lunedì 27 dicembre 2010

Mi sento esattamente come ci si sente quando finiscono le feste, avete presente? Che voglia di piangere ho (questa era una citazione).
Il capodanno non mi sembra proprio una festa da festeggiare, fino a prova contraria è un anno che è finito, sono più vecchia di 12 mesi e non ho fatto nulla di quello che mi ero promessa di fare, ho passato un anno identico a quello appena finito.
Ma basta con questo pessimismo, sono qui per allietarvi non certo per appalarvi con le mie giornate down.     Come un'eroina d'altri  tempi ho superato quest'inferno di cristallo natalizio ed ho avuto a che fare con ogni genere di persona per 25 giorni consecutivi senza pause! Datemi un premio, parlate di me in giro, lasciate che i posteri sappiano le fatiche sovraumane di una giovane donna del ventunesimo secolo...dite che eccedo con qualche mania di protagonismo?
Ma lasciatemi fare, vogliatemi bene, assecondatemi come si fa con i bambini (o con i pazzi)!
Ho lasciato casa a Roma nel bordello più totale, non faccio una lavatrice dalla notte dei tempi, il pavimento chiede pietà ed ha sete di candeggina e per il resto non voglio nemmeno pensarci e non voglio nemmeno che voi pensiate che sono una poco attenta alle pulizie domestiche...sarei un'onta tremenda per mia madre, l'ayatollah dei detersivi igienizzanti dell'igiene profonda di tutta l'igiene mondiale (anche sicuramente una delle più importanti inquinatrici esistenti).
Ecco dopo questa over tour delirante sono pronta con il mio ragguaglio settimanale.
Nelle vetrine del negozio abbiamo messo un articolo molto carino, tale oggetto è una serie di piccole cornici di misura standard per foto che sono tutte collegate una all'altra formando così delle lettere dell'alfabeto piuttosto grandi. Il concetto è molto semplice e si capisce bene che cosa sono, almeno così abbiamo pensato finchè alla quarta domanda "scusi che cosa sono quelle cornicette?" abbiamo messo un biglietto che recita così "porta foto a forma di lettera dell'alfabeto". Mercoledì una signora entra e mi chiede "scusi, mi da una cornice a forma di lettera dell'alfabeto?"
 io "certo, quale lettera?"
 lei "in che senso quale lettera?”
 io ancora "signora, le cornici formano delle lettere, per esempio quella in vetrina è una S".
Signora stupita "ah, allora mi dia una A"
 io "la A è terminata"
lei "mi va bene quella in vetrina, mi piace"
ed io che non mi faccio mai i fatti miei "ha qualcuno che si chiama con la S?"
estrema follia della signora "ora che ci penso la persona a cui dovrei regalarla ha il cognome che inizia con la S, se no la prendevo lo stesso, mi piace troppo".
Ecco qua, certe volte mi sento come se dovessi convincere i clienti a non compare.
I giorni poi si sono susseguiti tra richieste più o meno accettabili fino ad arrivare ai disperati dell'ultimo momento che con questa affermazione "mi dia quella cosa" ti fanno crescere un moto di soddisfazione dentro quasi imbarazzante. Perchè soddisfazione? Perchè alla fine ci si compera di tutto, cose di cui non conosci l'esistenza e che manco te ne frega niente di sapere che cos'è e poi ti viene un odio talmente forte per il Natale e per tutti i tuoi amici ai quali volevi un gran bene fino a qualche giorno prima ma che ora li cancelleresti dalla tua vita. E la gente va in giro in mezzo al traffico incazzata nera maledicendo i negozi, i centri commerciali, intere famiglie, bambini capricciosi, mogli isteriche, il fatto che ci si era ripromessi di non fare più i regali a Natale, l'amico che l'anno scorso ti ha regalato una minchiata mentre tu ti eri spremuto fino al midollo per avere un'idea geniale, i regali a quelli dell'ufficio (tappi per il vino o pupazzetti e ancora tappi per il vino o pupazzetti) e potrei continuare questo scritto ma rileggendo credo di saltare di palo in frasca.
Giovedì sera (il giorno prima della partenza) mia sorella ha deciso di fare una cena prenatalizia stile americano.
Una figata pazzesca, ha preparato: tacchino ripieno di carne di maiale, castagne, e mille spezie che anche il mio palato sopraffine non ha riconosciuto; salsa di vino, salsa di lamponi, salsa di pane (che sarebbe quella cosa che si vede sempre sulle tavole dei film americani che sembra purè ma non lo è, in realtà è una preparazione di pane, latte, cipolle, cannella, chiodi di garofano e non ricordo il resto); poi i cavoletti di Bruxelles che fanno schifo a tutti perché sono schifosissimi, ma lei s'è fissata che ci stavano bene con tutta la cena, ma che alla fine nessuno ha mangiato perchè ripeto fanno schifo e sono finiti dritti dritti nella pattumiera; poi ancora la salsa tonnata, le patate al forno, le carotine in agrodolce. Per dolce il gelato di nocciole e poi stavamo tutti per svenire.
La mattina seguente alle ore 9 Luiss è passato sotto casa mia, ha caricato me e mio fratello in macchina e finalmente ci ha portati a Maratea.
Luiss quando guida "fa i fari" a tutti, pure ai greggi di pecore, alle mucche solitarie, agli uccelli in volo, agli altri automobilisti, ma non è che ha un tendine infiammato nella mano che lo porta a spingere in continuo la levetta dei fari? Glielo devo chiedere. Il nostro natale è stato un pochino sotto tono poiché non siamo potuti stare tutti insieme (i miei famigliari intendo). Mia sorella ha un pancione come una mongolfiera così è rimasta a Roma con bimbo e marito, noi 4 (mamma,papà, brother e me)qui a Maratea, io ho mangiato e dormito per 2 giorni interi,inoltre la Basilicata è stata la regione più colpita dalla pioggia di tutta Italia, per cui sono stata sempre a casa.
Il  25 per la precisione sono anche andata a casa di mia zia che dista da casa mia ben 150 metri (quindi posso dire di aver pure un pò camminato) a giocare con i miei cugini grandi e piccoli a tombola e a mercante in fiera. Far arrabbiare i bambini è una dei miei sport preferiti, ma credo che sia l'ultimo anno che posso farlo, sono già più alti di me (non che ci voglia molto)e l'anno prossimo mi meneranno.  La tombola è il gioco più noioso e soporifero del mondo, credo che sia più divertente guardare un film di Truffaut che fare una mano a tombola.
Al mercante in fiera ho pure vinto il secondo premio della modica cifra di 6 euro, i miei cugini più piccoli che avevano investito somme ragguardevoli per accaparrarsi il maggior numero di carte (io ne avevo solo 2) stavano per piangere dopo l'amara sconfitta, vaglielo a spiegare  che cos'è l'azzardo, il calcolo delle probabilità e il caso fortuito!
Io ho una quantità di parenti incredibile, qualcosa come 12 fra zii e zie e un numero superiore al 20 di cugini, abbiamo tutti un tono di voce alto e profondo (soprattutto noi donne) per cui essendo circa in 40 e c'era un casino pazzesco, forse non ci somigliamo per niente, però nei gesti e in alcune cose siamo tutti un pò simili e questa cosa mi riempie il cuore di gioia. 
Poi sono ritornata a casa per stare un pò con mamma vicino al fuoco e abbiamo guardato insieme per l'ennesima volta "ricomincio da tre"  e ci siamo fatte un sacco di risate, inoltre ho scoperto che dalla Campania in giù puoi vedere  telecapri, una tv dove pubblicizzano i giocattoli della marca Napolì (con l’accento sulla I), il cicciobello tifoso del Napoli e le motoclettine elettriche azzurre con il simbolo del Napoli, se le vede M “esce pazzo”.
Sono appena tornata nella city, ho preso possesso della mia dimora debellando ogni forma di vita aliena. Sono pronta per un’atra settimana col coltello fra i denti, iniziano i saldi!

