lunedì 27 dicembre 2010

Mi sento esattamente come ci si sente quando finiscono le feste, avete presente? Che voglia di piangere ho (questa era una citazione).
Il capodanno non mi sembra proprio una festa da festeggiare, fino a prova contraria è un anno che è finito, sono più vecchia di 12 mesi e non ho fatto nulla di quello che mi ero promessa di fare, ho passato un anno identico a quello appena finito.
Ma basta con questo pessimismo, sono qui per allietarvi non certo per appalarvi con le mie giornate down.     Come un'eroina d'altri  tempi ho superato quest'inferno di cristallo natalizio ed ho avuto a che fare con ogni genere di persona per 25 giorni consecutivi senza pause! Datemi un premio, parlate di me in giro, lasciate che i posteri sappiano le fatiche sovraumane di una giovane donna del ventunesimo secolo...dite che eccedo con qualche mania di protagonismo?
Ma lasciatemi fare, vogliatemi bene, assecondatemi come si fa con i bambini (o con i pazzi)!
Ho lasciato casa a Roma nel bordello più totale, non faccio una lavatrice dalla notte dei tempi, il pavimento chiede pietà ed ha sete di candeggina e per il resto non voglio nemmeno pensarci e non voglio nemmeno che voi pensiate che sono una poco attenta alle pulizie domestiche...sarei un'onta tremenda per mia madre, l'ayatollah dei detersivi igienizzanti dell'igiene profonda di tutta l'igiene mondiale (anche sicuramente una delle più importanti inquinatrici esistenti).
Ecco dopo questa over tour delirante sono pronta con il mio ragguaglio settimanale.
Nelle vetrine del negozio abbiamo messo un articolo molto carino, tale oggetto è una serie di piccole cornici di misura standard per foto che sono tutte collegate una all'altra formando così delle lettere dell'alfabeto piuttosto grandi. Il concetto è molto semplice e si capisce bene che cosa sono, almeno così abbiamo pensato finchè alla quarta domanda "scusi che cosa sono quelle cornicette?" abbiamo messo un biglietto che recita così "porta foto a forma di lettera dell'alfabeto". Mercoledì una signora entra e mi chiede "scusi, mi da una cornice a forma di lettera dell'alfabeto?"
 io "certo, quale lettera?"
 lei "in che senso quale lettera?”
 io ancora "signora, le cornici formano delle lettere, per esempio quella in vetrina è una S".
Signora stupita "ah, allora mi dia una A"
 io "la A è terminata"
lei "mi va bene quella in vetrina, mi piace"
ed io che non mi faccio mai i fatti miei "ha qualcuno che si chiama con la S?"
estrema follia della signora "ora che ci penso la persona a cui dovrei regalarla ha il cognome che inizia con la S, se no la prendevo lo stesso, mi piace troppo".
Ecco qua, certe volte mi sento come se dovessi convincere i clienti a non compare.
I giorni poi si sono susseguiti tra richieste più o meno accettabili fino ad arrivare ai disperati dell'ultimo momento che con questa affermazione "mi dia quella cosa" ti fanno crescere un moto di soddisfazione dentro quasi imbarazzante. Perchè soddisfazione? Perchè alla fine ci si compera di tutto, cose di cui non conosci l'esistenza e che manco te ne frega niente di sapere che cos'è e poi ti viene un odio talmente forte per il Natale e per tutti i tuoi amici ai quali volevi un gran bene fino a qualche giorno prima ma che ora li cancelleresti dalla tua vita. E la gente va in giro in mezzo al traffico incazzata nera maledicendo i negozi, i centri commerciali, intere famiglie, bambini capricciosi, mogli isteriche, il fatto che ci si era ripromessi di non fare più i regali a Natale, l'amico che l'anno scorso ti ha regalato una minchiata mentre tu ti eri spremuto fino al midollo per avere un'idea geniale, i regali a quelli dell'ufficio (tappi per il vino o pupazzetti e ancora tappi per il vino o pupazzetti) e potrei continuare questo scritto ma rileggendo credo di saltare di palo in frasca.
Giovedì sera (il giorno prima della partenza) mia sorella ha deciso di fare una cena prenatalizia stile americano.
