lunedì 6 dicembre 2010

L’inizio della mia settimana marateota è stato molto produttivo. Il giorno dopo essere andata a Praia, mio padre ha insistito perché andassimo pure a Sapri, credo per non far torto a nessuna regione con cui confiniamo. Purtroppo la statale 18 era chiusa a causa di una frana e quindi per arrivare a Sapri abbiamo dovuto fare una traversata lunga e tortuosa, passando per dei paesi e luoghi che manco sapevo che esistessero. Finalmente lì, abbiamo potuto girare in lungo e in largo per la cittadina e dedicarci ad uno shopping sereno e poco dispendioso. Al ritorno hanno insistito entrambe i miei genitori affinché andassimo a pranzare in un ristorante consigliato loro da alcuni amici olandesi.  Inutile descrivere la litigata che si sono fatti in macchina  perché non riuscivano a trovare il posto. Soltanto dopo un po’ che ascoltavo il loro dialogo assurdo ho capito che né l’uno né l’altro vi erano mai stati. Mai mamma diceva di ricordare un posto che forse aveva semplicemente immaginato, mio padre che vanta trascorsi alla Marco Polo, diceva che senza dubbio lì lui già c’era stato. E finalmente dopo tanto penare e la pancia brontolante abbiamo trovato la trattoria. Alla faccia di tutte le cucine light abbiamo mangiato ogni ben di dio, dai salumi ai formaggi, le tagliatele coi funghi porcini più “fungose” che abbia mai mangiato e pure i dolcini di farina di fagioli. Tutto accanto ad un camino grande grande e pieno di legna ardente.   Quando capirò dove effettivamente è il ristorante ve lo farò sapere.
Di ritorno in macchina ho fatto questa considerazione: se penso a come si mangia male a Roma e a quanto si spende mi viene il nervoso.
Poi è arrivato mercoledì e sono dovuta ripartire per Roma.
Se al viaggio di andata ero accompagnata dall’allegro e gioviale odore dell’alcool degli americani, al viaggio di ritorno mi è andata proprio male. Sono stata in un vagone tutta sola da Maratea fino a Napoli, tranquilla e felice, ho letto il libro che mi ha regalato il mio amico Ugo, l’ultimo di Ammaniti, che devo dire aveva creato una leggera aura di poesia nel vagone e pure una sorta di commozione dentro di me. A guastare tutto è bastato un burino de Roma che puzzava di antiparassitario per cani. Credo fosse antiparassitario poiché quell’acre odore ha risvegliato in me un remoto ricordo di bambina. I miei conoscevano dei signori che avevano un cane di merda, piccolo piccolo e stronzissimo che puzzava uguale.
Inutile elencare le innumerevoli volte che il romanaccio coabitante di vagone ha pronunciato la parola “amò” al telefono con la fidanzata, però ci tengo tantissimo a descrivere come egli abbia cercato (inutilmente) di attaccare bottone con la sottoscritta: “sto treno fa na cifra de ritardo. Te verrai da lontanissimo, starai qua dentro da n’sacco tempo”. Chissà perché i romani pensano che se abiti più a sud di Napoli vuol dire che vieni dall’Africa. Comunque non ricordo che risposta ho dato, ma mi è sembrato il caso di accendere il pc e mettermi le cuffie nelle orecchie. Avrà capito che non avevo alcuna voglia di conversare?  Per una questione tutta mia non gli ho mai rivolto la parola, soprattutto perché si vedeva da lontano un miglio che aveva voglia di chiacchierare. Per essere super merda ho pure spento la musica ma sono rimasta con le cuffie nelle orecchie. Con uno che dice ”amò” non ci parlo manco con un mitra puntato addosso. Ho dei principi anche io.
La mia stronzaggine comunque era dovuta specialmente al fatto che stavo andando via di casa. Ogni volta che riparto è una morte civile, mi viene un groppo in gola che inizia due ore prima di partire e mi passa tipo il giorno dopo. Non ci posso fare niente, è più forte di me, lasciare casa è un incubo. Per casa intendo: i miei genitori, i miei parenti, il mare,  il giardino, il caminetto, i cani, il cibo ecc. Lo definirei un “grande insieme”, io nel frattempo mi ritengo  un “sott’insieme” che però lontano dal grande insieme non ha molta ragione di esistere. 
Al mio rientro a lavoro ho constatato che come sempre durante il periodo natalizio aprono le gabbie di tutti gli zoo umani esistenti. Tipo Dracula, alcune vecchine resuscitano per andare in giro con meno 10 gradi senza meta, le “non morte” indossano cappotti tanto antichi che per strada l’odore preponderante è quello di naftalina e che pure se non piove il loro ombrello è sempre aperto e pronto per farti perdere un occhio se ti avvicini troppo.
Se state pensando che certe volte sono troppo intollerante avete ragione, ma vi assicuro che ci sto lavorando su.
Invece le persone che mi fanno tanta tenerezza sono gli uomini che vengono a fare i regali per le mamme, le sorelle, le amiche oppure per le fidanzate. Sembrano dei cuccioli abbandonati sulle autostrade, con gli occhioni spalancati e privi di orientamento. Sul loro volto vedo farsi chiara una domanda: “ma dove sono?”. Ed ecco che qui arrivo io e li guido come si fa con un bimbo all’asilo e spiego ogni cosa: questa è una gonna, questa è una maglia, questi dei pantaloni….e così via. Il momento più difficile è farmi dire orientativamente una taglia. La risposta tipo è questa “è più o meno come te, forse più alta, forse più magra, magari un po’ più robusta, ora che ti guardo meglio mi sembra che sia più bassa, è bionda sul castano e il colore degli occhi proprio non lo ricordo”. Brancolano nel buio ed hanno una sola certezza, stanno parlando di un essere umano femminile!
Ecco, dimenticavo di dire una cosa importantissima, ieri ero in libreria per prendere qualche pensiero di Natale e cosa scopro? La Parodi con il libro di ricette “Cotto e Mangiato” è nella classifica dei libri più venduti insieme ad Eco ed Ammaniti. Tutti voi sapete l’odio che provo nei confronti di quella donna che definirei la “sacra inquisizione” del cibo e la maledizione del gusto.  La cucina è una cosa seria, un’arte che si studia con grande fatica e dedizione, la cucina è una scienza esatta, non esiste il pressapochismo né tanto meno il cotto e mangiato. Amici, non comprate il libro di quella donna.
Da mercoledì sarà un tour de force fino al 24, tutti i giorni orario continuato e aperti anche la domenica, quindi siccome è il mio ultimo giorno casalingo ho deciso di fare gli struffoli. A casa mia un Natale senza struffoli non è mai esistito. Aspetto la mia amica Magda e mi metto a friggere, ci prendiamo un tè e facciamo due chiacchiere, vi posso dire i nostri principali argomenti di conversazione: vita, morte, miracoli, tradimenti, malattie, ricette di cucina, libri, lavoro e trucchi per il viso. Di cosa possono mai parlare due femmine del sud?
  

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