lunedì 31 gennaio 2011

Periodo di rinnovamento, grandi cambiamenti al lavoro: ho inalato così tanta vernice questa settimana che da un certo punto in poi non ho capito più niente. Non so se sono stati i gas tossici della pittura ma mi sono sentita rincoglionita tutti i giorni, dalla mattina alla sera, stordita tipo criceto che scende dalla ruota dopo aver girato a 64376574 km orari. Ospite d’onore il grande pittore Giotto-Robertone, che mi ha perforato i timpani tutta la settimana con un sottofondo di fischiettii  e stornelli che mescolati alla puzza di pittura hanno fatto in modo che nella mia testa crescesse una foresta di muschi e licheni per attutire i suoni. Non posso non pensare a che casino poteva fare Michelangelo mentre dipingeva la Sistina, ma perché i pittori fischiano sempre?
Per non parlare poi di polvere, cartongesso in ogni dove, acqua raggia, vestiti macchiati di pittura e clienti decerebrati. Domande di rito in questi giorni: “state chiudendo?” allora, se decido di chiudere un’attività, perché dovrei ridipingere tutto? Poi “cambiate gestione?”, se un negozio cambia gestione non sarebbe normale che a seguire i lavori ci fossero nuovi proprietari anziché quelli vecchi?  In ultimo “di che colore ridipingete?” facendo ben attenzione a NON guardare Tiziano-Robertone che stava dipingendo tutto di bianco. Francamente non me ne frega niente di queste domande, non fanno male a nessuno, la cosa che mi irrita è solo il senso di osservazione della gente che è pari a zero, o meglio alla gente non gliene importa nulla di quello che fai però la domanda del cacchio la deve fare per forza, ma perché? Forse in giro non si sa, ma  tenere la bocca chiusa fa campare più a lungo. Non sono mancati naturalmente i vecchietti col cappello che, mentre Monet-Robertone dipingeva le vetrine esterne, restavano lì impalati con le mani incrociate dietro la schiena  a controllare se il lavoro venisse fatto per bene, con questo ho scoperto che è una categoria che non esiste solo nei paesi ma che abbonda anche in città: il vecchio osservatore, che commenta ogni minimo errore del malcapitato pittore.
Per non farmi mancare proprio niente col freddo che ha fatto in questi giorni l’alluce del mio piede destro ha ricominciato a fare le bizze. Ecco la storia: come molti di voi sanno l’anno scorso m’è partito un embolo nel dito ed ho sofferto le pene dell’inferno, praticamente avevo un cadavere attaccato al resto del piede, mai avrei pensato che un cazzo di dito potesse farmi stare così male, uno di quei dolori che ti fanno diventare scemo. Il povero dito era tutto blu ed asfittico.  Ho più e più volte chiesto ai miei genitori se qualche nostro avo avesse avuto per caso rapporti intimi con un puffo tanto da poter cambiare la mia mappa genetica, ma pare di no. Quindi ho fatto una ricerca per sapere se qualche ramo della mia famiglia fosse nobile, aristocratico, così da poter giustificare il sangue blu che occupava il dito, ma niente nemmeno da questo versante. Magari un drago antivesuviano mi aveva morso il dito un giorno in cui avevo perso la memoria e per questo non me ne ricordavo, l’ultima ipotesi fu che la mia circolazione stava morendo e presto sarei diventata un vampiro.
Invece molto semplicemente pare proprio che sia il freddo a fare tutto sto casino. In sostanza giovedì sera mentre tornavo a casa in motorino sento una schicchera inconfondibile che mi partiva dal dito e  per l’occasione ho inventato le peggiori parolacce articolate di tutta la mia vita. L’unica soluzione al mio problema è farmi eparina a go go. Se non lo sapete vi dico cos’è, è un fluidificante del sangue e gli unici due effetti collaterali sono: 1)avere la pancia come un dalmata per un mesetto (le punturine le faccio sulla pancia perché è bella tripposa e non sento niente, però mi restano sempre i lividi), 2) morire dissanguata mentre mi raso le gambe sotto la doccia, cosa che dall’altro inverno ho imparato a non fare più e mi tengo i peli!
Poi per farmi scendere il morale sul fondo oceanico ci sta pure il fatto che è stata l’ultima settimana con la mia valorosa aiutante Adele, questa cosa non la sopporto per niente.