Una figata pazzesca, ha preparato: tacchino ripieno di carne di maiale, castagne, e mille spezie che anche il mio palato sopraffine non ha riconosciuto; salsa di vino, salsa di lamponi, salsa di pane (che sarebbe quella cosa che si vede sempre sulle tavole dei film americani che sembra purè ma non lo è, in realtà è una preparazione di pane, latte, cipolle, cannella, chiodi di garofano e non ricordo il resto); poi i cavoletti di Bruxelles che fanno schifo a tutti perché sono schifosissimi, ma lei s'è fissata che ci stavano bene con tutta la cena, ma che alla fine nessuno ha mangiato perchè ripeto fanno schifo e sono finiti dritti dritti nella pattumiera; poi ancora la salsa tonnata, le patate al forno, le carotine in agrodolce. Per dolce il gelato di nocciole e poi stavamo tutti per svenire.
La mattina seguente alle ore 9 Luiss è passato sotto casa mia, ha caricato me e mio fratello in macchina e finalmente ci ha portati a Maratea.
Luiss quando guida "fa i fari" a tutti, pure ai greggi di pecore, alle mucche solitarie, agli uccelli in volo, agli altri automobilisti, ma non è che ha un tendine infiammato nella mano che lo porta a spingere in continuo la levetta dei fari? Glielo devo chiedere. Il nostro natale è stato un pochino sotto tono poiché non siamo potuti stare tutti insieme (i miei famigliari intendo). Mia sorella ha un pancione come una mongolfiera così è rimasta a Roma con bimbo e marito, noi 4 (mamma,papà, brother e me)qui a Maratea, io ho mangiato e dormito per 2 giorni interi,inoltre la Basilicata è stata la regione più colpita dalla pioggia di tutta Italia, per cui sono stata sempre a casa.
Il  25 per la precisione sono anche andata a casa di mia zia che dista da casa mia ben 150 metri (quindi posso dire di aver pure un pò camminato) a giocare con i miei cugini grandi e piccoli a tombola e a mercante in fiera. Far arrabbiare i bambini è una dei miei sport preferiti, ma credo che sia l'ultimo anno che posso farlo, sono già più alti di me (non che ci voglia molto)e l'anno prossimo mi meneranno.  La tombola è il gioco più noioso e soporifero del mondo, credo che sia più divertente guardare un film di Truffaut che fare una mano a tombola.
Al mercante in fiera ho pure vinto il secondo premio della modica cifra di 6 euro, i miei cugini più piccoli che avevano investito somme ragguardevoli per accaparrarsi il maggior numero di carte (io ne avevo solo 2) stavano per piangere dopo l'amara sconfitta, vaglielo a spiegare  che cos'è l'azzardo, il calcolo delle probabilità e il caso fortuito!
Io ho una quantità di parenti incredibile, qualcosa come 12 fra zii e zie e un numero superiore al 20 di cugini, abbiamo tutti un tono di voce alto e profondo (soprattutto noi donne) per cui essendo circa in 40 e c'era un casino pazzesco, forse non ci somigliamo per niente, però nei gesti e in alcune cose siamo tutti un pò simili e questa cosa mi riempie il cuore di gioia. 
Poi sono ritornata a casa per stare un pò con mamma vicino al fuoco e abbiamo guardato insieme per l'ennesima volta "ricomincio da tre"  e ci siamo fatte un sacco di risate, inoltre ho scoperto che dalla Campania in giù puoi vedere  telecapri, una tv dove pubblicizzano i giocattoli della marca Napolì (con l’accento sulla I), il cicciobello tifoso del Napoli e le motoclettine elettriche azzurre con il simbolo del Napoli, se le vede M “esce pazzo”.
Sono appena tornata nella city, ho preso possesso della mia dimora debellando ogni forma di vita aliena. Sono pronta per un’atra settimana col coltello fra i denti, iniziano i saldi!

lunedì 20 dicembre 2010

È quasi finita, mancano solo pochi giorni a questo stillicidio natalizio.
Per tutta la settimana sono stata assorbita da un solo pensiero totalizzante: come fare soldi scoprendo un numero primo. L’ultimo numero primo (così dice wikipedia) è stato scoperto il 29 settembre del 2009 e consta di ben 13 milioni di cifre.
