lunedì 13 dicembre 2010


Per me la gioia deriva da piccole cose:  quando torno a casa la sera e trovo l’ascensore al piano terra,  mi piace il sabato mattina perché per strada non c’è nessuno, anche la sigaretta dopo il caffè mi appaga moltissimo. Per non parlare poi di trovare casa tutta pulita ed ordinata dopo una giornata lunga e faticosa e non posso omettere da questo elenco il piacere che provo alle 20e35 quando guardo “Un posto al sole” e sorseggiando una birretta ghiacciata. 
Un neo però esiste, la mia gioia per le piccole cose è direttamente proporzionale alla mia incazzatura per cose altrettanto stupide.
Mercoledì in una botta sola ho perso chiavi del motorino e cellulare. Non so da dove iniziare a descrivere la giornata di merda che ho vissuto. Come prima cosa è fondamentale dire che non posseggo chiavi di scorta del motorino e che il mio meccanico Aldo (lo ricordate, l’uomo dedito al pessimismo, il Leopardi dei motori?) mi ha sempre detto che avrei dovute averle poiché se le avessi perse sarebbe stato un problema.  Egli stesso mi aveva fatto un preventivo che si aggirava intorno alle 300 o 400 euro in caso avesse dovuto smontare la parte davanti del motorino per cambiare il buchino della chiave. Dunque potete immaginare come mi sia sentita mercoledì mattina quando sono andata a rovistare nello svuota tasche e non ho trovato le chiavi, ho frugato ovunque, ho rifatto lo stesso percorso della sera prima, ma niente di niente. Mi dispiace anche per mio fratello che si è dovuto sorbire una super crisi isterica con tanto di pianto a dirotto.
Allora in preda al panico ho iniziato a cercare il cellulare per rendere partecipe anche mia sorella della sventura che si stava abbattendo su di me, ma non riuscivo più a trovare manco il telefonino. Già lo odio il mercoledì, per come si erano messe le cose avrei dovuto fare come gli antichi romani, ovvero ritornare a letto e non uscirne fino al giorno dopo. Invece sono andata a lavoro e sono stata con un’incazzatura latente per 7 ore e mezza, fino a quando una telefonata mi ha salvato la vita.
Un ragazzo del palazzo aveva trovato le chiavi infilate nella serratura del bauletto (del motorino) e il cellulare poggiato sopra. Egli aveva anche lasciato un biglietto sotto la copertina del mio ciclomotore che naturalmente io la mattina non avevo nemmeno alzato. In sostanza questo santo uomo ha visto che nessuno chiamava per reclamare gli oggetti smarriti così ha telefonato a mio padre prendendo il nome dalla rubrica del cellulare. Erano le otto meno un quarto di sera quando quella giornata di merda ha avuto una sferzata verso la gioia incredibile.
Con tutta sincerità avevo taciuto circa la disavventura  con papà il quale quando perdo le cose mi dice sempre la stessa cosa “si semp tu”, frase che non è mancata nemmeno in quest’occasione. Per gli amici del nord la traduzione è “sei sempre la solita”.
Ma vogliamo parlare della mia smemoratezza? Come ho fatto a non accorgermi di aver lasciato le chiavi così in bella mostra? Se avessero rubato il motorino cosa avrei detto agli sbirri: “no, non lo hanno forzato, c’erano le chiavi!”
Ad ogni modo giovedì mattina per dare la stoccata finale alla mia memoria sono uscita di casa tutta contenta con il passa montagna in testa e lo stereo nelle orecchie ascoltando “Jesus Christ super star”, ma qualcosa mancava all’appello: IL CASCO. Così ho dovuto chiamare M di corsa perché mi venisse ad aprire la porta di casa (io non posseggo chiavi di casa, chissà perché) per prendere il casco e correre a lavoro. Quando è arrivato mi ha lanciato uno sguardo che dentro conteneva le seguenti emozioni: incredulità, preoccupazione, inquietudine e anche un po’ di pena.
Non voglio preoccuparmi troppo per questi eventi  perché credo che il tutto sia dovuto ad un pochino di stress natalizio-lavorativo, tra orario continuato e tutto il resto esco la mattina, torno la sera e vado a  dormire, non so nemmeno dove trovo il tempo per aggiornare il mio blogghino.
Sabato sera però siamo andati a casa dell’amico Ugo che per festeggiare il suo compleanno ha ucciso un cinghiale e lo ha cucinato. Lo avrà di sicuro catturato durante una delle sue battute di caccia a Villa Ada, lui fa sempre le cose in grande!  Quando mangio la selvaggina sogno sempre di essere un uomo (o donna) primitivo, e così ho immaginato  tutti noi invitati attorno ad un falò metafisico mentre sbranavamo la preda catturata dopo tanti sforzi…ok, ho esagerato con il vino, lo confesso, per cui le mia immaginazione è partita per una tangente alquanto alcolica. Alla fine della serata, come ad ogni festa meridionale che si rispetti, ci siamo portati a casa il nostro tupperware di sugo di cinghiale e pure qualche mandarino calabrese, io non faccio mai complimenti se si parla di cibo. 
Purtroppo il tempo ultimamente con me è tiranno e sono anche fuori dalla mia tabella di marcia per quanto riguarda l’orario del post, per cui vi auguro una splendida serata e mi dispiace se risulto un pochino ermetica, non me ne vogliate….sono distrutta!

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