lunedì 28 febbraio 2011


 Se dovessi dare un titolo a questo post lo chiamerei “Le cose più strane che hanno ingoiato alcune persone che conosco” e vi prego di non fare della facile ironia!
Gli avvenimenti che elencherò non sono in ordine di importanza, non sono in ordine temporale,  li scrivo così come mi vengono in mente e in più avranno anche un titolo tutto loro.
“Il corpo estraneo”
Qualche giorno fa il mio amico Rob era dal dentista a farsi sistemare un impianto, era l’ultima seduta, quella in cui il dottore avrebbe dovuto mettergli il dente nuovo nella cavità vacante. Come prima cosa dovete però sapere che il dentista in questione è cugino di Rob e che Rob è una persona piuttosto violenta e irascibile. Andiamo avanti, l’intervento procedeva piuttosto bene, l’anestesia funzionava e gli strumenti del mestiere erano ancora tutti al proprio posto, fino a quel momento però! Rob aveva la bocca spalancata, il dentista ci teneva dentro tutte e due le mani più un piccolo cacciavite col quale gli stava avvitando la vite per la protesi, poi un piccolo spostamento, una chiacchiera di troppo e zac, gli è scivolato il cacciavite dalle mani, che soggetto anch’esso alla forza di gravità è sfuggito inesorabile nella gol di Rob, il quale con uno scatto felino dettato dal senso di conservazione che contraddistingue noi esseri umani, lo ha ingoiato.
A quel punto che fare? Il dentista è scoppiato in una risata incontenibile, Rob si è alzato dal lettino e raccogliendo tutte le forze dei guerrieri che ospitano il suo corpo si è preparato a sferrare un attacco senza pari, ma qualcosa lo ha bloccato, ovvero il legame di parentela che lo legava al dentista. Si è fermato, gli ha  chiesto gentilmente di smettere di ridere e di sapere quale era il da farsi in una situazione del genere. Egli con le lacrime  agli occhi gli ha detto di andare al più presto al pronto soccorso. Allora Rob piuttosto contrariato è uscito dalla studio e si è avviato verso un ospedale qualunque. Una volta lì gli hanno dato un bel lassativo e ogni 2 ore gli hanno fatto delle lastre per controllare il tragitto del cacciavite all’interno delle sue budella. Pian pianino il cacciacìvite è sceso verso il basso non cambiando mai di posizione e non diventando così pericoloso, il corpo estraneo è stato espulso dopo 12 ore senza complicazioni, solo una forte incazzatura e una ragguardevole cagarella.
“Questione di cifre”
Parecchio tempo fa, forse io avevo 8 anni e mia sorella 14, mia mamma e mio papà chiacchieravano tranquillamente davanti al camino come accadeva spesso. Purtroppo papà aveva un forte mal di testa e chiese a mia sorella, che era in cucina a lavare i piatti, di preparagli 25 gocce di novalgina al più presto. La cucina dal soggiorno distava circa 30 centimetri, quindi per mia sorella non fu difficile udire immediatamente questa richiesta. Nel frattempo mamma e papà continuavano la loro conversazione che verteva su cose economiche, parlavano di soldi. Così quasi legata alla richiesta fatta a mia sorella mio padre disse “anzi no 50” e mia sorella “50? Ma sei sicuro” in quel momento entrò nella conversazione anche mia madre che disse “io penso 60, così mi hanno detto”. Mia sorella incredula si affacciò in soggiorno e disse “facciamo 55, anche se mi sembra troppo lo stesso”. Dopo pochi minuti portò la tazzina con il medicinale a papà il quale lo bevve tutto d’un fiato, poi mia sorella si riprese la tazza e disse “comunque secondo me 55 gocce di novalgina sono troppe”. In quel momento mio padre pensò di morire con un collasso cardiaco. Mia madre disse “oddio, noi stavamo parlando di soldi, del tipo della legna che ora prende 60 mila lire per potarti un solo albero!”. Attimi di panico, in un nano secondo papà si stese sul divano taciturno aspettando il peggio. Il peggio per fortuna non venne, il mal di testa sparì con la velocità della luce, dormì molto e non si fece mai più portare la novalgina da mia sorella.
