lunedì 10 gennaio 2011

Frasi che ho sentito circa i secondogeniti:
1)      i secondi si crescono da soli
2)      per i primi sei-otto mesi il secondo non lo devi proprio calcolare
3)      come sono autonomi i secondi non lo è nessun figlio
4)      i secondi hanno la strada spianata dai primi
5)      come si è paranoici e apprensivi con i primi figli non lo si è con i secondi
6)      bisogna sempre coinvolgere il primo figlio nelle cure del secondo.
Ora cercherò di tradurre questo piccolo elenco affinché tutti possiate capire  cosa vuol dire essere un secondogenito.
1)      noi secondi figli una volta venuti al mondo siamo costretti ad ingegnarci per poter sopravvivere in una casa resa ostica e pericolosa dal nostro fratello\sorella maggiore.
2)       fino a circa un anno di età le coccole ci sono lesinate e se ci vengono fatte è soltanto di nascosto forse  in un angolo buio dove nessuno possa vederci e o sentirci, oppure di sera quando il nemico è andato a ninna. Ogni persona che entra in casa guarda nella culletta con una voglia incredibile di strapazzare quel piccoletto ma impotente si mette le mani in tasca e prosegue il suo cammino.
3)      Ad un certo punto della  vita impari a leggere e a  scrivere da solo e nessuno ti dice che sei un genio, potresti declamare la Divina Commedia o l’Amleto a otto anni ma sembrerebbe del tutto normale. Sempre in piena autonomia impari a mangiare, ti applichi a tenere il cucchiaio con la mano giusta, capisci la funzione del bicchiere ma praticamente nessuno ti vede. Poi miracolosamente muovi il primo passo e ti senti come Gesù quando cammina sulle acque e poi ti accorgi che tutti sono girati dall’altra parte perché tuo fratello\sorella maggiore pur di farsi notare sta facendo un saggio di ginnastica ritmica. Infine a 18 anni chiedi ad uno zio di farti fare le guide  per prendere la patente poi torni a casa contento e patentato e tuo padre ti dice che non è possibile che tu abbia 18 anni. 
4)      Quando hai finalmente i 15 anni di età ti lasciano uscire fino a mezzanotte perché ormai tuo fratello\sorella va a ballare e se torna verso le 7 di mattina è un miracolo.
5)       Quando sei secondo se ti spolpi un ginocchio, ti apri un sopracciglio, ti maciulli le mani e cose di questo genere, il meglio che ti può capitare e che mamma ti metta l’alcool puro sulle ferite senza nemmeno chiederti se sei pronto al dolore, te lo mette “alla scordata”. Se ti viene la febbre a 40 di sicuro NON è meningite, se vomiti dopo una poppata NON hai il reflusso gastrofageo, se non dormi NON sei indemoniato, se dormi troppo NON sei narcolettico. In ogni caso se stai una merda nessuno ti fila perché tanto NON è niente di grave.
6)      Il primo giorno nella tua nuova casa trovi un anfitrione di tutto rispetto che ti fa capire subito chi comanda lì dentro, ovvero tuo fratello\sorella maggiore. Egli  fa finta di aiutare la mamma a farti il bagnetto ma in realtà sta studiando il modo migliore per farti fuori e farlo sembrare un incidente.  Ti canta  filastrocche intrise di messaggi subliminali che se le ascolti al contrario parlano della tua morte. Vivi nella tua culletta come in un bunker stando ben attento ai raid aerei di giocattoli volanti. E se proprio sei sfortunato il giorno che impari a camminare lui o lei ti gambizza con una lupara giocattolo.
Tutto ciò per dirvi che è nato il mio secondo nipote e che essendo seconda anche io lo ammiro per aver avuto il coraggio di essere venuto al mondo dopo un fratello!
Questo e tanto altro è successo durante questa interminabile settimana. Come prima cosa ho lavorato anche lunedì e forse mi tocca pure oggi, e poi care amiche donne come ben sapete sono cominciati i saldi. Orde di femmine impazzite per un maglioncino o per una gonna, al negozio ogni giorno scene da film demenziale. Tutto l’anno le ragazze sono pudiche e se escono dal camerino è solo perchè sono sicurissime che la cosa che stanno provando stia  perfettamente. Durante i saldi invece se i camerini sono occupati si spogliano pure in mezzo alla sala, fregandosene dei calzini bucati, dei pelazzi nerissimi e della cellulite, ammucchiano capi su una sedia e fanno la guardia come mastini napoletani, forse ringhiano pure, ma porca pupazza…sono solo vestiti!
“Questo è mio, scusi non vede che lo stavo per provare”, oppure “Senta può dire a quella signora che quella maglia l’avevo presa prima io” anche “Dov’è quel vestito che avevo poggiato qui? Oddio era il mio…chi lo ha preso?” E mentre si dicono queste cose hanno proprio una faccia incazzatissima, ma dico io, possibile che ci si comporti come delle pazze isteriche per un vestito, e se a queste donne gli succedesse qualcosa di grave che fanno, ammazzano? Sono disgustose,  credetemi, mi fanno vergognare di appartenere al genere umano femminile.
Per tutta la settimana non ho fatto che dire:  “mi dispiace è finito” (parlando di vestiti) e “no, non è possibile riordinarlo” a tal proposito mi faccio una domanda, perché la gente pensa che sto mentendo se dico che una cosa è finita? E che diamine, sarei una deficiente se avessi una cosa e non gliela vendessi, andrei contro i miei interessi, possibile  che la gente non lo capisca?
Inoltre c’è chi pretende che io ricordi le loro facce a distanza di un anno, le famose facce da saldo, che si vedono solo due volte l’anno. E lo chiedono a me che già sono una pippa con la memoria a breve termine figuriamoci con quella a lungo termine. Riguardo alla memoria fisionomista devo per forza raccontarvi una cosa che mi è successa circa 10 anni fa. Una sera uscii con un’amica a bere una birra in un pub, qui conobbi un suo amico che si chiamava Giuseppe e passammo una piacevole serata a chiacchierare. Il giorno dopo c’era una grande manifestazione qui a Roma e con vari amici andai alla testa del corteo per iniziare a camminare. Fu allora che intravidi una persona che assomigliava tantissimo al Giuseppe che avevo conosciuto la sera prima e siccome ero convinta che fosse lui mi allontanai dal gruppo e andai a salutarlo. E dissi “ciao Giuseppe”, lui mi  guardò con aria interrogativa e allora io insistetti “sono Ilaria, ci siamo conosciuti ieri sera” e lui molto garbatamente disse “ah, ciao hai visto quanta gente, adesso ci incamminiamo” non sembrava troppo convinto di avermi riconosciuta e francamente ci rimasi un po’ male. Allora tornai dai miei amici che stupiti mi dissero “ma conosci Valerio Mastandrea ?” e io “no, perché?” e loro “lo hai appena salutato”.
E ho detto tutto!  

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