lunedì 20 dicembre 2010

È quasi finita, mancano solo pochi giorni a questo stillicidio natalizio.
Per tutta la settimana sono stata assorbita da un solo pensiero totalizzante: come fare soldi scoprendo un numero primo. L’ultimo numero primo (così dice wikipedia) è stato scoperto il 29 settembre del 2009 e consta di ben 13 milioni di cifre.
Lunedì ho iniziato la mia conta numerica e tra una cosa e l’altra giovedì sono arrivata al 71 poi mi sono rotta le palle e ho smesso. Per scoprire il successore di quello scoperto nel 2009 ci vorrebbe un calcolatore grande come un palazzo (credo),  per comprarlo dovrei avere una cifra astronomica di danari e per farlo funzionare dovrei avere un’intelligenza superiore, purtroppo né l’una né l’altra cosa mi sono confacenti. Comunque la cosa che mi addolora di più è la disparità sessuale anche nell’elettronica: la calcolatrice serve a svolgere calcoli semplici e brevi, mentre il calcolatore lo si impiega per trovare i numeri primi e cose di questo genere.
Come sempre il ruolo femminile è relegato allo svolgere cose pratiche di tutti i giorni, allora mi chiedo: perché quando calcolo la somma delle bollette con la mia calcolatrice nessuno mi da un premio e se invece usando un calcolatore completamente inutile scopro un numero altrettanto inutile mi danno addirittura 100.000 dollari?  
Ma cosa sono i numeri primi?
La definizione di numero primo è questa: “In matematica, un numero primo (in breve anche primo) è un numero naturale maggiore di 1 che sia divisibile solamente per 1 e per sé stesso”.
In questo luogo mi sento di confidarvi una cosa della quale mi vergogno un po’, ho un’enorme difficoltà a comprendere le definizioni. Riconosco il senso letterale di esse, sono musicali e scritte bene, ma proprio non le capisco. Questo mio handicap me lo porto dietro sin dalle scuole medie, se le cose non mi vengono spiegate praticamente per me rimangono concetti privi di logica. Non se ne parla nemmeno di imparale a memoria visto che di essa sono sempre stata sprovvista. Morale della favola la mia vita è costellata di fallimenti sia in matematica che in tutte le materia scientifiche del mondo, per cui essere arrivata al numero primo 71 per me è già un traguardo.
Altro modo un po’ articolato per fare soldi è scoprire un elemento chimico da aggiungere alla tavola degli elementi già esistenti. Veramente questa cosa me la sono inventata, però mi sembra plausibile che se ne scopri uno nuovo qualcuno ti dia dei soldi. Purtroppo la chimica anche abbonda di definizioni più o meno assurde, quindi se state pensando anche voi che sia meglio che escogiti qualche altro modo per fare soldi  avete ragione, ma di sicuro non farò soldi con la scrittura!
Per dovere di cronaca circa i numeri primi non vi consiglio di leggere “la solitudine dei numeri primi” oppure fatelo tranquillamente, a me non è piaciuto.
Il fisico questa settimana mi ha decisamente abbandonato, qualcuno di voi sicuramente ricorderà la mia sventura con una maledetta cisti ubicata nelle parti intime, ragazzi è tornata!
Un paio di anni fa fui operata e dopo suddetta operazione mia sorella mi affibbiò il seguente soprannome “patata cusuta”, lascio a voi immaginare perché. A seguito i miei problemi sembravano più o meno risolti, l’unica nota positiva dopo l’intervento fu il risveglio dall’anestesia, una sensazione di benessere tipo mega ubriacatura ma senza mal di testa o mal di stomaco. Il post operatorio fu una tragedia, era estate ma a causa dei punti non potei andare a mare per 15 giorni. Ora come ora mi ritrovo con lo stesso problema, un dolore assurdo e tre oki al giorno, per di più devo stare attenta a mia sorella che questa volta vorrebbe operarmi lei con un taglierino e una pinzetta per le sopracciglia. Vedremo come andrà a finire!
Venerdì sera credo, ho perso la cognizione del tempo, eravamo soli a casa io ed M, lui aveva la febbre e io il raffreddore, dopo aver mangiato un brodino da vecchietti ci siamo scambiati i regali  perché eravamo troppo depressi e ci facevamo un po’ pena. Io ho ricevuto una macchina fotografica, tanto desiderata, lui uno Swatch. Abbiamo finto anche di essere sorpresi e sbalorditi per la scelta dei regali, in realtà già sapevamo abbastanza bene cosa ci saremmo donati.
Per concludere la lista delle lamentele di questa settimana (poi smetto lo giuro) vorrei rendervi partecipi anche delle nottatacce che sto passando. Ho sempre freddo, i piedi ghiacciati, faccio incubi assurdi e mi sembra di dormire 5 minuti per notte. Quando suona la sveglia mi viene da piangere. L’altra sera ho pure messo la borsa dell’acqua calda, alla fine sotto il piumone avevo una temperatura di 50 gradi, mentre fuori ce ne erano 2, siccome la testa sta fuori dalle coperte  mi sono svegliata come se avessi avuto un macigno sulla fronte. Ho un sonno incredibile, dormirei anche sul motorino! stasera giuro che vado a letto alle 10, come i bambini…a proposito di bambini, non posso non raccontare il video del coro natalizio di mio nipote. Un insieme disarmante di confusione e disordine. Ogni pargolo faceva ciò che voleva, danzava con le coreografie di un’altra musica  oppure scappava dai genitori, i canti erano in inglese ma potevano anche sembrare in svedese, troppo divertente, pensavo di commuovermi invece mi sono fatta un sacco di risate!
Amici ed amiche, vi auguro un buon Natale di cuore, alla prossima settimana.