“La dama cinese”
In tenera età mia sorella ingoiò un’intera dama cinese di legno con la convinzione che le pedine fossero dei cioccolatini. Lei non ha memoria di questo avvenimento, ma mia mamma si, poiché dovette cercare nelle feci di due giorni consecutivi tutti i dischetti della dama e poi contarli per vedere se fossero usciti proprio tutti. Il mestiere di mamma alle volte è veramente secante.
“Sogni d’oro”
Pochi anni fa il mio papà subì un’operazione che lo costrinse per alcuni giorni a letto e per di più poiché provava un po’ di dolore il suo medico gli prescrisse alcuni medicinali che gli favorivano il sonno e gli alleviavano gli spasmi. A casa mia abbiamo una sola cassetta che contiene tutti i medicinali di cui si ha bisogno e sono tutti più o meno distinguibili, ci sono le pillole per la pressione, qualche bustina di Aulin, un antipiretico, la famosa e immancabile boccetta di novalgina ed poi la new entry, la boccettina di oppiaceo. Così un pomeriggio quando mia mamma fu colpita da un mal di testa fortissimo si consumò uno dei drammi più divertenti della nostra vita. Aprì la cassettina, ne estrasse la prima boccettina che trovò e si versò circa 30 gocce sotto la lingua. Dopo 10 minuti iniziò ad avere serie difficoltà a tenere gli occhi aperti, pensate che mia mamma è una che dorme circa 4 ore per notte ed è anche una novalgina dipendente.
Chiamò preoccupata mio padre e gli disse che si sentiva debolissima e che non le era mai successa una cosa simile. Papà alzò lo sguardo sulla mensola situata poco sopra la testa di mia madre e vide la boccettina di quel medicinale simpaticissimo e disse “quante gocce hai preso” e mamma “circa 30” “ ok, sogni d’oro, ci vediamo domattina, vai a letto che hai appena preso 30 gocce di sonnifero”. A detta di mia madre quello fu il sonno più profondo, pesante e senza sogni della sua vita e noi le abbiamo certamente creduto.
“La limonata”
Quando Magda era bambina andava sempre in campeggio in camper con i suoi genitori. La sua mamma era solita mettere vari detersivi in piccole bottigliette da viaggio, di certo più comodo che portarsi dietro litri e litri di detergenti vari. Una di quelle bottigliette conteneva un liquido giallo e meraviglioso e visto che Magda era una bambina piuttosto curiosa ne fu subito attratta. Non poteva far altro che assaggiarlo “di sicuro è limonata” pensò lei tutta contenta. E in men che non si dica il velenosissimo liquido le era già entrato in bocca. Quale reazione se non sputacchiarlo ovunque e chiedere aiuto?  Quando il suo papà  capì cosa era successo secondo voi cosa fece? Vi do alcuni suggerimenti: 1) portò subito la bambina in ospedale 2) mise due dita in gola alla bambina per farla vomitare 3) si mise a piangere e chiese aiuto a sua volta poiché bloccato dal panico.
No, amici, nessuna delle tre, egli fece una cosa senza precedenti, guardò Magda, si assicurò che avesse sputato tutto e poi bevve un sorso del detersivo al limone anche lui e poi aspettò. Aspettò e aspettò ancora, visto che non succedeva niente a nessuno dei due non gli sembrò il caso di allarmarsi e così festeggiarono brindando con un bel bicchiere di detersivo (ovviamente la parte del brindisi l’ho appena inventata, ma so che Magda si farà un sacco di risate).
