lunedì 7 febbraio 2011

A questo punto della vita credo che la pazienza non faccia più parte delle mie priorità. I miei vicini di casa mi stanno mettendo duramente alla prova da mesi e mesi, ma adesso credo sia giunto il momento della grande verità. Hanno un bambino di un anno che evidentemente ha la culla proprio attaccata alla parete della nostra camera da letto e piange sempre, tutte le notti. Fa delle urla così spaventose che sembra arrivino dall’oltre tomba. Ma siccome tutti i bambini piangono,  per tutta la durata dell’anno non gli abbiamo mai detto nulla, anche perché se lo sentiamo così bene noi figuriamoci loro. In ogni caso le accortezze dei genitori  sono piuttosto blande, per esempio il bambino si sveglia tutte le mattine alle 7 piangendo come un pazzo perché ha fame,  consigliabile sarebbe farsi trovare pronti invece di metterci 20 minuti per preparare il latte  mentre il bimbo sveglia tutto il vicinato, e non solo perché il bimbo piange, ma anche perché la mamma dall’altra parte della casa non fa che urlare “è prooontoooo”. E comunque non voglio sindacare sul metodo educativo  alquanto discutibile dei genitori, secondo me i bambini alle ore 21 dovrebbero dormire invece di fare i monelli fino all’una di notte. Comunque il pianto del bambino non è il nostro vero problema, è fastidioso ma sopportabile, e poi cosa potremmo mai chiedere ai genitori, i bambini piangono spesso per ragioni imperscrutabili.
Il nostro problema più grande è la madre del bambino, che ha un tono di voce così alto che sembra sempre che parli al megafono. Se la mamma urla sempre di conseguenza anche il bambino per farsi sentire ha la necessità di gridare. Lei anche solo per dire “bello di mamma” lo fa con una tale forza che di sicuro al figlio gli fa le meches ai capelli con la sola potenza del suono. E non è tutto, la signora ( una ragazza a dir la verità) fa la maestra per cui conosce a mena dito tutto il repertorio dello zecchino d’oro dalle origini agli anni contemporanei. E canta SEMPRE, non fa che cantare e cantare, è un incubo. Io ed M tutti i giorni della settimana siamo costretti ad ascoltare tutto il varietà di canzoncine dalle 7 di mattina fino a quando con le lacrime agli occhi non decidiamo di alzarci dal letto. Due o tre domeniche fa insieme al marito cantavano la canzone di pinocchio, non hanno saltato una strofa e se il bambino piangeva non posso dirlo, loro urlavano così forte che non sentivo nemmeno i rumori della strada. Poi tutte le mattine canta “il coccodrillo come fa” una canzone che  sono pronta a scommetterci anche 10 minuti della mia vita, nessuno sa come fa dopo la prima strofa, quindi “il coccodrillo come fa? Non c’è nessuno che lo sa!” e poi? Bene, sappiate che questo pezzo dura circa 10 minuti e vengono elencati tutti gli animali del creato che apparentemente non posseggono una comunicazione vocale o orale. Alternativa al coccodrillo è una canzone di Merda con la M maiuscola che si chiama “le tagliatelle di nonna pina” che sarebbe un inno al cibo, cosa che francamente mi sembra un po’ esagerata dato che il 70 per cento dei bambini è obeso, compreso il suddetto bimbo che ha una faccia grossa come un pallone super santos.
Durante tutte le vacanza di natale ci siamo sorbiti “la canzone dello zampognaro” che dopo ogni strofa cantata ha  un intermezzo strumentale di una fantomatica zampogna (il suono esce dalla bocca in realtà) che fa “pre pre pre pre”. Il top è stato ieri, che era domenica e circa intorno alle 8 e 30 lei intona con fare da cantate lirica la canzone “la lavandaia”. Dunque, come fai a spiegare ad un bimbo cos’è una lavandaia? E’ una figura che a stento ricordava mia mamma quando era bambina,  veramente una canzone anacronistica, magari un’ode all’elettrodomestico Lavatrice sarebbe stata più azzeccata e soprattutto moderna. Se non volessi strangolarla con le mie mani ogni volta che canta glielo suggerirei.  Noi sentiamo tutto quello che succede in quella casa, se litigano, se ridono, prima sentivamo anche quando facevano sesso (da quando c’è il bimbo non lo fanno più oppure lo fanno in silenzio), cosa decidono di cucinare e tutto quello che esce dalle loro bocche. Talvolta a me ed M ci capita di lamentarci a voce un po’ più alta nella speranza di farci sentire, se noi sentiamo loro, di conseguenza loro sentiranno noi. Ma niente, o  hanno le pareti insonorizzate, o sono sordi, oppure ci ignorano del tutto. 
Che dobbiamo fare?
Mi sono così annoiata questa settimana che per passare il tempo non ho fatto che provare la metempsicosi. Prima ho cercato di trasformarmi in poltrona di banano e puff ecco che lo ero, ma non mi è piaciuto un gran che, troppi culi, culoni, culi flaccidi, culi troppo sodi, mi sentivo come dire schiacciata! Allora sono diventata parete bianca, oppure una mensola, insomma parte dell’arredo. Ma è stata una sensazione insopportabile e che purtroppo conosco anche senza essere un mobile. Per esempio quando in una conversazione di gruppo ognuno dice la sua e c’è un gran ridere, poi quando parlo io nessuno mi sente o a dire il vero nessuno si è accorto che lì ci sono pure io. Allora mi sono tramutata in ectoplasma, così appena entrata a negozio mi sono sciolta sulle scale e come una cascata gelatinosa ho raggiunto la scrivania, li sono ritornata ad uno stato solido facendo bene attenzione a restare catatonica riuscendo ad ascoltare una canzone di Biagio Antonacci dall’inizio alla fine.
Nel frattempo ho guardato l’orologio e mi sono accorta che sulla lancetta delle ore c’era un trapezista di 110 kg che non riusciva a muoversi impedendo così la normale scorrevolezza del tempo. 
Infine vorrei fare un appello a tutti gli amici che agli STOP non si fermano del tutto ma rallentano. Amico perché fai così? Che ti costa schiacciare il piede sul freno? Hai paura di sfondare la macchina? La tua macchina che procede lenta ma inesorabile mi spaventa, sono costretta ogni volta ad evitarti, a disegnare una parabola col mio motorino che mi verrà un infarto dalla paura. Devo allargare così tanto la mia traiettoria che prima o poi mi schianto contro una macchina che viene dall’altra parte della strada. Schiaccia quel dannatissimo freno, altrimenti la prossima volta sarò costretta a scendere dal mio motorino, metterlo sul cavalletto, venire verso la tua macchina e come una vera signora dirti “vaffanculo stronzo!”


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