  

lunedì 13 dicembre 2010


Per me la gioia deriva da piccole cose:  quando torno a casa la sera e trovo l’ascensore al piano terra,  mi piace il sabato mattina perché per strada non c’è nessuno, anche la sigaretta dopo il caffè mi appaga moltissimo. Per non parlare poi di trovare casa tutta pulita ed ordinata dopo una giornata lunga e faticosa e non posso omettere da questo elenco il piacere che provo alle 20e35 quando guardo “Un posto al sole” e sorseggiando una birretta ghiacciata. 
Un neo però esiste, la mia gioia per le piccole cose è direttamente proporzionale alla mia incazzatura per cose altrettanto stupide.
Mercoledì in una botta sola ho perso chiavi del motorino e cellulare. Non so da dove iniziare a descrivere la giornata di merda che ho vissuto. Come prima cosa è fondamentale dire che non posseggo chiavi di scorta del motorino e che il mio meccanico Aldo (lo ricordate, l’uomo dedito al pessimismo, il Leopardi dei motori?) mi ha sempre detto che avrei dovute averle poiché se le avessi perse sarebbe stato un problema.  Egli stesso mi aveva fatto un preventivo che si aggirava intorno alle 300 o 400 euro in caso avesse dovuto smontare la parte davanti del motorino per cambiare il buchino della chiave. Dunque potete immaginare come mi sia sentita mercoledì mattina quando sono andata a rovistare nello svuota tasche e non ho trovato le chiavi, ho frugato ovunque, ho rifatto lo stesso percorso della sera prima, ma niente di niente. Mi dispiace anche per mio fratello che si è dovuto sorbire una super crisi isterica con tanto di pianto a dirotto.
Allora in preda al panico ho iniziato a cercare il cellulare per rendere partecipe anche mia sorella della sventura che si stava abbattendo su di me, ma non riuscivo più a trovare manco il telefonino. Già lo odio il mercoledì, per come si erano messe le cose avrei dovuto fare come gli antichi romani, ovvero ritornare a letto e non uscirne fino al giorno dopo. Invece sono andata a lavoro e sono stata con un’incazzatura latente per 7 ore e mezza, fino a quando una telefonata mi ha salvato la vita.
Un ragazzo del palazzo aveva trovato le chiavi infilate nella serratura del bauletto (del motorino) e il cellulare poggiato sopra. Egli aveva anche lasciato un biglietto sotto la copertina del mio ciclomotore che naturalmente io la mattina non avevo nemmeno alzato. In sostanza questo santo uomo ha visto che nessuno chiamava per reclamare gli oggetti smarriti così ha telefonato a mio padre prendendo il nome dalla rubrica del cellulare. Erano le otto meno un quarto di sera quando quella giornata di merda ha avuto una sferzata verso la gioia incredibile.
Con tutta sincerità avevo taciuto circa la disavventura  con papà il quale quando perdo le cose mi dice sempre la stessa cosa “si semp tu”, frase che non è mancata nemmeno in quest’occasione. Per gli amici del nord la traduzione è “sei sempre la solita”.
Ma vogliamo parlare della mia smemoratezza? Come ho fatto a non accorgermi di aver lasciato le chiavi così in bella mostra? Se avessero rubato il motorino cosa avrei detto agli sbirri: “no, non lo hanno forzato, c’erano le chiavi!”
Ad ogni modo giovedì mattina per dare la stoccata finale alla mia memoria sono uscita di casa tutta contenta con il passa montagna in testa e lo stereo nelle orecchie ascoltando “Jesus Christ super star”, ma qualcosa mancava all’appello: IL CASCO. Così ho dovuto chiamare M di corsa perché mi venisse ad aprire la porta di casa (io non posseggo chiavi di casa, chissà perché) per prendere il casco e correre a lavoro. Quando è arrivato mi ha lanciato uno sguardo che dentro conteneva le seguenti emozioni: incredulità, preoccupazione, inquietudine e anche un po’ di pena.
Non voglio preoccuparmi troppo per questi eventi  perché credo che il tutto sia dovuto ad un pochino di stress natalizio-lavorativo, tra orario continuato e tutto il resto esco la mattina, torno la sera e vado a  dormire, non so nemmeno dove trovo il tempo per aggiornare il mio blogghino.
Sabato sera però siamo andati a casa dell’amico Ugo che per festeggiare il suo compleanno ha ucciso un cinghiale e lo ha cucinato. Lo avrà di sicuro catturato durante una delle sue battute di caccia a Villa Ada, lui fa sempre le cose in grande!  Quando mangio la selvaggina sogno sempre di essere un uomo (o donna) primitivo, e così ho immaginato  tutti noi invitati attorno ad un falò metafisico mentre sbranavamo la preda catturata dopo tanti sforzi…ok, ho esagerato con il vino, lo confesso, per cui le mia immaginazione è partita per una tangente alquanto alcolica. Alla fine della serata, come ad ogni festa meridionale che si rispetti, ci siamo portati a casa il nostro tupperware di sugo di cinghiale e pure qualche mandarino calabrese, io non faccio mai complimenti se si parla di cibo. 
Purtroppo il tempo ultimamente con me è tiranno e sono anche fuori dalla mia tabella di marcia per quanto riguarda l’orario del post, per cui vi auguro una splendida serata e mi dispiace se risulto un pochino ermetica, non me ne vogliate….sono distrutta!