Lucio Battisti
Quando abitavo ancora a Maratea l’unico modo per sopravvivere alle distanze dei vari centri abitati era avere un motorino, io avevo un bellissimo SI. Quando guidavo spesso ero solita cantare canzoni di Lucio Battisti e cantavo, cantavo sempre, cantavo così forte che spesso mamma mi sentiva anche quando distavo da casa ancora un kilometro. Così un giorno mentre cantavo a squarciagola “La canzone del sole” con la bocca naturalmente spalancata ho ingoiato un oggetto non identificato che evidentemente tutto si aspettava tranne che la sua vita sarebbe finita nel mio stomaco. Chissà che cacchio era quel coso, l’unica cosa che ricordo è che aveva un sapore nauseante e dopo questa esperienza non ho mai più cantato sul motorino!

lunedì 21 febbraio 2011

Il post di questo lunedì lo pubblicherò in notturna, ogni tanto c’è bisogno di un po’ intimità che solo la notte ci può dare.

Questa è senza dubbio stata la settimana più introspettiva dall’inizio dell’anno. Come sempre si riaffaccia la mia solita insoddisfazione cronica, il mio senso perenne di inadeguatezza e vari  malesseri psico-stagionali. Si è fatta ormai chiarissima la concezione che la nostra esistenza è costellata di avvenimenti assai violenti, sia in senso negativo che positivo. La gente muore e la gente nasce, c’è che si ammala e chi guarisce, succede nella mia famiglia e succede a persone a me care. Il nostro vivere non è per niente un mare calmo e noioso, cosa che pensavo quando avevo 20 anni e sembrava che accadesse tutto agli altri e niente a me, vivere è una gran fatica e non so se essere pessimista e fatalista come sono io aiuti a superere le cose più facilmente oppure faccia vivere proprio di merda. Non ho mai creduto nell’ottimismo, addirittura penso che chi sia ottimista sia un po’ superficiale, ma questo, amici miei, è quello che penso io, magari è solo che gli ottimisti li invidio tanto.
E poi inevitabilmente esco dai binari e inizio a pensare che forse le cose nella mia vita non sarebbero dovute andare così, che forse ho fatto scelte sbagliate, oppure penso che dovrei essere in un altro posto a fare altre cose e così facendo perdo di vista il quotidiano, la vita piacevole di tutti i giorni, la bellezza della routine. Che fare in questi momenti critici? Per quanto mi riguarda è necessario ricordare di  amare la sveglia la mattina, cercare di dare il meglio al lavoro, prendermi cura della mia casa, di amare la gente che mi sta intorno,  non smettere di fingere di essere intervistata da un gran giornalista mentre mi faccio la doccia, pensare cose assurde sul motorino, sperimentare nuove ricette, e cose così, cose normali.
Mi sento come quando credi di aver trovato una posizione comodissima sul divano ma dopo due minuti già ti senti scomodo e ti giri e ti rigiri e poi ti accorgi che è meglio se ti alzi e vai a fare un’altra cosa. Ora per esempio preferirei essere sparata da un cannone su marte che andare al supermercato a fare la spesa, sceglierei di trovarmi con un gruppo di cannibali affamati che passare l’aspirapolvere e infine pagherei qualcuno per rapirmi per non andare a lavoro. Ma come ho detto prima è meglio ricordarsi dell’amore e che la vita è fatta solo di piccole cose (spesso antipatiche) ed è meglio che me le faccia piacere! E poi e tutta colpa di febbraio, mese che detesto e che trovo alquanto inutile per molti motivi, uno su tutto è che è un mese che serve a mettere le toppe a gennaio e marzo. Non è né inverno né primavera, può piovere tantissimo oppure il contrario, quando vai a scuola è il periodo delle interrogazioni, quando vai all’università ci sono gli esami, febbraio è il medioevo dell’anno.