Il mio nuovo nipote cresce bene e il mio vecchio nipote ne è gelosissimo, tutto nelle norma insomma. Detto ciò mi viene spontaneo pensare che è un vero peccato  che poi i bimbi crescano, che arrivino a 12 anni e diventino sempre più antipatici, che non li puoi più abbracciare e sbaciucchiare, che poi saranno degli adulti che non ricorderanno nemmeno che gli hai cambiato il pannolino, in definitiva è una sola vederli crescere. Invece con un cane è diverso, quando è cucciolo è bellissimo, quando cresce è bellissimo lo stesso e si fa coccolare sempre allo stesso modo, avere un cane è come avere un bimbo di due anni per sempre. Ho esposto questo pensiero a mia sorella che sorprendentemente si è trovata d’accordo con me, ad ha pensato che meno male che c’è Birra (il suo cane) e una volta che i bambini non vorranno più le coccole c’è sempre lei che per una grattatina sotto il collo farebbe qualsiasi cosa. Vedi mio padre che per mancanza di bimbi in giro ha due cani che sembrano due fiaschette di vino paesano, chiatti, viziati e tonti.
Per sabato sera grazie all’amico Lino abbiamo organizzato una serata all’insegna del porco. Ci ha portato da Matera del maiale da fare al ragù. Un ragù che ha cominciato a cucinare venerdì alle 8 di sera e tra una cosa e l’altra è stato sul fuoco circa 6\7 ore. Un ragù vero come diceva mia nonna, perché quello finto cucina solo tre ore. Come una  festa meridionale che si rispetti anche il vino non è mancato e chiacchierando del più e del meno si sono fatte le 4 del mattino…non succedeva che facessi così tardi da almeno un paio d’anni!
Stamattina sono andata a fare la spessa e passando davanti ad un negozio di abbigliamento non ho resistito alla tentazione di entrare e comprare. Ho preso un jeans un sacco carino per la modica cifra di 15 euro, non è che mi sta strippato, molto di più! Voi direte “ e perché non te lo sei comparto di una taglia di più?” non posso, non posso proprio, porto la stessa taglia di pantaloni da quando ho 17 anni e per niente al mondo può cambiare. Allora potreste ancora dire “ e perché non mangi di meno così i pantaloni piccolissimi che ti sei comprata magari tra 15 giorni te li puoi mettere non rischiando di svenire per mancanza di ossigeno?” Posso senz’altro dire che le domande che mi ponete sono giustissime, e ahimè avete ragione da vendere. D'altronde anche il mio simpaticissimo M non fa che dirmi che quasi tutti i cibi possono esser mangiati senza salsette grassissime di ogni gusto e provenienza.
Sappiate quindi  che la mia dieta di stasera prevede orata al forno SENZA patate, ma solo con una misera e tristissima insalata. La mia sfida con quei pantaloni è appena cominciata.

lunedì 24 gennaio 2011

Il tempo si è accorciato, ridotto, ristretto rispetto al passato. Prima una giornata mi sembrava che durasse più di 12 ore, o meglio le ore erano decisamente più dilatate. Ora come ora tra svegliarsi e addormentarsi il passo è breve. Quando ero piccola riuscivo a fare così tante cose durante una giornata che se ci penso ora mi sembra incredibile.  Secondo me c’è qualcosa che sta cambiando nella natura della terra, mi ci ha fatto pensare una ragazza giovedì mattina, da allora la mia vita non è più la stessa. Il tempo passa più in fretta mentre a noi sembra che le lancette dell’orologio abbiano lo stesso ritmo di sempre. Credo che quello che ho appena scritto sia una minchiata gigantesca, ma non riesco a fare niente di quello che vorrei fare. Non sembra anche a voi che qualcosa vi stia mangiando il tempo? Parlerei piuttosto di percezione, di una cosa intangibile, in fondo chi ci dice che  qualcuno non tari il tempo ogni giorno in maniera diversa? Vi siete mai chiesti perché tutti vanno sempre di corsa? Secondo me perché il tempo è diminuito!
