lunedì 21 febbraio 2011

Il post di questo lunedì lo pubblicherò in notturna, ogni tanto c’è bisogno di un po’ intimità che solo la notte ci può dare.

Questa è senza dubbio stata la settimana più introspettiva dall’inizio dell’anno. Come sempre si riaffaccia la mia solita insoddisfazione cronica, il mio senso perenne di inadeguatezza e vari  malesseri psico-stagionali. Si è fatta ormai chiarissima la concezione che la nostra esistenza è costellata di avvenimenti assai violenti, sia in senso negativo che positivo. La gente muore e la gente nasce, c’è che si ammala e chi guarisce, succede nella mia famiglia e succede a persone a me care. Il nostro vivere non è per niente un mare calmo e noioso, cosa che pensavo quando avevo 20 anni e sembrava che accadesse tutto agli altri e niente a me, vivere è una gran fatica e non so se essere pessimista e fatalista come sono io aiuti a superere le cose più facilmente oppure faccia vivere proprio di merda. Non ho mai creduto nell’ottimismo, addirittura penso che chi sia ottimista sia un po’ superficiale, ma questo, amici miei, è quello che penso io, magari è solo che gli ottimisti li invidio tanto.
E poi inevitabilmente esco dai binari e inizio a pensare che forse le cose nella mia vita non sarebbero dovute andare così, che forse ho fatto scelte sbagliate, oppure penso che dovrei essere in un altro posto a fare altre cose e così facendo perdo di vista il quotidiano, la vita piacevole di tutti i giorni, la bellezza della routine. Che fare in questi momenti critici? Per quanto mi riguarda è necessario ricordare di  amare la sveglia la mattina, cercare di dare il meglio al lavoro, prendermi cura della mia casa, di amare la gente che mi sta intorno,  non smettere di fingere di essere intervistata da un gran giornalista mentre mi faccio la doccia, pensare cose assurde sul motorino, sperimentare nuove ricette, e cose così, cose normali.
Mi sento come quando credi di aver trovato una posizione comodissima sul divano ma dopo due minuti già ti senti scomodo e ti giri e ti rigiri e poi ti accorgi che è meglio se ti alzi e vai a fare un’altra cosa. Ora per esempio preferirei essere sparata da un cannone su marte che andare al supermercato a fare la spesa, sceglierei di trovarmi con un gruppo di cannibali affamati che passare l’aspirapolvere e infine pagherei qualcuno per rapirmi per non andare a lavoro. Ma come ho detto prima è meglio ricordarsi dell’amore e che la vita è fatta solo di piccole cose (spesso antipatiche) ed è meglio che me le faccia piacere! E poi e tutta colpa di febbraio, mese che detesto e che trovo alquanto inutile per molti motivi, uno su tutto è che è un mese che serve a mettere le toppe a gennaio e marzo. Non è né inverno né primavera, può piovere tantissimo oppure il contrario, quando vai a scuola è il periodo delle interrogazioni, quando vai all’università ci sono gli esami, febbraio è il medioevo dell’anno.
In realtà ho deciso di pubblicare così in ritardo rispetto al solito anche  perché oggi pomeriggio al negozio ho iniziato i saldi all’80 per cento e quindi ero più che certa che sarebbero entrati dei soggetti alquanto insoliti e così è stato. Sembrava di stare al mercato di Sapri, un casino assurdo. Grande classico: signora che si accaparra  il più alto numero di vestiti credendo di aver speso due lire. È arrivata come un tornado, aveva in mano qualcosa tipo 50 stampelle, non ha guardato né prezzi né taglie, ha buttato tutto sul tavolo e mi ha detto: “voglio spendere 300 euro, dimmi a che sono arrivata così magari aggiungo pure qualcosa” . Ho fatto il conto, impiegandoci più o meno 15 minuti e la cifra finale era circa 800 euro. Allora lei dice “non è possibile, se stanno all’80 per cento ho speso molto di meno”. Allora con la mia pazienza di Giobbe ho rifatto il conto, facendole notare che almeno 10 capi fra tutti quelli scelti superavano abbondantemente i 200 euro cada uno, per cui anche con tutto lo sconto del mondo la cifra era comunque di 800 euro. Intorno a me si toccava gommosa l’incredulità di tutti i clienti nel negozio, come un sussurro si sentiva “questa è pazza”,
mentre io lì cercavo di convincerla che anche cambiando l’origine degli addendi il risultato restava sempre lo stesso. Alla fine si è persuasa ed ha eliminato circa 10 capi dal suo shopping isterico e convulsivo, tutto questo si è svolto in un’oretta circa, mentre altre 50 persone mi chiedevano le cose più disparate: “mi sta bene questo secondo te? Quanto viene questo con lo sconto? È di seta o di raso questo vestito? Vorrei prendere qualcosa per mia figlia, mi aiuti?, dici che mi fanno grassa questi pantaloni?,  ma che casino, quella signora ha preso una maglia che piaceva a me, gliela chiedi indietro?”. Sono esausta, stanca, demotivata. AIUTO!
Ora sono a casa, oggi M ha impastato la pasta per la pizza, solo dopo mi sono accorta che il lievito usato non è per pizza, ma per pane, non abbiamo messo il sale nell’impasto e ora è nel forno ma non cresce manco di mezzo centimetro, una degna conclusione ad una giornata di merda,
confido con tutto il cuore nel domani!

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