Lunedì ho iniziato la mia conta numerica e tra una cosa e l’altra giovedì sono arrivata al 71 poi mi sono rotta le palle e ho smesso. Per scoprire il successore di quello scoperto nel 2009 ci vorrebbe un calcolatore grande come un palazzo (credo),  per comprarlo dovrei avere una cifra astronomica di danari e per farlo funzionare dovrei avere un’intelligenza superiore, purtroppo né l’una né l’altra cosa mi sono confacenti. Comunque la cosa che mi addolora di più è la disparità sessuale anche nell’elettronica: la calcolatrice serve a svolgere calcoli semplici e brevi, mentre il calcolatore lo si impiega per trovare i numeri primi e cose di questo genere.
Come sempre il ruolo femminile è relegato allo svolgere cose pratiche di tutti i giorni, allora mi chiedo: perché quando calcolo la somma delle bollette con la mia calcolatrice nessuno mi da un premio e se invece usando un calcolatore completamente inutile scopro un numero altrettanto inutile mi danno addirittura 100.000 dollari?  
Ma cosa sono i numeri primi?
La definizione di numero primo è questa: “In matematica, un numero primo (in breve anche primo) è un numero naturale maggiore di 1 che sia divisibile solamente per 1 e per sé stesso”.
In questo luogo mi sento di confidarvi una cosa della quale mi vergogno un po’, ho un’enorme difficoltà a comprendere le definizioni. Riconosco il senso letterale di esse, sono musicali e scritte bene, ma proprio non le capisco. Questo mio handicap me lo porto dietro sin dalle scuole medie, se le cose non mi vengono spiegate praticamente per me rimangono concetti privi di logica. Non se ne parla nemmeno di imparale a memoria visto che di essa sono sempre stata sprovvista. Morale della favola la mia vita è costellata di fallimenti sia in matematica che in tutte le materia scientifiche del mondo, per cui essere arrivata al numero primo 71 per me è già un traguardo.
Altro modo un po’ articolato per fare soldi è scoprire un elemento chimico da aggiungere alla tavola degli elementi già esistenti. Veramente questa cosa me la sono inventata, però mi sembra plausibile che se ne scopri uno nuovo qualcuno ti dia dei soldi. Purtroppo la chimica anche abbonda di definizioni più o meno assurde, quindi se state pensando anche voi che sia meglio che escogiti qualche altro modo per fare soldi  avete ragione, ma di sicuro non farò soldi con la scrittura!
Per dovere di cronaca circa i numeri primi non vi consiglio di leggere “la solitudine dei numeri primi” oppure fatelo tranquillamente, a me non è piaciuto.
Il fisico questa settimana mi ha decisamente abbandonato, qualcuno di voi sicuramente ricorderà la mia sventura con una maledetta cisti ubicata nelle parti intime, ragazzi è tornata!
Un paio di anni fa fui operata e dopo suddetta operazione mia sorella mi affibbiò il seguente soprannome “patata cusuta”, lascio a voi immaginare perché. A seguito i miei problemi sembravano più o meno risolti, l’unica nota positiva dopo l’intervento fu il risveglio dall’anestesia, una sensazione di benessere tipo mega ubriacatura ma senza mal di testa o mal di stomaco. Il post operatorio fu una tragedia, era estate ma a causa dei punti non potei andare a mare per 15 giorni. Ora come ora mi ritrovo con lo stesso problema, un dolore assurdo e tre oki al giorno, per di più devo stare attenta a mia sorella che questa volta vorrebbe operarmi lei con un taglierino e una pinzetta per le sopracciglia. Vedremo come andrà a finire!
Venerdì sera credo, ho perso la cognizione del tempo, eravamo soli a casa io ed M, lui aveva la febbre e io il raffreddore, dopo aver mangiato un brodino da vecchietti ci siamo scambiati i regali  perché eravamo troppo depressi e ci facevamo un po’ pena. Io ho ricevuto una macchina fotografica, tanto desiderata, lui uno Swatch. Abbiamo finto anche di essere sorpresi e sbalorditi per la scelta dei regali, in realtà già sapevamo abbastanza bene cosa ci saremmo donati.