Questa settimana oltre ad essere stata illuminata circa la questione temporale, ho scoperto cose sconcertanti sugli extraterrestri. Un conoscente di mio cognato che lavora in circoscrizione il quale oltre ad occuparsi di beghe burocratiche del comune di Roma, è anche un esperto conoscitore di vita aliena. In sostanza fa parte si una setta di cui non ricordo il nome, che si occupa della fine del pianeta terra e le forme aliene che vivono nell’universo. Gli alieni siamo noi, la terra era disabitata e poi l’uomo, ma in versione più evoluta, è giunto su questo pianeta ed ha lasciato alcuni ceppi di esseri umani più primitivi  e poi se n’è andato, lasciando noi poco evoluti a sbrigarcela da soli. Così avrebbero fatto anche su altri sistemi solari, popolando l’universo di esseri umani diversamente evoluti. In sostanza siamo degli extraterrestri sottosviluppati. Questa, secondo questa setta, sarebbe una risposta alla mancata scoperta dell’anello di congiunzione tra l’uomo e la scimmia. La nuova teoria evoluzionistica in effetti parla della mancanza di legami fra l’uomo e la scimmia, ovvero due provenienze assolutamente differenti, così i membri della setta che da ora chiamerò per comodità di lettura con un nome totalmente inventato  “I Rutti del cosmo” , hanno tirato fuori la dottrina che ho pocanzi scritto: GLI ALIENI SIAMO NOI. Essendo quelli dei Rutti del cosmo dei prescelti, riescono ad avere contatti continui con gli alieni e si fanno svelare segreti e complotti che riguardano la fine del nostro pianeta. Innanzitutto a breve il nucleo della terra si fermerà per qualche giorno e poi inizierà a girare al contrario. In quei giorni di stop il sistema gravitazionale si sballerà e la maggior parte degli esseri viventi morirà per cause a noi ignote, quando ricomincerà a girare i poli si invertiranno e lì saranno cazzi amari per tutti coloro che sono rimasti in vita. Una prima avvisaglia di questo problema è avvenuta proprio in questi giorni, quando stormi e stormi di uccelli sono precipitati e morti inspiegabilmente. Secondo lui il nucleo si è bloccato per una frazione di tempo minima tanto da privare i malcapitati uccelli del senso dell’orientamento e della spinta gravitazionale. Mah!
I Rutti del cosmo parlano anche di un nome piuttosto dubbio dato a noi umani dagli extraterrestri, ci chiamano Lemuri, ma l’enciclopedia ecco come definisce i lemuri: “lemuri (Lemuriformes, Gray 1821) sono un infraordine di primati del sottordine degli Strepsirrhini.Il termine "lemure" deriva dal latino lemures, che significa "spiriti della notte", poiché la maggior parte dei lemuri possiede grandi occhi dall'aspetto spiritato ed emette versi simili a gemiti sofferenti..”
Allora le cose sono due: o il membro dei Rutti del cosmo si è sbagliato e forse voleva dire un’altra cosa tipo memure, femure, pemure ecc, oppure ha detto una cazzata megagalattica, sperando che a chi dice questa cosa non sappia cos’è un lemure.
Aiutatemi a capire!
Comunque per quanto questa conversazione abbia sfiorato più volte l’assurdo un pochino mi ha fatto riflettere. Possibile che un uomo distinto con tanto di famiglia a seguito abbia delle turbe psichiche di questo spessore? Davvero la moglie se la beve quando dice di essere scomparso per serate intere assicurando di essere rapito dagli alieni ogni volta? Oppure dovrei smettere di essere così scettica  e pensare che forse un fondo di verità in questa storia esista? Quante domande oggi!
In ogni caso credo che la grande città ti porti ad essere molto solo, che la moltitudine di gente che la abita in realtà sia avvolta da una coltre di solitudine così spessa che per forza poi esci di testa. Parecchio tempo fa conobbi una signora disperata che aveva il marito, un bancario della banca vaticana, che ogni sera fissava il cielo buio per ore aspettando che gli UFO lo venissero a prendere perché quella vita gli faceva troppo schifo. Mi fece ridere questa cosa,  ma come lui così a stretto contatto con le “alte sfere” aspettava gli UFO per cambiare vita?
Se avete qualche dubbio sulla veridicità di queste storie assurde che vi racconto sappiate che ho dei testimoni!