In realtà ho deciso di pubblicare così in ritardo rispetto al solito anche  perché oggi pomeriggio al negozio ho iniziato i saldi all’80 per cento e quindi ero più che certa che sarebbero entrati dei soggetti alquanto insoliti e così è stato. Sembrava di stare al mercato di Sapri, un casino assurdo. Grande classico: signora che si accaparra  il più alto numero di vestiti credendo di aver speso due lire. È arrivata come un tornado, aveva in mano qualcosa tipo 50 stampelle, non ha guardato né prezzi né taglie, ha buttato tutto sul tavolo e mi ha detto: “voglio spendere 300 euro, dimmi a che sono arrivata così magari aggiungo pure qualcosa” . Ho fatto il conto, impiegandoci più o meno 15 minuti e la cifra finale era circa 800 euro. Allora lei dice “non è possibile, se stanno all’80 per cento ho speso molto di meno”. Allora con la mia pazienza di Giobbe ho rifatto il conto, facendole notare che almeno 10 capi fra tutti quelli scelti superavano abbondantemente i 200 euro cada uno, per cui anche con tutto lo sconto del mondo la cifra era comunque di 800 euro. Intorno a me si toccava gommosa l’incredulità di tutti i clienti nel negozio, come un sussurro si sentiva “questa è pazza”,
mentre io lì cercavo di convincerla che anche cambiando l’origine degli addendi il risultato restava sempre lo stesso. Alla fine si è persuasa ed ha eliminato circa 10 capi dal suo shopping isterico e convulsivo, tutto questo si è svolto in un’oretta circa, mentre altre 50 persone mi chiedevano le cose più disparate: “mi sta bene questo secondo te? Quanto viene questo con lo sconto? È di seta o di raso questo vestito? Vorrei prendere qualcosa per mia figlia, mi aiuti?, dici che mi fanno grassa questi pantaloni?,  ma che casino, quella signora ha preso una maglia che piaceva a me, gliela chiedi indietro?”. Sono esausta, stanca, demotivata. AIUTO!
Ora sono a casa, oggi M ha impastato la pasta per la pizza, solo dopo mi sono accorta che il lievito usato non è per pizza, ma per pane, non abbiamo messo il sale nell’impasto e ora è nel forno ma non cresce manco di mezzo centimetro, una degna conclusione ad una giornata di merda,
confido con tutto il cuore nel domani!

lunedì 14 febbraio 2011

Oggi pubblicherò in anticipo poiché il dovere mi chiama.

L’inizio della settimana ormai passata è stato orrendo, l’influenza con la sua falce gigante è arrivata sin qui, colpendo di netto me ed M. Tutto ebbe inizio lunedì sera, quando dopo aver visto la puntata del nuovo telefilm che sto seguendo “Med Man” abbiamo cominciato ad accusare dei malori. Vorrei spendere qualche parola però in merito al telefilm (ormai negli anni 2000 si dice “serie”, ma a me piace dire ancora telefilm). E' fatto molto molto bene, scenografia e fotografia ottime, costumi e interni stupendi, la trama ancora non mi è del tutto chiara, però il protagonista è talmente figo che se pur avesse una storia del cacchio la guarderei comunque. La parte estetica delle cose mi colpisce sempre in maniera esagerata, sono capace di farmi piacere un gruppo musicale anche solo perché un membro della band è un bel ragazzo (per me ovviamente) e al contrario, se un gruppo è super bravissimo ma nessuno dei componenti è degno della mia attenzione, allora è possibile anche che il suddetto gruppo non mi piaccia per niente.
 Dunque dicevo, se l’amore è una cosa seria allora si comporta come tale, quindi a me ed M ci è sembrato il caso di stare male all’unisono. Dopo essere andati a dormire abbiamo iniziato a rigirarci nel letto come due trottole, il primo ad alzarsi è stato M che dopo aver vomitato gli sembrava che tutto fosse finito, in realtà non sapeva ancora che un febbrone da cavallo era acquattato all’angolo del letto per saltargli addosso.  Io ancora non avevo avvisaglie ben precise, ma dopo un’oretta ho iniziato una staffetta col bagno che è durata tutta la notte e tutto il giorno seguente. Mai ho vomitato così tanto in vita mia, sembravo Mark di Trainspotting, attaccata alla tazza del cesso col timore di scivolarci dentro, oppure poteva sembrare l’ultimo giorno di Jimy Hendrix.   M per il resto della giornata ha avuto solo la febbre, io invece se vogliamo vedere la nota positiva, come minimo ho perso 2kg per quanto ho rimesso, per cui i fantastici jeans strettissimi  comparti  2 settimane fa ora mi stanno a pennello.
