lunedì 1 novembre 2010





Il “Sempre di lunedì” di oggi avrà un sottotitolo, ovvero: “Breve riassunto di un lungo finesettimana che rischiava di non esistere ma che poi alla fine c’è stato”.
L’incipit del venerdì mattina (giorno della partenza) è stato mio fratello che, mentre ancora avevo gli occhi chiusi, mi dice da lontano: “oggi c’è sciopero dei mezzi”. Il problema essenzialmente era soltanto quello di arrivare a Termini, con un taxi tutto si poteva risolvere. Sempre prima che aprissi gli occhi un’altra infausta nuova, M. dal soggiorno mi urla che lo sciopero era di TUTTI i mezzi di trasporto, compreso il treno. Ecco questo cominciava ad essere un problema un pochino più serio. M. ha deciso quindi di andare alla stazione per studiare la situazione da vicino, mentre io sono rimasta a casa cercando di farmi passare il mal di gola e quella maledette linee di febbre (che mi viene mezza giornata all’anno ma che si presenta proprio il giorno che devo partire). Il mio corpo è stato in bilico tra una pronta guarigione e una lavanda gastrica assicurata da tutti i medicinali che ho preso. Mi sono ubriacata di propoli, ho bevuto tachiflu dec con il secchio e per non farmi mancare niente ho preso anche un po’ di antibiotico, così per gradire. 
M. è ritornato a casa abbastanza fiducioso, la situazione a Termini sembrava regolare, quindi abbiamo preso i bagagli, chiuso la porta di casa e chiamato l’ascensore. Qui gli ho chiesto con nonchalance “hai preso il biglietto?”
Ha messo le mani nelle tasche della giacca, poi in quelle dei pantaloni, è ripassato a quelle della giacca, è ritornato a quelle dei pantaloni….niente biglietto. Ho visto nei suoi occhi il fantasma della disperazione, il colorito del suo volto è andato dal rosa al verde\grigio in un attimo, infine credo che gli stesse per esplodere il cervello.
Siamo rientrati in casa e per quanto mi riguardava già stavo per disfare le valigie. Il mio M. però non ha demorso, ha guardato in giro per casa, nello svuota tasche, tra la posta, ma ancora il burlone (il biglietto) si voleva nascondere. Alla fine lo abbiamo trovato incastrato nel borsello dei documenti del motorino. Pensate, se non lo avessimo cercato lì e magari nel pomeriggio fossimo usciti, avremmo preso i documenti e lo avremmo ritrovato solo allora.  Io, se lo avessi trovato da sola, lo avrei strappato e non gli avrei detto niente.
Finalmente siamo riusciti a scendere in strada per aspettare il taxi, che ovviamente, per far andare proprio tutte le cose storte altrimenti sembrava brutto,  tardava ad  arrivare. Quanti tassisti ci saranno a Roma? Quanti di questi guidano come dannati? Credo più o meno tutti, tranne quello nostro, che senza traffico (lo giuro) ha messo la terza solo una volta per qualche metro. Sono stati i 15 euro peggio spesi nella mia vita.
Quando siamo entrati nel treno non potevo crederci, davvero io avevo potuto trascorrere quelle tre ore di panico senza versare nemmeno una misera lacrimuccia? Si vede che sto proprio cambiando!
Dopo tutto questo casino vi starete chiedendo dove stavamo andando, ecco ve lo dico, destinazione Treviso, ridente cittadina del Veneto.
Siamo stati accolti dai coniugi Romilli, una coppia assai bizzarra che si contraddistingue per la sua ospitalità e per l’immensa ametista, scusate volevo dire amicizia.
La loro dimora è un grande museo di modernariato dove puoi trovare veramente di tutto e per ogni domanda c’è sempre l’anfitrione Raudo che ti da spiegazioni su ogni singolo oggetto. La padrona di casa è una giovane donna di nobili origini che per quanto riguarda lo stile è notevolmente all’avanguardia. La sera stessa del nostro arrivo siamo stai a festeggiare il compleanno di Madama Romina in un ristorante tipico di Treviso. Il proprietario è un signore grande e grosso che ti recita il menu in trevigiano stretto, se lo capisci va bene, altrimenti ti attacchi!
Egli è famoso in tutto il nord est per le sue qualità canore, pensate che riesce ad adattare il testo di “Rising sun” o quello di “My way” su ogni tipo di melodia, verrebbe da pensare che conosca solo le parole di quelle canzoni…ma non è possibile!! Prima il suo fido aiutante era il vino, ora lo sostengono due o tre by pass, a causa di ciò mancava un po’ di brio etilico.
 Il giorno dopo abbiamo girato Venezia in lungo e in largo, una passeggiata di 5 ore, purtroppo però la schiena di  Raudo ha fatto le bizze  e ciò lo ha portato a diventare un  Voltaren addict (tossico di voltaren). Nonostante tutto siamo riusciti anche a bere uno spriz in compagnia della mia adorata Chiara con il suo possente Valentino.
C’è poco a dire sulla bellezza di Venezia,  bisogna soltanto andarci e goderla in tutte le sue forme.
Domenica il tempo non è stato dalla nostra parte, ma poco importa, in tuta e pantofole ci siamo spalmati sui vari divani in pelle nera e abbiamo chiacchierato bevendo tisane e mangiando cioccolato. Tralascio particolari vari solo perché sono tornata da poco e sono stanca, la sveglia stamattina è suonata alle sette meno un quarto. Inoltre la tristezza di fine vacanza (anche se breve) ti lascia sempre l’amaro in bocca ed il pensiero che faccio è sempre lo stesso: passo troppo poco tempo con le persone a cui voglio bene!

Chiedo scusa se la consecutio temporum è un po’ a cazzo!

1 commento:

  1. come ulteriore beffa c'è da aggiungere che il taxi veniva più volte superato da tutti i mezzi pubblici che pensavamo avessero scioperato e invece no.

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