In settimana ho concluso un altro libro “L’opera struggente di un formidabile genio”  (Dave Eggers), un libro carinissimo, scorrevole e piacevole. Di solito dopo aver letto 3 libri di fila, il primo era “L’apprendistato di Duddy Kravitz” di Mordecai Richler (amaro e un po’ triste) , il secondo” Zio tungsteno” di Oliver Sax ( se siete amanti della chimica e della scienza va bene, se no è un po’ palloso) e il terzo quello di sopra, faccio una pausa di circa 8 giorni in cui leggo solo fumetti dove i protagonisti sono bambini o animali oppure animali e bambini insieme. Per esempio: Peanuts, Calvin e Hobbes, Get Fuzzy e Pearls before swine.  Mi serve un periodo di disintossicazione da cose serie. A proposito di cose serie: stamattina ho usato la vaporella che mi ha regalato mamma per Natale per pulire le tende e il divano, una svolta epocale nelle pulizie domestiche. Ovviamente già l’avevo testata per la pulizia dei rubinetti, delle piastrelle e delle finestre, ma questa cosa del divano mi ha fatto impazzire! Il mio sogno è quello di avere un ripostiglio così grande dove poter tenere tutti i miei elettrodomestici in ordine tipo lo scaffale di un negozio. Così la mattina potrei guardarli tutti in fila e dire “..e oggi che uso?”
Questi si che sono sogni!

lunedì 17 gennaio 2011


Ma se i luoghi comuni esistono è perché forse un fondo di verità lo avranno?
Di sicuro adesso devo usare un luogo comune circa la città di Napoli: la pizza, il caffè e le sfogliatelle come sono buone lì in nessun’altra parte del mondo. Per quanto riguarda la bellezza della città si può solo dire: vedi Napoli e poi muori.
Questo per dire che ho passato la domenica a Napoli con Luis ed M mangiando pizza e sfogliatelle e bevendo caffè. Una piccola pecca ha incrinato però la nostra gita, al bar Gambrinus a piazza del Plebiscito tre caffè e tre dolci ci sono costati ben 22 euro e per di più il caffè faceva veramente schifo! Vabbè, abbiamo voluto fare i tipi ganzi che si siedono al bar più rinomato della città, forse ce la siamo andati a cercare!
Nel frattempo ho qui in soggiorno mio fratello che negli anni mi ha riempito la casa di quadri di proporzioni considerevoli con soggetti alquanto bizzarri e che ora si è dato alla scultura di argilla, lo so che è per necessità universitarie, ma vi assicuro che trovare briciole di argilla mollicce in tutta la casa non è piacevole. Ho notato che gli artisti non si occupano più di tanto dell’igiene postuma alla creazione e ho notato pure che mancano totalmente di senso pratico e manualità per quanto riguarda le cose di tutti i giorni. Per esempio due giorni fa ha iniziato a montare un cassettone di ikea più o meno verso le quattro del pomeriggio, ma alle otto quando siamo tonati da lavoro ancora stava lì con pezzi che avanzavano. Mio fratello è uno di quelli che dice “ di sicuro hanno sbagliato a mettere i pezzi nella scatola e certamente i disegni esplicativi sono imprecisi”, non gli viene mai il dubbio che forse non è cosa sua. Mi sta uscendo dalle dita un altro luogo comune, lo voglio scrivere, non ne posso fare a meno: prendi l’arte e mettila da parte.
Finalmente ho smesso di lavorare anche di lunedì, per cui oggi mi sono data al cazzeggio più totale. Stamattina siamo usciti con M alla ricerca di un jeans per lui e un cappottino per me, non siamo riusciti a trovare né l’uno né l’altro e così sono tornata a casa un pochino depressa, quando non riesco a spendere soldi inutilmente per me è una sconfitta. Sono appena tornata dal supermercato e nemmeno lì sono riuscita a comprare nulla di soddisfacente, anzi direi che non ho comprato proprio niente, tranne la senape, che direi che è un condimento veramente importante.
Avete presente quelle giornate che la testa sta proprio da un’altra parte? Ecco è una di quelle.
E dove sarà la mia testa allora? Amici miei mi trovo in piena crisi stagionale.
Vorrei essere a fine giugno inizio luglio a Maratea, su un materassino a largo della spiaggia “rena del nastro” di Cersuta, con la faccia  nell’acqua e gli occhi aperti per vedere il fondale. Il sole leggero che mi accarezza la pelle e nessun rumore tranne quello di dolci ondine che si posano sulla battigia. Sto messa troppo male, per di più immagino fresche serate nel bosco vicino casa mia a guardare le lucciole nel buio, cenette a lume di candela immersa nell’odore magico dei gelsomini notturni e momenti di stupenda solitudine stesa sulla sdraio ad osservare le stelle. Ditemi qualcosa di carino altrimenti stasera impazzisco!