lunedì 6 dicembre 2010

L’inizio della mia settimana marateota è stato molto produttivo. Il giorno dopo essere andata a Praia, mio padre ha insistito perché andassimo pure a Sapri, credo per non far torto a nessuna regione con cui confiniamo. Purtroppo la statale 18 era chiusa a causa di una frana e quindi per arrivare a Sapri abbiamo dovuto fare una traversata lunga e tortuosa, passando per dei paesi e luoghi che manco sapevo che esistessero. Finalmente lì, abbiamo potuto girare in lungo e in largo per la cittadina e dedicarci ad uno shopping sereno e poco dispendioso. Al ritorno hanno insistito entrambe i miei genitori affinché andassimo a pranzare in un ristorante consigliato loro da alcuni amici olandesi.  Inutile descrivere la litigata che si sono fatti in macchina  perché non riuscivano a trovare il posto. Soltanto dopo un po’ che ascoltavo il loro dialogo assurdo ho capito che né l’uno né l’altro vi erano mai stati. Mai mamma diceva di ricordare un posto che forse aveva semplicemente immaginato, mio padre che vanta trascorsi alla Marco Polo, diceva che senza dubbio lì lui già c’era stato. E finalmente dopo tanto penare e la pancia brontolante abbiamo trovato la trattoria. Alla faccia di tutte le cucine light abbiamo mangiato ogni ben di dio, dai salumi ai formaggi, le tagliatele coi funghi porcini più “fungose” che abbia mai mangiato e pure i dolcini di farina di fagioli. Tutto accanto ad un camino grande grande e pieno di legna ardente.   Quando capirò dove effettivamente è il ristorante ve lo farò sapere.
Di ritorno in macchina ho fatto questa considerazione: se penso a come si mangia male a Roma e a quanto si spende mi viene il nervoso.
Poi è arrivato mercoledì e sono dovuta ripartire per Roma.
Se al viaggio di andata ero accompagnata dall’allegro e gioviale odore dell’alcool degli americani, al viaggio di ritorno mi è andata proprio male. Sono stata in un vagone tutta sola da Maratea fino a Napoli, tranquilla e felice, ho letto il libro che mi ha regalato il mio amico Ugo, l’ultimo di Ammaniti, che devo dire aveva creato una leggera aura di poesia nel vagone e pure una sorta di commozione dentro di me. A guastare tutto è bastato un burino de Roma che puzzava di antiparassitario per cani. Credo fosse antiparassitario poiché quell’acre odore ha risvegliato in me un remoto ricordo di bambina. I miei conoscevano dei signori che avevano un cane di merda, piccolo piccolo e stronzissimo che puzzava uguale.
Inutile elencare le innumerevoli volte che il romanaccio coabitante di vagone ha pronunciato la parola “amò” al telefono con la fidanzata, però ci tengo tantissimo a descrivere come egli abbia cercato (inutilmente) di attaccare bottone con la sottoscritta: “sto treno fa na cifra de ritardo. Te verrai da lontanissimo, starai qua dentro da n’sacco tempo”. Chissà perché i romani pensano che se abiti più a sud di Napoli vuol dire che vieni dall’Africa. Comunque non ricordo che risposta ho dato, ma mi è sembrato il caso di accendere il pc e mettermi le cuffie nelle orecchie. Avrà capito che non avevo alcuna voglia di conversare?  Per una questione tutta mia non gli ho mai rivolto la parola, soprattutto perché si vedeva da lontano un miglio che aveva voglia di chiacchierare. Per essere super merda ho pure spento la musica ma sono rimasta con le cuffie nelle orecchie. Con uno che dice ”amò” non ci parlo manco con un mitra puntato addosso. Ho dei principi anche io.
La mia stronzaggine comunque era dovuta specialmente al fatto che stavo andando via di casa. Ogni volta che riparto è una morte civile, mi viene un groppo in gola che inizia due ore prima di partire e mi passa tipo il giorno dopo. Non ci posso fare niente, è più forte di me, lasciare casa è un incubo. Per casa intendo: i miei genitori, i miei parenti, il mare,  il giardino, il caminetto, i cani, il cibo ecc. Lo definirei un “grande insieme”, io nel frattempo mi ritengo  un “sott’insieme” che però lontano dal grande insieme non ha molta ragione di esistere. 
Al mio rientro a lavoro ho constatato che come sempre durante il periodo natalizio aprono le gabbie di tutti gli zoo umani esistenti. Tipo Dracula, alcune vecchine resuscitano per andare in giro con meno 10 gradi senza meta, le “non morte” indossano cappotti tanto antichi che per strada l’odore preponderante è quello di naftalina e che pure se non piove il loro ombrello è sempre aperto e pronto per farti perdere un occhio se ti avvicini troppo.
Se state pensando che certe volte sono troppo intollerante avete ragione, ma vi assicuro che ci sto lavorando su.
Invece le persone che mi fanno tanta tenerezza sono gli uomini che vengono a fare i regali per le mamme, le sorelle, le amiche oppure per le fidanzate. Sembrano dei cuccioli abbandonati sulle autostrade, con gli occhioni spalancati e privi di orientamento. Sul loro volto vedo farsi chiara una domanda: “ma dove sono?”. Ed ecco che qui arrivo io e li guido come si fa con un bimbo all’asilo e spiego ogni cosa: questa è una gonna, questa è una maglia, questi dei pantaloni….e così via. Il momento più difficile è farmi dire orientativamente una taglia. La risposta tipo è questa “è più o meno come te, forse più alta, forse più magra, magari un po’ più robusta, ora che ti guardo meglio mi sembra che sia più bassa, è bionda sul castano e il colore degli occhi proprio non lo ricordo”. Brancolano nel buio ed hanno una sola certezza, stanno parlando di un essere umano femminile!
Ecco, dimenticavo di dire una cosa importantissima, ieri ero in libreria per prendere qualche pensiero di Natale e cosa scopro? La Parodi con il libro di ricette “Cotto e Mangiato” è nella classifica dei libri più venduti insieme ad Eco ed Ammaniti. Tutti voi sapete l’odio che provo nei confronti di quella donna che definirei la “sacra inquisizione” del cibo e la maledizione del gusto.  La cucina è una cosa seria, un’arte che si studia con grande fatica e dedizione, la cucina è una scienza esatta, non esiste il pressapochismo né tanto meno il cotto e mangiato. Amici, non comprate il libro di quella donna.
Da mercoledì sarà un tour de force fino al 24, tutti i giorni orario continuato e aperti anche la domenica, quindi siccome è il mio ultimo giorno casalingo ho deciso di fare gli struffoli. A casa mia un Natale senza struffoli non è mai esistito. Aspetto la mia amica Magda e mi metto a friggere, ci prendiamo un tè e facciamo due chiacchiere, vi posso dire i nostri principali argomenti di conversazione: vita, morte, miracoli, tradimenti, malattie, ricette di cucina, libri, lavoro e trucchi per il viso. Di cosa possono mai parlare due femmine del sud?
  

