lunedì 29 novembre 2010

La postazione di scrittura di oggi è un po’ inusuale. Sono in treno, torno a casa (a Maratea) dopo circa tre mesi.
Sono in un vagone con 5 americani (1 ragazza e 4 ragazzi) che da quando il treno è partito, un’ora più o meno, hanno bevuto 2 bottiglie di rum e cocacola e qualche lattina di birra. L’unica cosa che vorrei precisare è che è soltanto mezzogiorno. Per fortuna non sono molesti e chiacchierano amabilmente di problemi politici e di università, almeno credo, non ho una buona conoscenza dell’inglese. Se li vedesse qualcuno dall’esterno avrebbe dubbi a credere che hanno bevuto tutto quell’alcool ed essere (o sembrare) lucidi. Non ho nemmeno messo le cuffie nelle orecchie perché mi pace ascoltare le conversazioni in altre lingue. Mi piace osservare le espressioni del viso, il gesticolare delle mani per provare ad indovinare ciò che si dice. Comunque il componente più micidiale del gruppo è la ragazza che solina soletta si è fatta più di mezza bottiglia. Minchia che invidia, io sarei già svenuta, le adoro queste cose così “americane”. Sono scesi a Napoli, poverini, non sanno cosa li aspetta, muri di monnezza e gente comprensibilmente incazzata, magari sono così ubriachi che manco se ne accorgono.
Sono proprio contenta, non vedo l’ora di arrivare a casa e farmi coccolare da mamma e papà, quando si è grandi questo genere di cose si apprezzano di più.
In questi giorni mi sono accorta che il mio amatissimo PC mi sta abbandonando, praticamente mezzo schermo si è annebbiato,  si spegne spesso da solo e ogni volta perdo i documenti e li trovo in posti inaccessibili. Gli voglio bene a questo PC, mi ha scritto la tesi di laurea, l’ho riempito di foto e di musica e poi è bello. E’ pieno di figurine, di tabacco, briciole e cenere. Lo so che le cose che ci sono dentro le posso mettere in un altro computer, ma non sarebbe la stessa cosa. M dice che è durato pure troppo, ma per lui la tecnologia non ha un amina, M certe volte è senza cuore.
Ho deciso che mi spingerò a compiere l’estremo passo quando tutto lo schermo si sarà oscurato.
A lavoro il Natale si sta avvicinando in modo inesorabile e si palesa dal fatto che la quantità di pacchi regalo che devo fare tutti i giorni si è triplicata. La cosa che odio non sono i pacchi da fare, ma la gente che mi fissa mentre li faccio e regolarmente mi si intrecciano i nastri, mi si strappa la carta oppure ne taglio troppo poca. Per non parlare poi di quelli che mi suggeriscono gli accostamenti di colore tra carta e nastri, io sorrido sempre, ma siccome i pacchi li faccio io decido io come farli. Magari mi propongono un ansamble vomitevole e non so mai dove trovare la gentilezza per dire che mai e poi mai farei una cosa del genere.  Mi innervosisco perché se non sto sotto  pressione faccio dei pacchi da paura, bellissimi, che se lo ricevessi io un regalo con quel pacchetto mi dispiacerebbe aprirlo.
Mercoledì ho rivisto dopo tanto e troppo tempo la mia amica Enrica che ormai vive negli Stati Uniti. Siamo stati tutti a casa di mia sorella a cena ed è stato piacevole e romantico ricordare avvenimenti  comuni della nostra infanzia e farci delle risate grasse e genuine. I racconti che provocano da sempre maggiore ilarità  sono sempre le mie rocambolesche cadute dal motorino; del numero imprecisato di SI che ho distrutto e di quella volta che io e Ire, il nostro primo giorno di motorino in una  Fiumicello deserta ( era novembre), ci siamo tamponate a vicenda.  Senza mai dimenticare l’ultimo giorno di scuola (forse era il secondo liceo) che, dopo aver accompagnato a casa il mio amico Ginetto, mi sono schiantata contro la montagna dell’Armo rovinandomi tutta l’estate perché non avevo più un motorino per uscire la sera.
E poi giovedì per prepararci ad un periodo duro sono arrivati i classici 40 scatoloni di oggettistica da prezzare e sistemare. Mio fratello devo dire che certe volte è geniale, ci ha costrette a lavorare con un sottofondo di musica raggae tutti il giorno. Il risultato è garantito, lavori molto meglio e con più serenità. Mi verrebbe da dire anche con più leggerezza ma farei un torto a mia sorella che essendo molto incinta la leggiadria l’ha dimenticata.
Venerdì una ragazza mi ha raccontato una storia incredibile, ha fatto vacillare la certezza assoluta che ho sul fatto che i miracoli NON esistono. Era al maneggio, un cavallo si è impennato e praticamente  una zampa (e non dimentichiamoci lo zoccolo) le è finita in testa e l’altra (lei era già a terra svenuta) sul lato destro del viso. Mezza faccia sfondata. Lo sapevate che un cavallo pesa fra i 600 e 700 chili? Quando l’hanno portata in ospedale i medici pensavano che avesse perso l’occhio, il naso era inesistente e aveva un ematoma sulla testa tipo cocomero. Bèh dopo 4 ore di intervento il viso è ritornato come nuovo e dopo circa quindici giorni il versamento nell’occhio è scomparso, come anche l’ematoma sulla  testa.  Cazzo che esperienza!
Visto che gli americani sono scesi mi concedo un po’ di musica, accompagna queste righe un Ivano Fossati d’annata con  “Panama”.
Non posso fare a meno di pensare a mio fratello e M a casa da soli. Per festeggiare la mia partenza avranno fatto la stessa danza che facevano le scimmie in “2001 odissea nello spazio”, regrediranno fino a diventare l’anello di congiunzione tanto studiato dalla scienza. Lasceranno tracce di cibo in ogni dove e per comunicare grugniranno come i maiali. Che scena orrenda, il solo pensiero mi fa rabbrividire!
Sabato sera dal momento che non siamo usciti ho deciso che vedere un bel film leggero era il meglio che si potesse fare. La scelta è caduta su di un film appena uscito che dal trailer sembrava piuttosto divertente. “Stanno tutti bene” è il titolo e il protagonista è Robert Deniro, penso che sia un film di una tristezza quasi assoluta e  di una pesantezza spropositata! Un sabato sera all’insegna della malinconia.
Stamattina, oggi è lunedì, mi sono svegliata con un sottofondo di musica classica  e una fragranza di crostata all’arancia che mi ha fatto sentire in paradiso!  Sono scesa di sotto ed ho trovato la tavola imbandita e cani di papà che mi hanno accolta come la regina assoluta della casa. In verità però fanno così anche se non ti vedono per 10 minuti, per esempio se vai in bagno e poi ritorni in soggiorno ti fanno sempre delle feste commoventi. Inoltre  ai cani di mio padre manca soltanto una sigaretta in bocca per essere proprio identici a lui!
Subito dopo colazione siamo andati a fare un giro a Praia e in un negozio mio padre voleva comprare a tutti i costi un mischia carte elettrico. Io gli ho detto: “papà, ma nessuno gioca a carte a casa!” e lui “ vabbè, che c’entra, comunque è bellissimo”. Poi mia mamma si è come dire inalberata  e non glielo ha fatto prendere. Quando lui va a fare la spesa da solo porta degli oggetti a casa che possono definirsi “mai più senza”.
C’è cattivo tempo, il mare è grosso e piove spesso, ma che mi frega, sto a casa mia, con i miei genitori e col sedere quasi dentro al caminetto!

Nessun commento:

Posta un commento