La settimana è stata scarna di avvenimenti interessanti, il traffico dei saldi sta pian piano scemando e così le giornate si susseguono tutte uguali, ora come ora ( che tutto si è calmato) mi sto rendendo conto che siamo nell’anno nuovo, non che cambi molto, ma io sono un po’ lenta per certe cose. Ecco alcune cosette che NON farò nemmeno quest’anno: iscrivermi in palestra, andare a correre la mattina, smettere di fumare, smettere di bere birra, comprare una macchina, tingere i capelli color biondo platino (è sempre stato il mio sogno), mettermi a dieta per più di 12 ore, mangiare la pasta solo due volte a settimana, chiamare qualcuno che mi aiuti per le faccende domestiche, prendere un anno sabatico e infine nemmeno quest’anno (per fortuna) cercherò un altro posto per andare in vacanza che non sia Maratea. Devo confessare che ogni tanto mi balena l’idea di andare a passare le vacanze estive da un’altra parte, magari per conoscere un posto nuovo, ma poi gira che ti rigira vince sempre casa mia.
Qualche giorno fa, forse giovedì, ero al negozio ed ho rivisto dopo tanto una signora inglese troppo carina e vedendola mi sono ricordata di un avvenimento allucinante accaduto qualche anno fa. Mia sorella all’epoca teneva un corso di decorazione per alcune signore attempate. Una di queste era proprio la signora inglese la quale aveva un marito italiano altissimo e molto distinto. Un pomeriggio che eravamo tutte al corso affaccendate con colori, carte e quant’altro, questo signore venne a prendere sua moglie, si avvicinò al tavolo e se ne uscì con queste parole “ signore care, come ben sapete ho lavorato una vita all’ambasciata americana, così sono venuto a sapere di una notizia assolutamente top secret, fate scorta di viveri, di zucchero, pasta e cibo vario, trovate un posto sicuro e nascondetevi con i vostri cari. La situazione è pericolosissima, siamo vicini ad una guerra epocale, hanno scoperto dove si nasconde Bin Laden.”
Era passato circa un anno dalla caduta delle torri, il signore ci parve piuttosto serio, così molto preoccupate gli chiedemmo dove lo avessero trovato, o almeno se poteva darci qualche altra notizia più dettagliata. Così ci rispose: “non potrei dirlo, ma visto che siete tutte amiche di mia moglie vi svelerò questo segreto, Bin Laden si trova nella terza dimensione.”
Ci guardammo piuttosto sbigottite, ma era serio? Ci eravamo perse qualcosa?
La signora inglese prese suo marito sottobraccio e con cautela lo portò verso l’uscita, poi lei da sola  tornò indietro  e mortificata ci disse che lui soffriva di demenza senile e che si era così fissato con Bin Laden e la terza dimensione che raccontava questa storia a chiunque gli venisse a tiro facendole fare delle figuracce incredibili. Se ci ripenso dopo tanti anni ancora mi faccio un sacco di risate!
Stasera lo chef consiglia pasta fresca con sugo di carne tritata, che non ho capito perché a casa mia la chiamiamo sugo alla bolognese, mentre per esempio la mia amica Magda che è siciliana lo chiama ragù e il ragù, che a casa mia è la carne con il sugo, lei lo chiama semplicemente carne al sugo,  però mi sono dimenticata di chiederle che cosa chiama Bolognese.
Il segreto di una buona bolognese è senz’altro il battuto di cipolla, carota e sedano, più piccolo è migliore è la riuscita del sugo.
Allora buon appetito!

lunedì 10 gennaio 2011

Frasi che ho sentito circa i secondogeniti:
1)      i secondi si crescono da soli
2)      per i primi sei-otto mesi il secondo non lo devi proprio calcolare
3)      come sono autonomi i secondi non lo è nessun figlio
4)      i secondi hanno la strada spianata dai primi
5)      come si è paranoici e apprensivi con i primi figli non lo si è con i secondi
6)      bisogna sempre coinvolgere il primo figlio nelle cure del secondo.
Ora cercherò di tradurre questo piccolo elenco affinché tutti possiate capire  cosa vuol dire essere un secondogenito.
1)      noi secondi figli una volta venuti al mondo siamo costretti ad ingegnarci per poter sopravvivere in una casa resa ostica e pericolosa dal nostro fratello\sorella maggiore.
2)       fino a circa un anno di età le coccole ci sono lesinate e se ci vengono fatte è soltanto di nascosto forse  in un angolo buio dove nessuno possa vederci e o sentirci, oppure di sera quando il nemico è andato a ninna. Ogni persona che entra in casa guarda nella culletta con una voglia incredibile di strapazzare quel piccoletto ma impotente si mette le mani in tasca e prosegue il suo cammino.