lunedì 29 novembre 2010

La postazione di scrittura di oggi è un po’ inusuale. Sono in treno, torno a casa (a Maratea) dopo circa tre mesi.
Sono in un vagone con 5 americani (1 ragazza e 4 ragazzi) che da quando il treno è partito, un’ora più o meno, hanno bevuto 2 bottiglie di rum e cocacola e qualche lattina di birra. L’unica cosa che vorrei precisare è che è soltanto mezzogiorno. Per fortuna non sono molesti e chiacchierano amabilmente di problemi politici e di università, almeno credo, non ho una buona conoscenza dell’inglese. Se li vedesse qualcuno dall’esterno avrebbe dubbi a credere che hanno bevuto tutto quell’alcool ed essere (o sembrare) lucidi. Non ho nemmeno messo le cuffie nelle orecchie perché mi pace ascoltare le conversazioni in altre lingue. Mi piace osservare le espressioni del viso, il gesticolare delle mani per provare ad indovinare ciò che si dice. Comunque il componente più micidiale del gruppo è la ragazza che solina soletta si è fatta più di mezza bottiglia. Minchia che invidia, io sarei già svenuta, le adoro queste cose così “americane”. Sono scesi a Napoli, poverini, non sanno cosa li aspetta, muri di monnezza e gente comprensibilmente incazzata, magari sono così ubriachi che manco se ne accorgono.
Sono proprio contenta, non vedo l’ora di arrivare a casa e farmi coccolare da mamma e papà, quando si è grandi questo genere di cose si apprezzano di più.
In questi giorni mi sono accorta che il mio amatissimo PC mi sta abbandonando, praticamente mezzo schermo si è annebbiato,  si spegne spesso da solo e ogni volta perdo i documenti e li trovo in posti inaccessibili. Gli voglio bene a questo PC, mi ha scritto la tesi di laurea, l’ho riempito di foto e di musica e poi è bello. E’ pieno di figurine, di tabacco, briciole e cenere. Lo so che le cose che ci sono dentro le posso mettere in un altro computer, ma non sarebbe la stessa cosa. M dice che è durato pure troppo, ma per lui la tecnologia non ha un amina, M certe volte è senza cuore.
Ho deciso che mi spingerò a compiere l’estremo passo quando tutto lo schermo si sarà oscurato.
A lavoro il Natale si sta avvicinando in modo inesorabile e si palesa dal fatto che la quantità di pacchi regalo che devo fare tutti i giorni si è triplicata. La cosa che odio non sono i pacchi da fare, ma la gente che mi fissa mentre li faccio e regolarmente mi si intrecciano i nastri, mi si strappa la carta oppure ne taglio troppo poca. Per non parlare poi di quelli che mi suggeriscono gli accostamenti di colore tra carta e nastri, io sorrido sempre, ma siccome i pacchi li faccio io decido io come farli. Magari mi propongono un ansamble vomitevole e non so mai dove trovare la gentilezza per dire che mai e poi mai farei una cosa del genere.  Mi innervosisco perché se non sto sotto  pressione faccio dei pacchi da paura, bellissimi, che se lo ricevessi io un regalo con quel pacchetto mi dispiacerebbe aprirlo.
Mercoledì ho rivisto dopo tanto e troppo tempo la mia amica Enrica che ormai vive negli Stati Uniti. Siamo stati tutti a casa di mia sorella a cena ed è stato piacevole e romantico ricordare avvenimenti  comuni della nostra infanzia e farci delle risate grasse e genuine. I racconti che provocano da sempre maggiore ilarità  sono sempre le mie rocambolesche cadute dal motorino; del numero imprecisato di SI che ho distrutto e di quella volta che io e Ire, il nostro primo giorno di motorino in una  Fiumicello deserta ( era novembre), ci siamo tamponate a vicenda.  Senza mai dimenticare l’ultimo giorno di scuola (forse era il secondo liceo) che, dopo aver accompagnato a casa il mio amico Ginetto, mi sono schiantata contro la montagna dell’Armo rovinandomi tutta l’estate perché non avevo più un motorino per uscire la sera.
E poi giovedì per prepararci ad un periodo duro sono arrivati i classici 40 scatoloni di oggettistica da prezzare e sistemare. Mio fratello devo dire che certe volte è geniale, ci ha costrette a lavorare con un sottofondo di musica raggae tutti il giorno. Il risultato è garantito, lavori molto meglio e con più serenità. Mi verrebbe da dire anche con più leggerezza ma farei un torto a mia sorella che essendo molto incinta la leggiadria l’ha dimenticata.
Venerdì una ragazza mi ha raccontato una storia incredibile, ha fatto vacillare la certezza assoluta che ho sul fatto che i miracoli NON esistono. Era al maneggio, un cavallo si è impennato e praticamente  una zampa (e non dimentichiamoci lo zoccolo) le è finita in testa e l’altra (lei era già a terra svenuta) sul lato destro del viso. Mezza faccia sfondata. Lo sapevate che un cavallo pesa fra i 600 e 700 chili? Quando l’hanno portata in ospedale i medici pensavano che avesse perso l’occhio, il naso era inesistente e aveva un ematoma sulla testa tipo cocomero. Bèh dopo 4 ore di intervento il viso è ritornato come nuovo e dopo circa quindici giorni il versamento nell’occhio è scomparso, come anche l’ematoma sulla  testa.  Cazzo che esperienza!
Visto che gli americani sono scesi mi concedo un po’ di musica, accompagna queste righe un Ivano Fossati d’annata con  “Panama”.
Non posso fare a meno di pensare a mio fratello e M a casa da soli. Per festeggiare la mia partenza avranno fatto la stessa danza che facevano le scimmie in “2001 odissea nello spazio”, regrediranno fino a diventare l’anello di congiunzione tanto studiato dalla scienza. Lasceranno tracce di cibo in ogni dove e per comunicare grugniranno come i maiali. Che scena orrenda, il solo pensiero mi fa rabbrividire!
Sabato sera dal momento che non siamo usciti ho deciso che vedere un bel film leggero era il meglio che si potesse fare. La scelta è caduta su di un film appena uscito che dal trailer sembrava piuttosto divertente. “Stanno tutti bene” è il titolo e il protagonista è Robert Deniro, penso che sia un film di una tristezza quasi assoluta e  di una pesantezza spropositata! Un sabato sera all’insegna della malinconia.
Stamattina, oggi è lunedì, mi sono svegliata con un sottofondo di musica classica  e una fragranza di crostata all’arancia che mi ha fatto sentire in paradiso!  Sono scesa di sotto ed ho trovato la tavola imbandita e cani di papà che mi hanno accolta come la regina assoluta della casa. In verità però fanno così anche se non ti vedono per 10 minuti, per esempio se vai in bagno e poi ritorni in soggiorno ti fanno sempre delle feste commoventi. Inoltre  ai cani di mio padre manca soltanto una sigaretta in bocca per essere proprio identici a lui!
Subito dopo colazione siamo andati a fare un giro a Praia e in un negozio mio padre voleva comprare a tutti i costi un mischia carte elettrico. Io gli ho detto: “papà, ma nessuno gioca a carte a casa!” e lui “ vabbè, che c’entra, comunque è bellissimo”. Poi mia mamma si è come dire inalberata  e non glielo ha fatto prendere. Quando lui va a fare la spesa da solo porta degli oggetti a casa che possono definirsi “mai più senza”.
C’è cattivo tempo, il mare è grosso e piove spesso, ma che mi frega, sto a casa mia, con i miei genitori e col sedere quasi dentro al caminetto!