Nei giorni di malattia ho fatto una cosa che non facevo dalle scuole elementari, ovvero passare due giorni sul divano a guardare la TV, non che ne vada fiera, però una volta ogni tanto ci può pure stare. Ora mi accingerò a fare qualche considerazione meteorologica perché il clima nonostante tanto tempo ancora riesce a stupirmi. Non vorrei cantar vittoria con troppo anticipo ma pare proprio che la primavera sia alle porte, almeno così sembra dal sole tiepido e timido di questi giorni, ma tanto già lo so come andrà a finire, a marzo ci sarà un tempo di merda “ca manco i cani” e queste splendide giornate ce le farà pagare con piogge torrenziali e “friddo” paralizzante.
Siccome  a me personalmente non è successo niente di particolare voglio per forza raccontarvi una cosa troppo buffa che è capitata a mio cognato venerdì sera.
Prologo: mia sorella ha rotto il suo pc (in verità è stato il bambino che glielo ha lanciato facendolo cadere a terra) per cui ne ha bisogno di uno nuovo.
Mio cognato è stato giorni alla ricerca di un altro computer finché giovedì tramite una serie di annunci è riuscito a contattare un ragazzo che lo rivendeva usato (in realtà intonso) ad un prezzo assai conveniente, prendendo un appuntamento per il giorno seguente. Venerdì sera mio cognato per correttezza ha richiamato  il venditore del pc, che da ora inizierò a chiamare Ivan,  per informarlo del fatto che sarebbe si andato a prendere il pc, ma ci si sarebbe recato assieme ad un amico fidato ed esperto (luis). La risposta di Ivan però è stata perentoria, non voleva nessuna altro se non mio cognato perché aveva il timore di aprire le porte della sua dimora a due uomini sconosciuti. Mio cognato se ne è fatto una ragione e tutto solo si è incamminato verso l’ignoto. Intorno alle 10 di sera è arrivato a casa di Ivan, il quale lo ha subito accolto con grande gentilezza e simpatia. Appena seduti alla scrivania per iniziare la dimostrazione del funzionamento dell’iPAD (avevo omesso questo particolare? Si è un iPAD), Ivan esordisce così: “vedi questa ragazza in foto? È la mia ragazza, carina vero? Però io sono bisessuale, mi piacciono anche gli uomini.”
E mio cognato che è veramente una persona educata gli ha risposto “ ah, bene….”
Il dialogo che riporterò è quasi assolutamente originale, mio cognato ha cercato di ricordarlo al meglio per renderci partecipi dei suoi momenti di totale imbarazzo e stupore. Quindi è tutto vero tranne che ho preferito omettere termini poco eleganti.   
Ivan “ senti, hai mai provato un rapporto orale con un uomo?”
Cognato “no, mio dio…ma che domande fai?”
Ivan “beh, dovresti, è tutta un'altra cosa, un altro modo di percepire le sensazioni, un altro universo, dovresti farlo assolutamente”
Cognato “no, guarda non mi interessa, anzi se per favore mi fai vedere come funziona l’iPAD mi fai un piacere”
Ivan “ma hai problemi a parlare della tua sessualità? Non c’è niente di starno sai…. La mia ragazza ne è a conoscenza, è tutto così  naturale, dovresti provare”
Cognato “guarda non so che dirti, sono felice per te, ma io sto bene così, ho una moglie, due figli piccoli e poi sono uno fedele, non fanno per me questo tipo di esperienze”.
Ivan “non sai che ti perdi…i rapporti orali degli uomini sono il top”.