3)      Ad un certo punto della  vita impari a leggere e a  scrivere da solo e nessuno ti dice che sei un genio, potresti declamare la Divina Commedia o l’Amleto a otto anni ma sembrerebbe del tutto normale. Sempre in piena autonomia impari a mangiare, ti applichi a tenere il cucchiaio con la mano giusta, capisci la funzione del bicchiere ma praticamente nessuno ti vede. Poi miracolosamente muovi il primo passo e ti senti come Gesù quando cammina sulle acque e poi ti accorgi che tutti sono girati dall’altra parte perché tuo fratello\sorella maggiore pur di farsi notare sta facendo un saggio di ginnastica ritmica. Infine a 18 anni chiedi ad uno zio di farti fare le guide  per prendere la patente poi torni a casa contento e patentato e tuo padre ti dice che non è possibile che tu abbia 18 anni. 
4)      Quando hai finalmente i 15 anni di età ti lasciano uscire fino a mezzanotte perché ormai tuo fratello\sorella va a ballare e se torna verso le 7 di mattina è un miracolo.
5)       Quando sei secondo se ti spolpi un ginocchio, ti apri un sopracciglio, ti maciulli le mani e cose di questo genere, il meglio che ti può capitare e che mamma ti metta l’alcool puro sulle ferite senza nemmeno chiederti se sei pronto al dolore, te lo mette “alla scordata”. Se ti viene la febbre a 40 di sicuro NON è meningite, se vomiti dopo una poppata NON hai il reflusso gastrofageo, se non dormi NON sei indemoniato, se dormi troppo NON sei narcolettico. In ogni caso se stai una merda nessuno ti fila perché tanto NON è niente di grave.
6)      Il primo giorno nella tua nuova casa trovi un anfitrione di tutto rispetto che ti fa capire subito chi comanda lì dentro, ovvero tuo fratello\sorella maggiore. Egli  fa finta di aiutare la mamma a farti il bagnetto ma in realtà sta studiando il modo migliore per farti fuori e farlo sembrare un incidente.  Ti canta  filastrocche intrise di messaggi subliminali che se le ascolti al contrario parlano della tua morte. Vivi nella tua culletta come in un bunker stando ben attento ai raid aerei di giocattoli volanti. E se proprio sei sfortunato il giorno che impari a camminare lui o lei ti gambizza con una lupara giocattolo.
Tutto ciò per dirvi che è nato il mio secondo nipote e che essendo seconda anche io lo ammiro per aver avuto il coraggio di essere venuto al mondo dopo un fratello!
Questo e tanto altro è successo durante questa interminabile settimana. Come prima cosa ho lavorato anche lunedì e forse mi tocca pure oggi, e poi care amiche donne come ben sapete sono cominciati i saldi. Orde di femmine impazzite per un maglioncino o per una gonna, al negozio ogni giorno scene da film demenziale. Tutto l’anno le ragazze sono pudiche e se escono dal camerino è solo perchè sono sicurissime che la cosa che stanno provando stia  perfettamente. Durante i saldi invece se i camerini sono occupati si spogliano pure in mezzo alla sala, fregandosene dei calzini bucati, dei pelazzi nerissimi e della cellulite, ammucchiano capi su una sedia e fanno la guardia come mastini napoletani, forse ringhiano pure, ma porca pupazza…sono solo vestiti!
“Questo è mio, scusi non vede che lo stavo per provare”, oppure “Senta può dire a quella signora che quella maglia l’avevo presa prima io” anche “Dov’è quel vestito che avevo poggiato qui? Oddio era il mio…chi lo ha preso?” E mentre si dicono queste cose hanno proprio una faccia incazzatissima, ma dico io, possibile che ci si comporti come delle pazze isteriche per un vestito, e se a queste donne gli succedesse qualcosa di grave che fanno, ammazzano? Sono disgustose,  credetemi, mi fanno vergognare di appartenere al genere umano femminile.
Per tutta la settimana non ho fatto che dire:  “mi dispiace è finito” (parlando di vestiti) e “no, non è possibile riordinarlo” a tal proposito mi faccio una domanda, perché la gente pensa che sto mentendo se dico che una cosa è finita? E che diamine, sarei una deficiente se avessi una cosa e non gliela vendessi, andrei contro i miei interessi, possibile  che la gente non lo capisca?