Per concludere la lista delle lamentele di questa settimana (poi smetto lo giuro) vorrei rendervi partecipi anche delle nottatacce che sto passando. Ho sempre freddo, i piedi ghiacciati, faccio incubi assurdi e mi sembra di dormire 5 minuti per notte. Quando suona la sveglia mi viene da piangere. L’altra sera ho pure messo la borsa dell’acqua calda, alla fine sotto il piumone avevo una temperatura di 50 gradi, mentre fuori ce ne erano 2, siccome la testa sta fuori dalle coperte  mi sono svegliata come se avessi avuto un macigno sulla fronte. Ho un sonno incredibile, dormirei anche sul motorino! stasera giuro che vado a letto alle 10, come i bambini…a proposito di bambini, non posso non raccontare il video del coro natalizio di mio nipote. Un insieme disarmante di confusione e disordine. Ogni pargolo faceva ciò che voleva, danzava con le coreografie di un’altra musica  oppure scappava dai genitori, i canti erano in inglese ma potevano anche sembrare in svedese, troppo divertente, pensavo di commuovermi invece mi sono fatta un sacco di risate!
Amici ed amiche, vi auguro un buon Natale di cuore, alla prossima settimana.


  

lunedì 13 dicembre 2010


Per me la gioia deriva da piccole cose:  quando torno a casa la sera e trovo l’ascensore al piano terra,  mi piace il sabato mattina perché per strada non c’è nessuno, anche la sigaretta dopo il caffè mi appaga moltissimo. Per non parlare poi di trovare casa tutta pulita ed ordinata dopo una giornata lunga e faticosa e non posso omettere da questo elenco il piacere che provo alle 20e35 quando guardo “Un posto al sole” e sorseggiando una birretta ghiacciata. 
Un neo però esiste, la mia gioia per le piccole cose è direttamente proporzionale alla mia incazzatura per cose altrettanto stupide.
Mercoledì in una botta sola ho perso chiavi del motorino e cellulare. Non so da dove iniziare a descrivere la giornata di merda che ho vissuto. Come prima cosa è fondamentale dire che non posseggo chiavi di scorta del motorino e che il mio meccanico Aldo (lo ricordate, l’uomo dedito al pessimismo, il Leopardi dei motori?) mi ha sempre detto che avrei dovute averle poiché se le avessi perse sarebbe stato un problema.  Egli stesso mi aveva fatto un preventivo che si aggirava intorno alle 300 o 400 euro in caso avesse dovuto smontare la parte davanti del motorino per cambiare il buchino della chiave. Dunque potete immaginare come mi sia sentita mercoledì mattina quando sono andata a rovistare nello svuota tasche e non ho trovato le chiavi, ho frugato ovunque, ho rifatto lo stesso percorso della sera prima, ma niente di niente. Mi dispiace anche per mio fratello che si è dovuto sorbire una super crisi isterica con tanto di pianto a dirotto.
Allora in preda al panico ho iniziato a cercare il cellulare per rendere partecipe anche mia sorella della sventura che si stava abbattendo su di me, ma non riuscivo più a trovare manco il telefonino. Già lo odio il mercoledì, per come si erano messe le cose avrei dovuto fare come gli antichi romani, ovvero ritornare a letto e non uscirne fino al giorno dopo. Invece sono andata a lavoro e sono stata con un’incazzatura latente per 7 ore e mezza, fino a quando una telefonata mi ha salvato la vita.
Un ragazzo del palazzo aveva trovato le chiavi infilate nella serratura del bauletto (del motorino) e il cellulare poggiato sopra. Egli aveva anche lasciato un biglietto sotto la copertina del mio ciclomotore che naturalmente io la mattina non avevo nemmeno alzato. In sostanza questo santo uomo ha visto che nessuno chiamava per reclamare gli oggetti smarriti così ha telefonato a mio padre prendendo il nome dalla rubrica del cellulare. Erano le otto meno un quarto di sera quando quella giornata di merda ha avuto una sferzata verso la gioia incredibile.
Con tutta sincerità avevo taciuto circa la disavventura  con papà il quale quando perdo le cose mi dice sempre la stessa cosa “si semp tu”, frase che non è mancata nemmeno in quest’occasione. Per gli amici del nord la traduzione è “sei sempre la solita”.
Ma vogliamo parlare della mia smemoratezza? Come ho fatto a non accorgermi di aver lasciato le chiavi così in bella mostra? Se avessero rubato il motorino cosa avrei detto agli sbirri: “no, non lo hanno forzato, c’erano le chiavi!”
Ad ogni modo giovedì mattina per dare la stoccata finale alla mia memoria sono uscita di casa tutta contenta con il passa montagna in testa e lo stereo nelle orecchie ascoltando “Jesus Christ super star”, ma qualcosa mancava all’appello: IL CASCO. Così ho dovuto chiamare M di corsa perché mi venisse ad aprire la porta di casa (io non posseggo chiavi di casa, chissà perché) per prendere il casco e correre a lavoro. Quando è arrivato mi ha lanciato uno sguardo che dentro conteneva le seguenti emozioni: incredulità, preoccupazione, inquietudine e anche un po’ di pena.