Cognato “ok, guarda, ho capito come funziona l’iPAD, il resto me lo farò spiegare da un amico, adesso è meglio che vada che si è fatto tardi”
Ivan “ok, ma vai piano, anzi ti accompagno fino al cancello che qui ci sono un sacco di brutti ceffi”
Mio cognato è arrivato al cancello, si sono salutati, ha preso il motorino ed è tornato verso casa. Una volta lì il suo telefono ha  iniziato a squillare…. “pronto!”
“sono Ivan, sei arrivato? Tutto bene? Comunque se hai bisogno di qualsiasi cosa chiamami pure”
Il suo primo pensiero è stato “che faccio, cambio numero di cellulare?” il suo secondo pensiero è stato “questo è pazzo!” il suo terzo pensiero è stato “mi devo preoccupare?” e così via con pensieri di ogni genere.
Comunque da allora Ivan non ha più chiamato, l’iPAD funziona bene, ma mia sorella ( che manco sapeva cos’era un iPAD)  avrebbe preferito un altro portatile…. Tanto rischio per niente!
Ma un pensiero ancor non m’abbandona: vuoi vedere che Ivan compra iPAD  a prezzo pieno per rivenderli a meno sperando che qualcuno prima o poi gli canti una canzone al suo microfono?

lunedì 7 febbraio 2011

A questo punto della vita credo che la pazienza non faccia più parte delle mie priorità. I miei vicini di casa mi stanno mettendo duramente alla prova da mesi e mesi, ma adesso credo sia giunto il momento della grande verità. Hanno un bambino di un anno che evidentemente ha la culla proprio attaccata alla parete della nostra camera da letto e piange sempre, tutte le notti. Fa delle urla così spaventose che sembra arrivino dall’oltre tomba. Ma siccome tutti i bambini piangono,  per tutta la durata dell’anno non gli abbiamo mai detto nulla, anche perché se lo sentiamo così bene noi figuriamoci loro. In ogni caso le accortezze dei genitori  sono piuttosto blande, per esempio il bambino si sveglia tutte le mattine alle 7 piangendo come un pazzo perché ha fame,  consigliabile sarebbe farsi trovare pronti invece di metterci 20 minuti per preparare il latte  mentre il bimbo sveglia tutto il vicinato, e non solo perché il bimbo piange, ma anche perché la mamma dall’altra parte della casa non fa che urlare “è prooontoooo”. E comunque non voglio sindacare sul metodo educativo  alquanto discutibile dei genitori, secondo me i bambini alle ore 21 dovrebbero dormire invece di fare i monelli fino all’una di notte. Comunque il pianto del bambino non è il nostro vero problema, è fastidioso ma sopportabile, e poi cosa potremmo mai chiedere ai genitori, i bambini piangono spesso per ragioni imperscrutabili.
Il nostro problema più grande è la madre del bambino, che ha un tono di voce così alto che sembra sempre che parli al megafono. Se la mamma urla sempre di conseguenza anche il bambino per farsi sentire ha la necessità di gridare. Lei anche solo per dire “bello di mamma” lo fa con una tale forza che di sicuro al figlio gli fa le meches ai capelli con la sola potenza del suono. E non è tutto, la signora ( una ragazza a dir la verità) fa la maestra per cui conosce a mena dito tutto il repertorio dello zecchino d’oro dalle origini agli anni contemporanei. E canta SEMPRE, non fa che cantare e cantare, è un incubo. Io ed M tutti i giorni della settimana siamo costretti ad ascoltare tutto il varietà di canzoncine dalle 7 di mattina fino a quando con le lacrime agli occhi non decidiamo di alzarci dal letto. Due o tre domeniche fa insieme al marito cantavano la canzone di pinocchio, non hanno saltato una strofa e se il bambino piangeva non posso dirlo, loro urlavano così forte che non sentivo nemmeno i rumori della strada. Poi tutte le mattine canta “il coccodrillo come fa” una canzone che  sono pronta a scommetterci anche 10 minuti della mia vita, nessuno sa come fa dopo la prima strofa, quindi “il coccodrillo come fa? Non c’è nessuno che lo sa!” e poi? Bene, sappiate che questo pezzo dura circa 10 minuti e vengono elencati tutti gli animali del creato che apparentemente non posseggono una comunicazione vocale o orale. Alternativa al coccodrillo è una canzone di Merda con la M maiuscola che si chiama “le tagliatelle di nonna pina” che sarebbe un inno al cibo, cosa che francamente mi sembra un po’ esagerata dato che il 70 per cento dei bambini è obeso, compreso il suddetto bimbo che ha una faccia grossa come un pallone super santos.