Inoltre c’è chi pretende che io ricordi le loro facce a distanza di un anno, le famose facce da saldo, che si vedono solo due volte l’anno. E lo chiedono a me che già sono una pippa con la memoria a breve termine figuriamoci con quella a lungo termine. Riguardo alla memoria fisionomista devo per forza raccontarvi una cosa che mi è successa circa 10 anni fa. Una sera uscii con un’amica a bere una birra in un pub, qui conobbi un suo amico che si chiamava Giuseppe e passammo una piacevole serata a chiacchierare. Il giorno dopo c’era una grande manifestazione qui a Roma e con vari amici andai alla testa del corteo per iniziare a camminare. Fu allora che intravidi una persona che assomigliava tantissimo al Giuseppe che avevo conosciuto la sera prima e siccome ero convinta che fosse lui mi allontanai dal gruppo e andai a salutarlo. E dissi “ciao Giuseppe”, lui mi  guardò con aria interrogativa e allora io insistetti “sono Ilaria, ci siamo conosciuti ieri sera” e lui molto garbatamente disse “ah, ciao hai visto quanta gente, adesso ci incamminiamo” non sembrava troppo convinto di avermi riconosciuta e francamente ci rimasi un po’ male. Allora tornai dai miei amici che stupiti mi dissero “ma conosci Valerio Mastandrea ?” e io “no, perché?” e loro “lo hai appena salutato”.
E ho detto tutto!  

lunedì 3 gennaio 2011

Che faccio, inizio con la solita solfa dei buoni propositi per l’anno nuovo oppure vi racconto una storia? 
Ok, vada per la storia.
Quando ero piccola passavo quasi tutti i pomeriggi a casa delle mie cugine, le quali vivevano oltre che con i loro genitori (che non c’erano quasi mai perché avevano ed hanno il ristorante) con una zia ed una vecchia nonna.
Io, mia sorella e le mie cugine giocavamo sempre insieme inscenando spesso e volentieri i classici giochi da bimbe: mamma e figlia, famiglia ricca contro famiglia povera, piccolo teatrino di giovani attrici squattrinate, la vera vita di Anna Frank,  la vecchia zia che si ritrova con tre nipotine orfane, il lontano parente emigrato in America che ritorna al paese ma non ricorda più l’italiano, il misero gruppetto di partigiani inseguito da sanguinari tedeschi nei boschi cersutari, Ulisse che affronta le mostruose arpie, il rapimento di ciccio bello da parte dell’anonima sequestri sarda, eccetera eccetera.
Se la stagione lo permetteva i nostri giochi si svolgevano all’aperto, magari in giardino oppure nei boschetti limitrofi alla casa, ma d’inverno c’era poco da fare, bisognava stare dentro al calduccio.
Avevamo a disposizione una casa intera e non eravamo controllate da nessuno, ma in una stanza della casa ci era vietato entrare, quella della nonna e della zia (che dormivano assieme). 
Indovinate un po’ noi dove stavamo sempre? Esattamente in quella stanza e sapete perché? Perché era terrorizzante!
Era buia, appena illuminata da due  ceri  posti sotto due nicchie contenenti una Maria Vergine, l’altra Maria Addolorata, la prima vestita d’azzurro con una vaga espressione di beatitudine, l’altra vestita di nero con una chiara espressione di dolore e angoscia. Ovviamente le nicchie erano posizionate proprio sopra i due letti, dalle testate nere intarsiate e dai copriletti di broccato verde scurissimo. Le statuette erano bellissime e molto veritiere, pezzi antichi di chissà quanti anni, con abiti cuciti a mano e tutti ricamati, ma viste in quel contesto erano un po’ inquietanti. 
Tutte le pareti della stanza erano tappezzate da cornici con foto in bianco e nero di parenti deceduti anche 100 anni prima: zii, zie, cugini, fratelli o sorelle. I soggetti delle foto sembravano attori degli anni trenta, le donne con acconciature alla Rita Hayworth  e con sguardi languidi e trasognati, gli uomini invece avevano tutti dei baffoni e basette precisissime, le sopracciglia ad ali di gabbiano ed erano in divisa (tutti morti in guerra, come si diceva allora e come purtroppo si dice ancora).