Non voglio preoccuparmi troppo per questi eventi  perché credo che il tutto sia dovuto ad un pochino di stress natalizio-lavorativo, tra orario continuato e tutto il resto esco la mattina, torno la sera e vado a  dormire, non so nemmeno dove trovo il tempo per aggiornare il mio blogghino.
Sabato sera però siamo andati a casa dell’amico Ugo che per festeggiare il suo compleanno ha ucciso un cinghiale e lo ha cucinato. Lo avrà di sicuro catturato durante una delle sue battute di caccia a Villa Ada, lui fa sempre le cose in grande!  Quando mangio la selvaggina sogno sempre di essere un uomo (o donna) primitivo, e così ho immaginato  tutti noi invitati attorno ad un falò metafisico mentre sbranavamo la preda catturata dopo tanti sforzi…ok, ho esagerato con il vino, lo confesso, per cui le mia immaginazione è partita per una tangente alquanto alcolica. Alla fine della serata, come ad ogni festa meridionale che si rispetti, ci siamo portati a casa il nostro tupperware di sugo di cinghiale e pure qualche mandarino calabrese, io non faccio mai complimenti se si parla di cibo. 
Purtroppo il tempo ultimamente con me è tiranno e sono anche fuori dalla mia tabella di marcia per quanto riguarda l’orario del post, per cui vi auguro una splendida serata e mi dispiace se risulto un pochino ermetica, non me ne vogliate….sono distrutta!

lunedì 6 dicembre 2010

L’inizio della mia settimana marateota è stato molto produttivo. Il giorno dopo essere andata a Praia, mio padre ha insistito perché andassimo pure a Sapri, credo per non far torto a nessuna regione con cui confiniamo. Purtroppo la statale 18 era chiusa a causa di una frana e quindi per arrivare a Sapri abbiamo dovuto fare una traversata lunga e tortuosa, passando per dei paesi e luoghi che manco sapevo che esistessero. Finalmente lì, abbiamo potuto girare in lungo e in largo per la cittadina e dedicarci ad uno shopping sereno e poco dispendioso. Al ritorno hanno insistito entrambe i miei genitori affinché andassimo a pranzare in un ristorante consigliato loro da alcuni amici olandesi.  Inutile descrivere la litigata che si sono fatti in macchina  perché non riuscivano a trovare il posto. Soltanto dopo un po’ che ascoltavo il loro dialogo assurdo ho capito che né l’uno né l’altro vi erano mai stati. Mai mamma diceva di ricordare un posto che forse aveva semplicemente immaginato, mio padre che vanta trascorsi alla Marco Polo, diceva che senza dubbio lì lui già c’era stato. E finalmente dopo tanto penare e la pancia brontolante abbiamo trovato la trattoria. Alla faccia di tutte le cucine light abbiamo mangiato ogni ben di dio, dai salumi ai formaggi, le tagliatele coi funghi porcini più “fungose” che abbia mai mangiato e pure i dolcini di farina di fagioli. Tutto accanto ad un camino grande grande e pieno di legna ardente.   Quando capirò dove effettivamente è il ristorante ve lo farò sapere.
Di ritorno in macchina ho fatto questa considerazione: se penso a come si mangia male a Roma e a quanto si spende mi viene il nervoso.
Poi è arrivato mercoledì e sono dovuta ripartire per Roma.
Se al viaggio di andata ero accompagnata dall’allegro e gioviale odore dell’alcool degli americani, al viaggio di ritorno mi è andata proprio male. Sono stata in un vagone tutta sola da Maratea fino a Napoli, tranquilla e felice, ho letto il libro che mi ha regalato il mio amico Ugo, l’ultimo di Ammaniti, che devo dire aveva creato una leggera aura di poesia nel vagone e pure una sorta di commozione dentro di me. A guastare tutto è bastato un burino de Roma che puzzava di antiparassitario per cani. Credo fosse antiparassitario poiché quell’acre odore ha risvegliato in me un remoto ricordo di bambina. I miei conoscevano dei signori che avevano un cane di merda, piccolo piccolo e stronzissimo che puzzava uguale.
