lunedì 22 novembre 2010

Direi proprio che è iniziata la stagione delle piogge. Benché non ci troviamo in un posto col clima equatoriale Roma sembra l’Amazzonia, dove però gli alberi sono diventati i palazzi!
Voglio rendervi partecipi del disagio che provo quando devo andare in motorino, ovvero sempre. Sono abbastanza equipaggiata, ho sia l’impermeabile che la copertina montata sul bolide, ma quando c’è un acquazzone non c’è niente da fare, l’acqua ti arriva dentro le ossa. Questa settimana è piovuto tutti i giorni, incessantemente, dalla mattina alla sera, un altro po’ e sotto i vestiti facevo i funghi. Ho attraversato pozzanghere così profonde che quando ne uscivo non ci potevo credere; le altre macchine mi hanno sommerso di schizzi fetenti che se non mi è venuto il colera è stato un miracolo; in via Spallanzani ho potuto verificare per la prima volta il fenomeno di acquaplaning,  mi sono terrorizzata quando ho sentito il motorino che se ne andava per i fatti suoi e … questo è solo l’inizio dell’inverno. Dite che mi daranno una medaglia d’oro per la disciplina “corsa sul motorino sotto la pioggia”? Spero solo di non essere ritrovata come un legno alla deriva in una cunetta della Tiburtina.
Al tempo di merda sono corrisposti giorni di una noia mortale, la noia mi fa diventare un’ameba. Avrei strisciato e grugnito da lunedì  a sabato. L’unica nota positiva è stato il mio walkman (è un i pod ma io lo chiamo walkman) che tutti i giorni fra 11 ore di musica mi ha fatto ascoltare sempre lo stesso brano pure essendo su modalità random. È evidente che sentiva il mio malessere, il brano in questione è “Funky raggae party”. Posso dire per certo che è la canzone che preferisco di Bob, per cui anche se ero sotto una pioggia torrenziale immaginavo con profonda convinzione di essere in Giamaica a fare la corista di Bob Marley. Molti di voi sanno già  che il mio sogno era quello di essere una delle coriste di Tom Jones (sto lavorando a un saggio  a tal proposito), ma devo dire che pure di Marley non mi sarebbe dispiaciuto. Avrei senz’altro usato la stessa parrucca che immaginavo di usare per Tom Jones, una bella parrucca afro, avrei dovuto cambiare però gli abiti. Abbandonare la mia bella tutina elasticizzata di acetato verde smeraldo e indossare magari un bel caftano lungo lungo più adatto al costume reggae e infine rimpiazzare i passi di danza pop convulsi con dei movimenti più tranquilli e cadenzati. Il mio lavoro sarebbe stato estremamente duro e sfiancante, pesanti responsabilità pesano sulle  spalle delle coriste. La riuscita vera e propria di un concerto dipende in gran parte da loro, dall’impegno che tutte le sere mettono a disposizione del pubblico intero. Essere corista è una dote naturale, non lo diventi, lo sei fin dalla nascita. E’ una missione, una presa di coscienza. Sei la regina delle vocali, una A e una O al posto giusto rendono il pezzo soave e gradevole alle orecchie di chi ti ascolta. Bob Marley (e anche Tom Jones) mi avrebbero apprezzato tantissimo e avrei avuto anche un nome d’arte che sarebbe stato Judit. In vecchiaia avrei scritto una biografia “Memorie di una corista”, dovrei avrei descritto con dovizia di particolari la vita dissoluta che si fa quando vai in tour. Ecco a cosa penso quando mi annoio!
Al lavoro si sono avvicendati  una serie di personaggi dalle sembianze fiabesche che mi hanno fatto credere più di una volta di vivere in uno dei miei universi paralleli mentre invece mi trovavo nella realtà.
Mercoledì una coppia di persone anziane mi ha portato ad  apprezzare il senso dell’umorismo che hai quando hai passato una vita insieme. Lei dice “sono così grassa che non riesco ad indossare niente…dovrei morire per questo” e lui risponde “ma no, dai, morire no…forse dovrebbero soltanto ucciderti”.
E poi si sono fatti una bella risata!
Giovedì tre generazioni a confronto: nonna, figlia, nipote. La nonna sembrava Pamela Anderson, tutta rifatta: labbra, occhi, zigomi, capelli, collo, naso, tette, culo…incredibile. Non posso nemmeno dire che era brutta, era barbie ma con le mani della strega cattiva e aveva una sola espressione facciale, quella meravigliata (a causa del lifting). La figlia era normale, però fra le due sembrava la sorella più grande e sfigata.
Venerdì signora vecchissima che mi chiede: “mi mostra le decorazioni natalizie?” Il negozio è praticamente una decorazione natalizia, sono appese ovunque, in ogni angolo, per terra, sul soffitto, ogni tavolo è ricoperto da angioletti, renne, stelle dorate, neve finta, ali, palline e quant’altro. L’unica cosa NON natalizia ero io. Sarà stata così attratta da me che non ha notato nulla di tutto ciò che la circondava?
Sabato ormai il tedio aveva fatto man bassa ed ero così appallata che mi veniva da piangere. Per fortuna ho sentito mio padre che si stava divertendo come un matto con mio (suo anche) nipote che non vedeva da troppo tempo. Cosa fa un nonno (normale) amorevole con il suo piccolino? Lo protegge dai mali del mondo, lo porta al bar a prendere il gelato o in edicola a comprare le figurine. Ma per il nonno in questione le priorità sono differenti, chi  poteva iniziare un piccolo bimbo alle arti  pirotecniche se non egli stesso? Così ha contagiato anche il bambino con la sua passione per i botti e i fuochi d’artificio, sparando all’impazzata anche se manca più di un mese per il Natale!
Per la serata M aveva organizzato per andare a vedere il concerto dei “ A toys orchestra” che sinceramente non avevo mai sentito. Ritornando al discorso musica ho ideato un paradigma: una donna in un gruppo, che non sia però la figura di spicco,  accresce le possibilità di successo del gruppo stesso. Il gruppo in questione era formato da 4 ragazzi ed una ragazza, la ragazza suonava le tastiere e la sua posizione sul palco non era centrale bensì laterale, quasi defilata. Morale della favola, oltre sicuramente ad aver ascoltato un’ottima musica, l’ottanta per cento degli essere umani maschili stava lì per vedere la bella mora che si muoveva flessuosa. Questo è puro marketing, consiglio a tutti voi amici che fate parte di una band di scritturare immediatamente una bella ragazza e farle  suonare qualcosa, anche se per finta!
Domenica mattina mi ha svegliato un verso gutturale che proveniva dal bagno, mio fratello anche chiamato “avere vent’anni”, stava vomitando. La cosa più divertente è che quando gli ho chiesto cosa avesse bevuto la sera prima  mi ha risposto “credo che sia un virus”. Questo virus, chiamato “alcoolvomitex”, lo colpisce praticamente tutte le volte che fa le quattro del mattino e gira tutti i pub di Sanlorenzo con gli amici. Mi chiedo perché il virus si accanisca in questo modo proprio con lui, esisterà un vaccino?
Per concludere degnamente la settimana non ha fatto che piovere tutta la domenica e l’unica cosa da fare era stare intabarrati dentro casa. Ho voluto però preparare un pranzo domenicale poiché tutte le volte si fa tardi e non mangiamo mai  e poi nel pomeriggio ci sfondiamo di mignon. Allora cosa c’è di meglio di pollo, patate e piselli? In ogni caso dopo pranzo un vassoio di dolci non ce lo ha tolto nessuno! Evviva!

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