Solo da grande ho scoperto che le foto erano ritoccate e che le mie cugine in realtà non avevano parenti bellissimi come gli attori di Hollywood. Ora che ci penso anche a casa di mia nonna materna c’era un’unica grande foto delle mamma di mio nonno e tutti lì a dire che somigliava a questa o a quell’altra figlia, in realtà non somigliava proprio a nessuno perché era totalmente ritoccata, ma nessuno se ne faceva capace e per forza a qualcuno doveva somigliare.
In mezzo a tutte queste foto c’era anche un quadretto di Santa Lucia che era super angosciante e anche un po’ splatter. La Santa in primo piano con le orbite vuote e  con in mano un vassoio contenente i suoi occhi, restavo a bocca aperta nel guardarla non tanto per la potenza evocativa del ritratto, che non capivo ovviamente, ma per l'orrore che mi suscitava. Tutt’intorno alla cornice varie immaginette di santi di gran lunga meno tragici della povera santa Lucia.
Poi c’era un armadio scuro con al centro un’anta fatta di specchio malato, tutto pieno di chiazze gialline e opache che rifletteva immagini tutte deformi,  guai a specchiarti lì, con quella luce fioca se ti guardavi in quello specchio poteva venirti un infarto dalla paura.
Sotto una finestrella, sempre accuratamente chiusa, c’era una cassapanca che conteneva un corredo mai usato che in realtà era della zia che viveva con loro, ma che nei nostri racconti era di qualche parente lontana morta in circostanze misteriose e con qualche storia sordida alle spalle. C’erano camicie da notte di chiffon color pesco e azzurre, poi lenzuola e cose che ormai non ricordo più. Il gioco più eccitante era quello di indossare ognuna di noi una camicia da notte e svolazzare nella stanza fingendo di essere il fantasma di questa parente, quale modo migliore per esorcizzare la paura?
 Ma la cosa che più mi faceva spavento era una quadro che stava sulla parete al centro dei due letti, un’antica stampa che raffigurava l’inferno, il purgatorio e il paradiso. L’immagine era color seppia, anzi per la precisione dava più sul verdone e il grigio. Dunque, la parte più grande (quella dal basso) rappresentava l’inferno, pieno di anime dannate tutte scarnificate con smorfie facciali aberranti, ognuna di esse era in pose contorte e sofferenti, fiammelle in ogni dove, demoni cattivissimi che facevano la guardia e un groviglio di corpi  dove a stento riconoscevi un arto o una testa. Una cosa agghiacciante! 
Poi con lo sguardo salivi un pochino e c’era il reparto Purgatorio, dove i corpi  diventavano meno chiari, era tutto annebbiato e si faceva più aleatorio. Diciamo pure che  essendo la struttura del dipinto a forma di piramide o montagna già il purgatorio occupava meno spazio dell’inferno.
Alla’apice della piramide, sul cucuzzolo di questo monte c’era solo la Madonna, solo lei e basta.
Possibile che il Paradiso non avesse bisogno di più spazio? Possibile mai che nessuno meritasse di andarci in Paradiso?
Non venendo da una famiglia particolarmente cattolica, nessuno mi aveva spiegato come in realtà funzionava la cosa. E lì io che mi arrovellavo su questo dilemma, tutti saremmo andati all’inferno, qualche fortunato in Purgatorio e nessunissimo in Paradiso?
Quel quadro oltre a farmi una paura pazzesca mi aveva messa di fronte ad una realtà terribile. Che fine spaventosa ci toccava!
Non ne parlai mai con nessuno, in primis perché non  potevo dire dove avevo visto quel quadro dal momento che ci era vietato entrare in quella stanza,  e poi perché alle domande sui misteri della fede mi rispondevano sempre allo stesso modo “è così e basta”.
Qualche anno dopo, quando ho capito che il Paradiso era ubicato in cielo, mi sono chiesta perché in quell’immagine proprio il cielo occupasse soltanto un quinto dello spazio a disposizione, la risposta mi è tuttora oscura…sempre i soliti misteri della fede!
Non ho idea di che fine abbia fatto tutta la roba di quella stanza, se le mie cugine abbiano conservato qualche ritratto, se quel baule pieno di biancheria esista ancora, se quel quadro che mi ha impaurita così tanto non sia andato perduto e soprattutto non so dov’è il limite fra i miei ricordi e la mia immaginazione di bambina,  ma per me va bene così, se no che ricordi sono?

Nota a piè pagina
All’età di otto anni (credetemi) ho abbracciato la scelta dell’ateismo indipendentemente dalle influenze esterne e dalla mia giovane età,  è stata la prima decisione importante della mia vita.