lunedì 22 novembre 2010

Direi proprio che è iniziata la stagione delle piogge. Benché non ci troviamo in un posto col clima equatoriale Roma sembra l’Amazzonia, dove però gli alberi sono diventati i palazzi!
Voglio rendervi partecipi del disagio che provo quando devo andare in motorino, ovvero sempre. Sono abbastanza equipaggiata, ho sia l’impermeabile che la copertina montata sul bolide, ma quando c’è un acquazzone non c’è niente da fare, l’acqua ti arriva dentro le ossa. Questa settimana è piovuto tutti i giorni, incessantemente, dalla mattina alla sera, un altro po’ e sotto i vestiti facevo i funghi. Ho attraversato pozzanghere così profonde che quando ne uscivo non ci potevo credere; le altre macchine mi hanno sommerso di schizzi fetenti che se non mi è venuto il colera è stato un miracolo; in via Spallanzani ho potuto verificare per la prima volta il fenomeno di acquaplaning,  mi sono terrorizzata quando ho sentito il motorino che se ne andava per i fatti suoi e … questo è solo l’inizio dell’inverno. Dite che mi daranno una medaglia d’oro per la disciplina “corsa sul motorino sotto la pioggia”? Spero solo di non essere ritrovata come un legno alla deriva in una cunetta della Tiburtina.
Al tempo di merda sono corrisposti giorni di una noia mortale, la noia mi fa diventare un’ameba. Avrei strisciato e grugnito da lunedì  a sabato. L’unica nota positiva è stato il mio walkman (è un i pod ma io lo chiamo walkman) che tutti i giorni fra 11 ore di musica mi ha fatto ascoltare sempre lo stesso brano pure essendo su modalità random. È evidente che sentiva il mio malessere, il brano in questione è “Funky raggae party”. Posso dire per certo che è la canzone che preferisco di Bob, per cui anche se ero sotto una pioggia torrenziale immaginavo con profonda convinzione di essere in Giamaica a fare la corista di Bob Marley. Molti di voi sanno già  che il mio sogno era quello di essere una delle coriste di Tom Jones (sto lavorando a un saggio  a tal proposito), ma devo dire che pure di Marley non mi sarebbe dispiaciuto. Avrei senz’altro usato la stessa parrucca che immaginavo di usare per Tom Jones, una bella parrucca afro, avrei dovuto cambiare però gli abiti. Abbandonare la mia bella tutina elasticizzata di acetato verde smeraldo e indossare magari un bel caftano lungo lungo più adatto al costume reggae e infine rimpiazzare i passi di danza pop convulsi con dei movimenti più tranquilli e cadenzati. Il mio lavoro sarebbe stato estremamente duro e sfiancante, pesanti responsabilità pesano sulle  spalle delle coriste. La riuscita vera e propria di un concerto dipende in gran parte da loro, dall’impegno che tutte le sere mettono a disposizione del pubblico intero. Essere corista è una dote naturale, non lo diventi, lo sei fin dalla nascita. E’ una missione, una presa di coscienza. Sei la regina delle vocali, una A e una O al posto giusto rendono il pezzo soave e gradevole alle orecchie di chi ti ascolta. Bob Marley (e anche Tom Jones) mi avrebbero apprezzato tantissimo e avrei avuto anche un nome d’arte che sarebbe stato Judit. In vecchiaia avrei scritto una biografia “Memorie di una corista”, dovrei avrei descritto con dovizia di particolari la vita dissoluta che si fa quando vai in tour. Ecco a cosa penso quando mi annoio!
Al lavoro si sono avvicendati  una serie di personaggi dalle sembianze fiabesche che mi hanno fatto credere più di una volta di vivere in uno dei miei universi paralleli mentre invece mi trovavo nella realtà.
Mercoledì una coppia di persone anziane mi ha portato ad  apprezzare il senso dell’umorismo che hai quando hai passato una vita insieme. Lei dice “sono così grassa che non riesco ad indossare niente…dovrei morire per questo” e lui risponde “ma no, dai, morire no…forse dovrebbero soltanto ucciderti”.
E poi si sono fatti una bella risata!
Giovedì tre generazioni a confronto: nonna, figlia, nipote. La nonna sembrava Pamela Anderson, tutta rifatta: labbra, occhi, zigomi, capelli, collo, naso, tette, culo…incredibile. Non posso nemmeno dire che era brutta, era barbie ma con le mani della strega cattiva e aveva una sola espressione facciale, quella meravigliata (a causa del lifting). La figlia era normale, però fra le due sembrava la sorella più grande e sfigata.
Venerdì signora vecchissima che mi chiede: “mi mostra le decorazioni natalizie?” Il negozio è praticamente una decorazione natalizia, sono appese ovunque, in ogni angolo, per terra, sul soffitto, ogni tavolo è ricoperto da angioletti, renne, stelle dorate, neve finta, ali, palline e quant’altro. L’unica cosa NON natalizia ero io. Sarà stata così attratta da me che non ha notato nulla di tutto ciò che la circondava?
Sabato ormai il tedio aveva fatto man bassa ed ero così appallata che mi veniva da piangere. Per fortuna ho sentito mio padre che si stava divertendo come un matto con mio (suo anche) nipote che non vedeva da troppo tempo. Cosa fa un nonno (normale) amorevole con il suo piccolino? Lo protegge dai mali del mondo, lo porta al bar a prendere il gelato o in edicola a comprare le figurine. Ma per il nonno in questione le priorità sono differenti, chi  poteva iniziare un piccolo bimbo alle arti  pirotecniche se non egli stesso? Così ha contagiato anche il bambino con la sua passione per i botti e i fuochi d’artificio, sparando all’impazzata anche se manca più di un mese per il Natale!
Per la serata M aveva organizzato per andare a vedere il concerto dei “ A toys orchestra” che sinceramente non avevo mai sentito. Ritornando al discorso musica ho ideato un paradigma: una donna in un gruppo, che non sia però la figura di spicco,  accresce le possibilità di successo del gruppo stesso. Il gruppo in questione era formato da 4 ragazzi ed una ragazza, la ragazza suonava le tastiere e la sua posizione sul palco non era centrale bensì laterale, quasi defilata. Morale della favola, oltre sicuramente ad aver ascoltato un’ottima musica, l’ottanta per cento degli essere umani maschili stava lì per vedere la bella mora che si muoveva flessuosa. Questo è puro marketing, consiglio a tutti voi amici che fate parte di una band di scritturare immediatamente una bella ragazza e farle  suonare qualcosa, anche se per finta!
Domenica mattina mi ha svegliato un verso gutturale che proveniva dal bagno, mio fratello anche chiamato “avere vent’anni”, stava vomitando. La cosa più divertente è che quando gli ho chiesto cosa avesse bevuto la sera prima  mi ha risposto “credo che sia un virus”. Questo virus, chiamato “alcoolvomitex”, lo colpisce praticamente tutte le volte che fa le quattro del mattino e gira tutti i pub di Sanlorenzo con gli amici. Mi chiedo perché il virus si accanisca in questo modo proprio con lui, esisterà un vaccino?
Per concludere degnamente la settimana non ha fatto che piovere tutta la domenica e l’unica cosa da fare era stare intabarrati dentro casa. Ho voluto però preparare un pranzo domenicale poiché tutte le volte si fa tardi e non mangiamo mai  e poi nel pomeriggio ci sfondiamo di mignon. Allora cosa c’è di meglio di pollo, patate e piselli? In ogni caso dopo pranzo un vassoio di dolci non ce lo ha tolto nessuno! Evviva!