Inutile elencare le innumerevoli volte che il romanaccio coabitante di vagone ha pronunciato la parola “amò” al telefono con la fidanzata, però ci tengo tantissimo a descrivere come egli abbia cercato (inutilmente) di attaccare bottone con la sottoscritta: “sto treno fa na cifra de ritardo. Te verrai da lontanissimo, starai qua dentro da n’sacco tempo”. Chissà perché i romani pensano che se abiti più a sud di Napoli vuol dire che vieni dall’Africa. Comunque non ricordo che risposta ho dato, ma mi è sembrato il caso di accendere il pc e mettermi le cuffie nelle orecchie. Avrà capito che non avevo alcuna voglia di conversare?  Per una questione tutta mia non gli ho mai rivolto la parola, soprattutto perché si vedeva da lontano un miglio che aveva voglia di chiacchierare. Per essere super merda ho pure spento la musica ma sono rimasta con le cuffie nelle orecchie. Con uno che dice ”amò” non ci parlo manco con un mitra puntato addosso. Ho dei principi anche io.
La mia stronzaggine comunque era dovuta specialmente al fatto che stavo andando via di casa. Ogni volta che riparto è una morte civile, mi viene un groppo in gola che inizia due ore prima di partire e mi passa tipo il giorno dopo. Non ci posso fare niente, è più forte di me, lasciare casa è un incubo. Per casa intendo: i miei genitori, i miei parenti, il mare,  il giardino, il caminetto, i cani, il cibo ecc. Lo definirei un “grande insieme”, io nel frattempo mi ritengo  un “sott’insieme” che però lontano dal grande insieme non ha molta ragione di esistere. 
Al mio rientro a lavoro ho constatato che come sempre durante il periodo natalizio aprono le gabbie di tutti gli zoo umani esistenti. Tipo Dracula, alcune vecchine resuscitano per andare in giro con meno 10 gradi senza meta, le “non morte” indossano cappotti tanto antichi che per strada l’odore preponderante è quello di naftalina e che pure se non piove il loro ombrello è sempre aperto e pronto per farti perdere un occhio se ti avvicini troppo.
Se state pensando che certe volte sono troppo intollerante avete ragione, ma vi assicuro che ci sto lavorando su.
Invece le persone che mi fanno tanta tenerezza sono gli uomini che vengono a fare i regali per le mamme, le sorelle, le amiche oppure per le fidanzate. Sembrano dei cuccioli abbandonati sulle autostrade, con gli occhioni spalancati e privi di orientamento. Sul loro volto vedo farsi chiara una domanda: “ma dove sono?”. Ed ecco che qui arrivo io e li guido come si fa con un bimbo all’asilo e spiego ogni cosa: questa è una gonna, questa è una maglia, questi dei pantaloni….e così via. Il momento più difficile è farmi dire orientativamente una taglia. La risposta tipo è questa “è più o meno come te, forse più alta, forse più magra, magari un po’ più robusta, ora che ti guardo meglio mi sembra che sia più bassa, è bionda sul castano e il colore degli occhi proprio non lo ricordo”. Brancolano nel buio ed hanno una sola certezza, stanno parlando di un essere umano femminile!
Ecco, dimenticavo di dire una cosa importantissima, ieri ero in libreria per prendere qualche pensiero di Natale e cosa scopro? La Parodi con il libro di ricette “Cotto e Mangiato” è nella classifica dei libri più venduti insieme ad Eco ed Ammaniti. Tutti voi sapete l’odio che provo nei confronti di quella donna che definirei la “sacra inquisizione” del cibo e la maledizione del gusto.  La cucina è una cosa seria, un’arte che si studia con grande fatica e dedizione, la cucina è una scienza esatta, non esiste il pressapochismo né tanto meno il cotto e mangiato. Amici, non comprate il libro di quella donna.
Da mercoledì sarà un tour de force fino al 24, tutti i giorni orario continuato e aperti anche la domenica, quindi siccome è il mio ultimo giorno casalingo ho deciso di fare gli struffoli. A casa mia un Natale senza struffoli non è mai esistito. Aspetto la mia amica Magda e mi metto a friggere, ci prendiamo un tè e facciamo due chiacchiere, vi posso dire i nostri principali argomenti di conversazione: vita, morte, miracoli, tradimenti, malattie, ricette di cucina, libri, lavoro e trucchi per il viso. Di cosa possono mai parlare due femmine del sud?