Greg, ho coniato un nome da dare a quelli che guardano attraverso la porta a vetro nel negozio e non entrano: “I meravigliati della grotta”. Si appiccicano con la fronte al vetro lasciando una macchia sebacea schifosissima e sgranano gli occhi per mettere a fuoco, ma non entrano, timorosi di venire sbranati da una bestia feroce che nascondo nel sottoscala.
Venerdì io ed M ci siamo ricordati di aver dimenticato il nostro anniversario che nemmeno ora so quand’è stato, però mi fido di M che è la memoria storica della nostra storia d’amore. Per quanto mi riguarda se non me lo ricordasse lui non saprei nemmeno l’anno o il mese del nostro incontro. L’altro anno grazie al suo promemoria sono andata a comprare una bottiglia di champagne e visto che lui non beve niente se non è birra, me la sono scolata da sola con magno gaudio e la leggera gioia delle bollicine.
Sabato dopo il lavoro abbiamo deciso di andare a cena fuori per festeggiare il nostro anniversario più il compleanno di mio fratello, che è stato qualche giorno fa. Allora siamo andati a mangiare del pesce proprio qui sotto casa nostra. Non vi dico il nome del ristorate per una questione di privacy, ma sappiate che se decideste di andare a mangiare nella zona Casal Bertone contattatemi che vi dico dove NON andare. Lo so di essere una prescelta, che come cucina il pesce mia madre e molti dei miei famigliari  nessuno al mondo,  ma non per questo mi posso negare di andare a mangiare fuori. Ma ho sbagliato, avrei dovuto legarmi al divano, avrei dovuto chiudermi in casa e non uscire, non è possibile che ogni volta che vada in un ristorante in questa ciofeca di città me ne debba pentire per giorni e giorni.
Una bottiglia di vino (Greco di tufo) 3 primi e 3 dolci = 90 euro! Ditemi voi se è normale perché io non ci capisco più niente.
Il vino è stato scelto così:
Cameriere- che prendete da bere?
Noi- acqua e poi se ci può dare la carta dei vini.
Cameriere- la carta non c’è.
Se ci fosse stato Luis forse si sarebbe alzato e con la voce come Dart Fener avrebbe gracchiato “non avete la carta dei vini..!! crrh crrh crh”,   gli avrebbe lanciato uno sguardo ricolmo di odio ed infine se ne sarebbe andato sventrandolo con la spada laser.
Ma noi che siamo comuni mortali gli abbiamo chiesto un Greco di tufo per non sbagliare.
Se state pensando che non abbiamo mangiato altro per un attacco di tirchieria vi state sbagliando. Il primo è arrivato dopo circa un’ora d’attesa e allora ci siamo detti: se ordiniamo  pure il secondo usciamo domattina, meglio scegliere un dolce che magari ce l’hanno già pronto. Nel frattempo lo chef usciva dalla cucina ogni 5 minuti per fumarsi una sigaretta, si sarà sparato un pacchetto solo quando c’eravamo noi.
L’unico piatto che abbiamo mangiato non era nemmeno malvagio, però come mi ha fatto notare M se assieme al condimento ci avessero messo pure un po’ più di pasta non facevano male a nessuno.
Così è arrivata la tanto anelata domenica, la pioggia non mi ha disturbato per niente, anzi ha fatto sì che il mio piano andasse liscio come l’olio, stare in posizione orizzontale tutto il giorno. Ho fatto colazione a letto con i cookies al cioccolato di M, ho letto, ho cazzeggiato su internet e dormito a intervalli irregolari. Certe volte non desidero niente di più.

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