lunedì 15 novembre 2010


Non ho mai compreso la smodata passione di mio padre per il calore. A casa mia, a Maratea intendo, in inverno la temperatura media è di circa 25 gradi. Oltre ad avere due caminetti, abbiamo a disposizione anche diversi impianti di riscaldamento. In primis, quello che fino alla settimana scorsa era in non plus ultra dell’ingegneria del riscaldamento, è composto addirittura da uno dei due camini. E’ comunemente chiamato termo camino, una caldaia che grazie ad un sistema di tubature riesce a riscaldare tutta la casa.  Il secondo sistema è quello a gas e infine troviamo quello parzialmente elettrico (al quale si arriva solo in casi limite).   Il primo sistema funziona (o funzionava) bruciando una quantità imbarazzante di legna tutto il giorno e tutti i giorni ( la foresta Amazzonica più o meno), ma  raggiungere la temperatura  desiderata è tremendamente dispendioso sia in termini di denaro che in termini ecologici. D’altra parte gli Umpalumpa boscaioli di papà si sono licenziati poiché hanno preferito unirsi ad un circo d’avanguardia  che passava da quelle parti.
In via teorica questo impianto a legna dovrebbe riscaldare anche l’acqua, ma non so come sia possibile, non c’è stata una volta, nemmeno una per esempio, che mentre mi facevo una doccia non sono rimasta congelata oppure ustionata nel giro di pochi secondi. Ho avuto paura di lavarmi per un bel po’ di tempo, poi siccome è successo anche a papà non ha potuto continuare a negare l’evidenza ed ha istallato uno scaldabagno. Per lui lo scaldabagno è un’eresia, a causa dell’elevato costo dell’elettricità si giunge all’uso dello scaldabagno solo in casi limite, tipo: disboscamento dell’intero pianeta oppure totale assenza di gas metano dal mondo.
Ho citato il gas metano non a caso, infatti, è il secondo, ma non meno importante metodo di riscaldamento. Se fosse esistito, mio padre, avrebbe voluto un bombolone di metano  pari al  diametro di una piscina olimpionica, per nostra grande fortuna non tutti i sogni sono avverabili e ci si accontenta anche di poco. Ha acquistato il bombolone formato gigante per il quale abbiamo dovuto scavare una buca in giardino che pare una voragine simile ai buchi neri stellari. Con il metano raggiungiamo facilmente i 25 gradi centigradi, ma ciò ancora non basta a soddisfare le sue ambizioni.
 Martedì ha comprato –tum tum tum tum- (rullo di tamburi) una  STUFA A PELLET.
Ennesima diavoleria che lui è certo gli farà raggiungere i tanto desiderati 26 gradi. E’ così preso dal nuovo giocattolo che ha addirittura ventilato l’idea di smontare il termo camino, allargare a dismisura la bocca di questo per poterci cucinare dentro più comodamente (arrostire carne, pane, formaggio). Mi ha detto che la stufa è un po’ brutta da vedere ma va come un vulcano. Pare sia molto conveniente, il pellet a parità di volume riscalda  il doppio della legna. Questo significa una sola cosa, mio padre non saprà fermarsi e quando si accorgerà che potrà anche superare di molto i 26 gradi inizierà a bruciare così tanto pellet che spenderà il doppio di prima. Un pensiero oscuro mi annebbia il cervello, non è che mi ritrovo i genitori cremati?
Mercoledì mattina  mia sorella, che chiamano anche in giro per il mondo per seminari di diplomazia e calma ascetica, stava accompagnando il bimbo a scuola quando incrocia  una signora che guidava parlando al cellulare. La scena si svolge in questo modo: signora in macchina molto molto grande (un suv a quanto pare) che parla al cellulare, accanto a lei colf filippina. Mia sorella nella seicento( per cui mezzo metro più in basso rispetto al suv) ferma nel traffico, inizia a fare “le mosse” alla signora al telefono. “Le mosse” vuol dire che cercava di farne una caricatura grottesca imitandola nei modi e canticchiando “gne gne gne”. La signora filippina quando si accorge di questa folle nella macchina accanto (mia sorella), chiama la sua “datrice di lavoro” e le mostra col dito cosa succede.
Urge il dialogo:
Signora: “ma che vuoi?”
Sorella: “non si parla al cellulare quando si guida, è pericoloso”
Signora: “fatti i fatti tuoi”
Con quest’ultima frase la signora ha segnato il suo destino, quello dei suoi  capelli biondi finti, dei suoi  jeans stretti dentro gli stivali e anche del suo cherokee.
Sorella: “sono fatti miei se uccidi qualcuno, stronza, tu e sta macchina di merda, mo ti regalo dieci euro così ti compri un auricolare, io ho un figlio in macchina al quale devo dare degli esempi e se incontro una scema come te che gli devo dire? Vedi a mamma che teste di cazzo ci sono in giro!?” Tutto questo detto urlando con la schiuma alla bocca, il fumo che usciva dal naso e gli occhi iniettati di sangue. La signora si è spaventata così tanto che è scappata  sgommando e strillando “questa è pazza”. Per sua fortuna è riuscita a guidare così tanto che quel mastino di mia sorella non l’ha più trovata, se no erano veramente cazzi! (scusate il francesismo).
Giovedì pomeriggio non si muoveva una mosca al negozio, quando irrompe un signore sulla sessantina che mi chiede il prezzo di un oggetto, la miniatura di un camioncino wolkswagen con sul tetto delle tavole da surf, sapete quelle cose un po’ hippie. Non ascolta nemmeno la risposta, che inizia un monologo di quindici minuti che recitava più o meno così: “ Sa, io sono stato il primo ad andare in surf in Italia, li disegnavo anche con un mio amico, facevamo un sacco di gare e un sacco di soldi. Ho avuto un sacco di macchine bellissime e pure le motociclette, ho viaggiato in tutto il mondo, mi sono divertito da morire. Mio nonno era un notaio lucano e tutti i miei parenti erano avvocati, per cui anche io lo sono diventato. Poi ho vissuto a Livorno con uno zio  che era un matematico dell’esercito, si occupava di balistica, era un genio folle. Poi nuotavo tantissimo e mia zia preparava dei dolci buonissimi, ho avuto un cane molto intelligente, nel Circeo c’era un albergo dove si mangiava benissimo. Il sud d’Italia è il  posto più bello del mondo, ho avuto una vita molto affascinate ed ho incontrato tanta gente strana, ma quanto mi sono divertito non posso nemmeno descriverlo.” L’ho interrotto solo perché è entrata una rompiscatole di cliente che mi ha chiesto una minchiata e avrei voluto cacciarla via perché il signore del surf era troppo interessante. Aveva uno sguardo infuocato e gli occhi vispi da bimbo. Non so se fosse starfatto o fosse solo un po’ pazzo, fatto sta che quando è andato via mi è dispiaciuto, speriamo che torni!!
Il fine settimana lavorativo è stato un po’ moscio, venerdì mi hanno raccontato una serie di storie tragiche e tristi con finali così scoraggiati che mentre tornavo a casa mi sono comprata una bottiglia di vino bianco per cena e l’ho bevuta quasi tutta da sola. Non è che mi sono proprio ubriacata, il vino era delicato, però mi sono sentita un pochino alleggerita dai mali del mondo e non ho nemmeno cazziato mio fratello che continuava a stare con le scarpe in casa. Qualche giorno fa il capo supremo di questa dimora (cioè io) ha varato una legge che impedisce a tutti gli inquilini (M e mio fratello) di stare con le scarpe in casa, optando per una più igienica ciabatta per tutti.
Per non abbandonare il discorso scarpe, mia sorella mi ha regalato degli stivali stilosissimi, quelli tutti imbottiti che sembrano pantofole da montagna. Mio fratello ha detto che così le mie gambe sembrano le zampe di un cavallo nano, per la precisione di un poni; è stato gentile vi assicuro, mi dice delle cose molto peggiori!
Domenica sono stata quasi tutto il giorno in posizione orizzontale, è sempre bello ricordare di vedere il mondo da un altro punto di vista. M ha guardato tutto lo scibile dello sport, addirittura è stato sintonizzato sul calcio e le macchinine contemporaneamente. Nel tardo pomeriggio siamo andati in libreria a fare una scorta di sapere, il nuovo telefilm che sto vedendo la sera prima di andare a dormire (big ban theory) mi sta portando lontano dalla lettura…e questo non va bene!!

