lunedì 31 gennaio 2011

Periodo di rinnovamento, grandi cambiamenti al lavoro: ho inalato così tanta vernice questa settimana che da un certo punto in poi non ho capito più niente. Non so se sono stati i gas tossici della pittura ma mi sono sentita rincoglionita tutti i giorni, dalla mattina alla sera, stordita tipo criceto che scende dalla ruota dopo aver girato a 64376574 km orari. Ospite d’onore il grande pittore Giotto-Robertone, che mi ha perforato i timpani tutta la settimana con un sottofondo di fischiettii  e stornelli che mescolati alla puzza di pittura hanno fatto in modo che nella mia testa crescesse una foresta di muschi e licheni per attutire i suoni. Non posso non pensare a che casino poteva fare Michelangelo mentre dipingeva la Sistina, ma perché i pittori fischiano sempre?
Per non parlare poi di polvere, cartongesso in ogni dove, acqua raggia, vestiti macchiati di pittura e clienti decerebrati. Domande di rito in questi giorni: “state chiudendo?” allora, se decido di chiudere un’attività, perché dovrei ridipingere tutto? Poi “cambiate gestione?”, se un negozio cambia gestione non sarebbe normale che a seguire i lavori ci fossero nuovi proprietari anziché quelli vecchi?  In ultimo “di che colore ridipingete?” facendo ben attenzione a NON guardare Tiziano-Robertone che stava dipingendo tutto di bianco. Francamente non me ne frega niente di queste domande, non fanno male a nessuno, la cosa che mi irrita è solo il senso di osservazione della gente che è pari a zero, o meglio alla gente non gliene importa nulla di quello che fai però la domanda del cacchio la deve fare per forza, ma perché? Forse in giro non si sa, ma  tenere la bocca chiusa fa campare più a lungo. Non sono mancati naturalmente i vecchietti col cappello che, mentre Monet-Robertone dipingeva le vetrine esterne, restavano lì impalati con le mani incrociate dietro la schiena  a controllare se il lavoro venisse fatto per bene, con questo ho scoperto che è una categoria che non esiste solo nei paesi ma che abbonda anche in città: il vecchio osservatore, che commenta ogni minimo errore del malcapitato pittore.
Per non farmi mancare proprio niente col freddo che ha fatto in questi giorni l’alluce del mio piede destro ha ricominciato a fare le bizze. Ecco la storia: come molti di voi sanno l’anno scorso m’è partito un embolo nel dito ed ho sofferto le pene dell’inferno, praticamente avevo un cadavere attaccato al resto del piede, mai avrei pensato che un cazzo di dito potesse farmi stare così male, uno di quei dolori che ti fanno diventare scemo. Il povero dito era tutto blu ed asfittico.  Ho più e più volte chiesto ai miei genitori se qualche nostro avo avesse avuto per caso rapporti intimi con un puffo tanto da poter cambiare la mia mappa genetica, ma pare di no. Quindi ho fatto una ricerca per sapere se qualche ramo della mia famiglia fosse nobile, aristocratico, così da poter giustificare il sangue blu che occupava il dito, ma niente nemmeno da questo versante. Magari un drago antivesuviano mi aveva morso il dito un giorno in cui avevo perso la memoria e per questo non me ne ricordavo, l’ultima ipotesi fu che la mia circolazione stava morendo e presto sarei diventata un vampiro.
Invece molto semplicemente pare proprio che sia il freddo a fare tutto sto casino. In sostanza giovedì sera mentre tornavo a casa in motorino sento una schicchera inconfondibile che mi partiva dal dito e  per l’occasione ho inventato le peggiori parolacce articolate di tutta la mia vita. L’unica soluzione al mio problema è farmi eparina a go go. Se non lo sapete vi dico cos’è, è un fluidificante del sangue e gli unici due effetti collaterali sono: 1)avere la pancia come un dalmata per un mesetto (le punturine le faccio sulla pancia perché è bella tripposa e non sento niente, però mi restano sempre i lividi), 2) morire dissanguata mentre mi raso le gambe sotto la doccia, cosa che dall’altro inverno ho imparato a non fare più e mi tengo i peli!
Poi per farmi scendere il morale sul fondo oceanico ci sta pure il fatto che è stata l’ultima settimana con la mia valorosa aiutante Adele, questa cosa non la sopporto per niente.
Il mio nuovo nipote cresce bene e il mio vecchio nipote ne è gelosissimo, tutto nelle norma insomma. Detto ciò mi viene spontaneo pensare che è un vero peccato  che poi i bimbi crescano, che arrivino a 12 anni e diventino sempre più antipatici, che non li puoi più abbracciare e sbaciucchiare, che poi saranno degli adulti che non ricorderanno nemmeno che gli hai cambiato il pannolino, in definitiva è una sola vederli crescere. Invece con un cane è diverso, quando è cucciolo è bellissimo, quando cresce è bellissimo lo stesso e si fa coccolare sempre allo stesso modo, avere un cane è come avere un bimbo di due anni per sempre. Ho esposto questo pensiero a mia sorella che sorprendentemente si è trovata d’accordo con me, ad ha pensato che meno male che c’è Birra (il suo cane) e una volta che i bambini non vorranno più le coccole c’è sempre lei che per una grattatina sotto il collo farebbe qualsiasi cosa. Vedi mio padre che per mancanza di bimbi in giro ha due cani che sembrano due fiaschette di vino paesano, chiatti, viziati e tonti.
Per sabato sera grazie all’amico Lino abbiamo organizzato una serata all’insegna del porco. Ci ha portato da Matera del maiale da fare al ragù. Un ragù che ha cominciato a cucinare venerdì alle 8 di sera e tra una cosa e l’altra è stato sul fuoco circa 6\7 ore. Un ragù vero come diceva mia nonna, perché quello finto cucina solo tre ore. Come una  festa meridionale che si rispetti anche il vino non è mancato e chiacchierando del più e del meno si sono fatte le 4 del mattino…non succedeva che facessi così tardi da almeno un paio d’anni!
Stamattina sono andata a fare la spessa e passando davanti ad un negozio di abbigliamento non ho resistito alla tentazione di entrare e comprare. Ho preso un jeans un sacco carino per la modica cifra di 15 euro, non è che mi sta strippato, molto di più! Voi direte “ e perché non te lo sei comparto di una taglia di più?” non posso, non posso proprio, porto la stessa taglia di pantaloni da quando ho 17 anni e per niente al mondo può cambiare. Allora potreste ancora dire “ e perché non mangi di meno così i pantaloni piccolissimi che ti sei comprata magari tra 15 giorni te li puoi mettere non rischiando di svenire per mancanza di ossigeno?” Posso senz’altro dire che le domande che mi ponete sono giustissime, e ahimè avete ragione da vendere. D'altronde anche il mio simpaticissimo M non fa che dirmi che quasi tutti i cibi possono esser mangiati senza salsette grassissime di ogni gusto e provenienza.
Sappiate quindi  che la mia dieta di stasera prevede orata al forno SENZA patate, ma solo con una misera e tristissima insalata. La mia sfida con quei pantaloni è appena cominciata.

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