lunedì 15 novembre 2010


Non ho mai compreso la smodata passione di mio padre per il calore. A casa mia, a Maratea intendo, in inverno la temperatura media è di circa 25 gradi. Oltre ad avere due caminetti, abbiamo a disposizione anche diversi impianti di riscaldamento. In primis, quello che fino alla settimana scorsa era in non plus ultra dell’ingegneria del riscaldamento, è composto addirittura da uno dei due camini. E’ comunemente chiamato termo camino, una caldaia che grazie ad un sistema di tubature riesce a riscaldare tutta la casa.  Il secondo sistema è quello a gas e infine troviamo quello parzialmente elettrico (al quale si arriva solo in casi limite).   Il primo sistema funziona (o funzionava) bruciando una quantità imbarazzante di legna tutto il giorno e tutti i giorni ( la foresta Amazzonica più o meno), ma  raggiungere la temperatura  desiderata è tremendamente dispendioso sia in termini di denaro che in termini ecologici. D’altra parte gli Umpalumpa boscaioli di papà si sono licenziati poiché hanno preferito unirsi ad un circo d’avanguardia  che passava da quelle parti.
In via teorica questo impianto a legna dovrebbe riscaldare anche l’acqua, ma non so come sia possibile, non c’è stata una volta, nemmeno una per esempio, che mentre mi facevo una doccia non sono rimasta congelata oppure ustionata nel giro di pochi secondi. Ho avuto paura di lavarmi per un bel po’ di tempo, poi siccome è successo anche a papà non ha potuto continuare a negare l’evidenza ed ha istallato uno scaldabagno. Per lui lo scaldabagno è un’eresia, a causa dell’elevato costo dell’elettricità si giunge all’uso dello scaldabagno solo in casi limite, tipo: disboscamento dell’intero pianeta oppure totale assenza di gas metano dal mondo.
Ho citato il gas metano non a caso, infatti, è il secondo, ma non meno importante metodo di riscaldamento. Se fosse esistito, mio padre, avrebbe voluto un bombolone di metano  pari al  diametro di una piscina olimpionica, per nostra grande fortuna non tutti i sogni sono avverabili e ci si accontenta anche di poco. Ha acquistato il bombolone formato gigante per il quale abbiamo dovuto scavare una buca in giardino che pare una voragine simile ai buchi neri stellari. Con il metano raggiungiamo facilmente i 25 gradi centigradi, ma ciò ancora non basta a soddisfare le sue ambizioni.
 Martedì ha comprato –tum tum tum tum- (rullo di tamburi) una  STUFA A PELLET.
Ennesima diavoleria che lui è certo gli farà raggiungere i tanto desiderati 26 gradi. E’ così preso dal nuovo giocattolo che ha addirittura ventilato l’idea di smontare il termo camino, allargare a dismisura la bocca di questo per poterci cucinare dentro più comodamente (arrostire carne, pane, formaggio). Mi ha detto che la stufa è un po’ brutta da vedere ma va come un vulcano. Pare sia molto conveniente, il pellet a parità di volume riscalda  il doppio della legna. Questo significa una sola cosa, mio padre non saprà fermarsi e quando si accorgerà che potrà anche superare di molto i 26 gradi inizierà a bruciare così tanto pellet che spenderà il doppio di prima. Un pensiero oscuro mi annebbia il cervello, non è che mi ritrovo i genitori cremati?
Mercoledì mattina  mia sorella, che chiamano anche in giro per il mondo per seminari di diplomazia e calma ascetica, stava accompagnando il bimbo a scuola quando incrocia  una signora che guidava parlando al cellulare. La scena si svolge in questo modo: signora in macchina molto molto grande (un suv a quanto pare) che parla al cellulare, accanto a lei colf filippina. Mia sorella nella seicento( per cui mezzo metro più in basso rispetto al suv) ferma nel traffico, inizia a fare “le mosse” alla signora al telefono. “Le mosse” vuol dire che cercava di farne una caricatura grottesca imitandola nei modi e canticchiando “gne gne gne”. La signora filippina quando si accorge di questa folle nella macchina accanto (mia sorella), chiama la sua “datrice di lavoro” e le mostra col dito cosa succede.
Urge il dialogo:
Signora: “ma che vuoi?”