Durante tutte le vacanza di natale ci siamo sorbiti “la canzone dello zampognaro” che dopo ogni strofa cantata ha  un intermezzo strumentale di una fantomatica zampogna (il suono esce dalla bocca in realtà) che fa “pre pre pre pre”. Il top è stato ieri, che era domenica e circa intorno alle 8 e 30 lei intona con fare da cantate lirica la canzone “la lavandaia”. Dunque, come fai a spiegare ad un bimbo cos’è una lavandaia? E’ una figura che a stento ricordava mia mamma quando era bambina,  veramente una canzone anacronistica, magari un’ode all’elettrodomestico Lavatrice sarebbe stata più azzeccata e soprattutto moderna. Se non volessi strangolarla con le mie mani ogni volta che canta glielo suggerirei.  Noi sentiamo tutto quello che succede in quella casa, se litigano, se ridono, prima sentivamo anche quando facevano sesso (da quando c’è il bimbo non lo fanno più oppure lo fanno in silenzio), cosa decidono di cucinare e tutto quello che esce dalle loro bocche. Talvolta a me ed M ci capita di lamentarci a voce un po’ più alta nella speranza di farci sentire, se noi sentiamo loro, di conseguenza loro sentiranno noi. Ma niente, o  hanno le pareti insonorizzate, o sono sordi, oppure ci ignorano del tutto. 
Che dobbiamo fare?
Mi sono così annoiata questa settimana che per passare il tempo non ho fatto che provare la metempsicosi. Prima ho cercato di trasformarmi in poltrona di banano e puff ecco che lo ero, ma non mi è piaciuto un gran che, troppi culi, culoni, culi flaccidi, culi troppo sodi, mi sentivo come dire schiacciata! Allora sono diventata parete bianca, oppure una mensola, insomma parte dell’arredo. Ma è stata una sensazione insopportabile e che purtroppo conosco anche senza essere un mobile. Per esempio quando in una conversazione di gruppo ognuno dice la sua e c’è un gran ridere, poi quando parlo io nessuno mi sente o a dire il vero nessuno si è accorto che lì ci sono pure io. Allora mi sono tramutata in ectoplasma, così appena entrata a negozio mi sono sciolta sulle scale e come una cascata gelatinosa ho raggiunto la scrivania, li sono ritornata ad uno stato solido facendo bene attenzione a restare catatonica riuscendo ad ascoltare una canzone di Biagio Antonacci dall’inizio alla fine.
Nel frattempo ho guardato l’orologio e mi sono accorta che sulla lancetta delle ore c’era un trapezista di 110 kg che non riusciva a muoversi impedendo così la normale scorrevolezza del tempo. 
Infine vorrei fare un appello a tutti gli amici che agli STOP non si fermano del tutto ma rallentano. Amico perché fai così? Che ti costa schiacciare il piede sul freno? Hai paura di sfondare la macchina? La tua macchina che procede lenta ma inesorabile mi spaventa, sono costretta ogni volta ad evitarti, a disegnare una parabola col mio motorino che mi verrà un infarto dalla paura. Devo allargare così tanto la mia traiettoria che prima o poi mi schianto contro una macchina che viene dall’altra parte della strada. Schiaccia quel dannatissimo freno, altrimenti la prossima volta sarò costretta a scendere dal mio motorino, metterlo sul cavalletto, venire verso la tua macchina e come una vera signora dirti “vaffanculo stronzo!”