Sorella: “non si parla al cellulare quando si guida, è pericoloso”
Signora: “fatti i fatti tuoi”
Con quest’ultima frase la signora ha segnato il suo destino, quello dei suoi  capelli biondi finti, dei suoi  jeans stretti dentro gli stivali e anche del suo cherokee.
Sorella: “sono fatti miei se uccidi qualcuno, stronza, tu e sta macchina di merda, mo ti regalo dieci euro così ti compri un auricolare, io ho un figlio in macchina al quale devo dare degli esempi e se incontro una scema come te che gli devo dire? Vedi a mamma che teste di cazzo ci sono in giro!?” Tutto questo detto urlando con la schiuma alla bocca, il fumo che usciva dal naso e gli occhi iniettati di sangue. La signora si è spaventata così tanto che è scappata  sgommando e strillando “questa è pazza”. Per sua fortuna è riuscita a guidare così tanto che quel mastino di mia sorella non l’ha più trovata, se no erano veramente cazzi! (scusate il francesismo).
Giovedì pomeriggio non si muoveva una mosca al negozio, quando irrompe un signore sulla sessantina che mi chiede il prezzo di un oggetto, la miniatura di un camioncino wolkswagen con sul tetto delle tavole da surf, sapete quelle cose un po’ hippie. Non ascolta nemmeno la risposta, che inizia un monologo di quindici minuti che recitava più o meno così: “ Sa, io sono stato il primo ad andare in surf in Italia, li disegnavo anche con un mio amico, facevamo un sacco di gare e un sacco di soldi. Ho avuto un sacco di macchine bellissime e pure le motociclette, ho viaggiato in tutto il mondo, mi sono divertito da morire. Mio nonno era un notaio lucano e tutti i miei parenti erano avvocati, per cui anche io lo sono diventato. Poi ho vissuto a Livorno con uno zio  che era un matematico dell’esercito, si occupava di balistica, era un genio folle. Poi nuotavo tantissimo e mia zia preparava dei dolci buonissimi, ho avuto un cane molto intelligente, nel Circeo c’era un albergo dove si mangiava benissimo. Il sud d’Italia è il  posto più bello del mondo, ho avuto una vita molto affascinate ed ho incontrato tanta gente strana, ma quanto mi sono divertito non posso nemmeno descriverlo.” L’ho interrotto solo perché è entrata una rompiscatole di cliente che mi ha chiesto una minchiata e avrei voluto cacciarla via perché il signore del surf era troppo interessante. Aveva uno sguardo infuocato e gli occhi vispi da bimbo. Non so se fosse starfatto o fosse solo un po’ pazzo, fatto sta che quando è andato via mi è dispiaciuto, speriamo che torni!!
Il fine settimana lavorativo è stato un po’ moscio, venerdì mi hanno raccontato una serie di storie tragiche e tristi con finali così scoraggiati che mentre tornavo a casa mi sono comprata una bottiglia di vino bianco per cena e l’ho bevuta quasi tutta da sola. Non è che mi sono proprio ubriacata, il vino era delicato, però mi sono sentita un pochino alleggerita dai mali del mondo e non ho nemmeno cazziato mio fratello che continuava a stare con le scarpe in casa. Qualche giorno fa il capo supremo di questa dimora (cioè io) ha varato una legge che impedisce a tutti gli inquilini (M e mio fratello) di stare con le scarpe in casa, optando per una più igienica ciabatta per tutti.
Per non abbandonare il discorso scarpe, mia sorella mi ha regalato degli stivali stilosissimi, quelli tutti imbottiti che sembrano pantofole da montagna. Mio fratello ha detto che così le mie gambe sembrano le zampe di un cavallo nano, per la precisione di un poni; è stato gentile vi assicuro, mi dice delle cose molto peggiori!
Domenica sono stata quasi tutto il giorno in posizione orizzontale, è sempre bello ricordare di vedere il mondo da un altro punto di vista. M ha guardato tutto lo scibile dello sport, addirittura è stato sintonizzato sul calcio e le macchinine contemporaneamente. Nel tardo pomeriggio siamo andati in libreria a fare una scorta di sapere, il nuovo telefilm che sto vedendo la sera prima di andare a dormire (big ban theory) mi sta portando lontano dalla lettura…e questo non va bene!!

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