lunedì 8 novembre 2010

Niente da dire


Motto della settimana: “Se non hai nulla di dire, non dire niente”.
Questo è quello che avrei voluto ripetere a tutti i clienti tutti i giorni.
Martedì ero concentrata in uno di i miei raid di pulizia, quando ho sentito una signora chiedere a mio fratello a cosa servisse una certa cosa, non vedendo il soggetto della conversazione (ero in un’altra stanza) ho sentito mio fratello (lo stoico) che rispondeva: “E’ una tazza, ci si può bere del the, del latte oppure latte e caffè”. Allora mi sono affacciata ed ho visto la signora con la tazza in mano, una comune tazza, la esaminava ed emetteva questi suoni “ah,mh, già”.
Come al solito la mia immaginazione è andata in tilt ed ho sognato mio fratello che rispondeva in quest’altro modo: “Mia cara signora, è un utensile inventato dall’homo erectus per portare più comodamente i liquidi dalla fonte alla bocca. Inizialmente era sprovvisto di manico, ma tutto fa pensare (come si nota sui papiri di Zurtokan) che durante il periodo del faraone Hammurabi, il grande inventore di corte Inventoran ne studiò il progetto per rendere la vita del faraone più semplice e felice. La tazza, infine,  ha subito nel tempo soltanto trasformazioni essenzialmente stilistiche.”
Quando ho finito di sognare, la signora era andata via comprando la tazza, senza andare a pescare nell’archeologia mio fratello era riuscito a vendere una comune tazza come se fosse stato il Santo Graal. 
Mercoledì c’è stata l’invasione degli ultra corpi, brutti momenti!
Per non farci mancare veramente niente già da una settimana abbiamo esposto le cose di Natale, siccome vivo un Natale lunghissimo (circa due mesi e mezzo) negli ultimi anni lo odio, così faccio finta di non vedere le cose che ci sono nel negozio. Almeno questo l’ho fatto fino a giovedì, quando una signora vecchissima mi ha costretto a descriverle ogni decorazione e l’uso di queste. Signore e signori, hanno una funzione le decorazioni? NO NO NO. Perché ostinarsi a trovarne una? A che può servire una pallina di Natale? Forse cercando di ingoiarla si potrebbe inventare un modo pittoresco per suicidarsi! A cosa può servire una ghirlanda? Magari per lanciarla sui dei birilli! Per non parlare dei presepi, o sono composti da quei personaggi di plastica orrendi, ancora mi ricordo una volta che hanno preso fuoco (avevo acceso un piccolo falò nel presepe), oppure niente, se sono diversi da quelli, devono servire a qualcosa. Magari potremmo creare una corrente, tipo le bambine che giocano con le barbie, i bimbi che giocano con i lego, qualcuno potrebbe giocare col presepe!
 Incredibile ma vero, questa signora mi ha chiesto a cosa servisse un presepe ed io, che non sono stoica come mio fratello, ho risposto solo così “signora E’  UN PRESEPEEE!”  Purtroppo le persone anziane non sono arrivate a capire che oggigiorno la maggior parte delle cose non servono proprio a niente.
Il top della giornata però è stato quando un ragazza mi ha detto che presagiva in sogno la caduta degli aeri… che culo! Meno male che me lo ha detto, come potevo vivere senza saperlo!
Venerdì pomeriggio eravamo presi da una conversazione con l’amico Greg ed una cliente circa la fine ingloriosa che ha fatto l’arte in generale nel bel paese, ovvero il nostro.
Si diceva fra di noi che non c’è più alcun rispetto per gli artisti, che per campare bisognerebbe uscire dall’Italia e tentare la fortuna altrove. La ragazza che chiacchierava con noi era  una costumista senza lavoro, mio fratello ci rendeva partecipe delle sue preoccupazioni essendo uno studente di pittura, Gregorio è un musicista e ci diceva che bisogna sempre scendere a compromessi per poter lavorare. Nonostante i natali dei più grandi artisti del mondo siano in Italia, la figura dell’artista non viene rispettata da nessuno, sicuramente non dalle istituzioni e figuriamoci dalla gente comune. Questo ed altro ancora ci raccontavamo, quando una signora di una certa età si è  avvicinata quatta quatta per ascoltare i nostri discorsi. Era vestita in un modo alquanto discutibile, a dire il vero era una tenuta ginnica un po’ sopra le righe, aveva una felpa panterata e dei pantacollant non adatti alla sua età. Ad un certo punto è intervenuta nella nostra conversazione in questo modo: “Non parlatemi di rispetto, oggi al circolo di canottaggio mi è successa una cosa tremenda. Una signora con cui remavo l’altro anno, oggi ha fatto finta di non riconoscermi! Che disdetta, una signora della mia età così maleducata, da non crederci. Allora per ripicca le ho chiesto di passarmi un remo dal pontile, così per forza ha dovuto salutarmi! Ormai al circolo fanno entrare cani e porci, io non vorrei dirlo però sono moglie di un pezzo grosso e noi siamo soci del circolo, mica come quelli che si imbucano. Essendo moglie di uno che conta potrei anche farli cacciare via”. Tutti noi siamo rimasti un po’ interdetti. Perché aveva intrapreso quel dialogo? Voleva forse che le chiedessimo chi fosse il marito pezzo grosso? Ovviamente nessuno glielo ha domandato, ma la mia mente è andata nuovamente in tilt ed è iniziato un nuovo sogno. Ecco che la signora dal pontile fa per passarle il remo e in un batti baleno inizia a mal menarla sbattendole ripetute volte il remo in testa. Il Tevere inizia a riempirsi di sangue e una milogna esce dalle acque e la sbrana mentre ancora urla di dolore. Vengo svegliata dal sogno da un pezzo di Paul Young che mio cognato naturalmente conosceva a memoria, ma per me Paul Young era troppo anni ottanta anche negli anni ottanta.  Venerdì o sabato, non ricordo, una madre con una figlia mi fanno questa domanda: “i prezzi scritti sul cartellino sono proprio i prezzi…?”
Che avrei dovuto rispondere? “No signora, sono dei codici segretissimi che si interpretano soltanto conoscendo i cicli lunari dei maya!”. Invece il mio ruolo mi ha portato a rispondere che certamente quelli erano i prezzi.
La settimana è giunta al termine con una bella domenica riposante, ma stamattina è successo l’indicibile. Mi sono svegliata e non sentivo più da un orecchio. Non sentivo veramente niente. Mi sono spaventata a morte, mi girava la testa, perdevo l’equilibrio, una cosa terrificante. Proprio stamattina che dovevo andare da Ikea a comprare un Besenter. Mi sono fatta coraggio e mi sono sparata una siringa di acqua tiepida dentro l’orecchio (i magici consigli di mamma) e l’udito è tornato. Anche stamattina il mio povero M. ha dovuto sopportare un’altra delle mie tragedie piagnucolose…quindi sono anche andata da Ikea con mia sorella e abbiamo comprato: 2 Trkilnst, 1 Unilimd, qualche Dertrsk, ecc ecc…

lunedì 1 novembre 2010





Il “Sempre di lunedì” di oggi avrà un sottotitolo, ovvero: “Breve riassunto di un lungo finesettimana che rischiava di non esistere ma che poi alla fine c’è stato”.
L’incipit del venerdì mattina (giorno della partenza) è stato mio fratello che, mentre ancora avevo gli occhi chiusi, mi dice da lontano: “oggi c’è sciopero dei mezzi”. Il problema essenzialmente era soltanto quello di arrivare a Termini, con un taxi tutto si poteva risolvere. Sempre prima che aprissi gli occhi un’altra infausta nuova, M. dal soggiorno mi urla che lo sciopero era di TUTTI i mezzi di trasporto, compreso il treno. Ecco questo cominciava ad essere un problema un pochino più serio. M. ha deciso quindi di andare alla stazione per studiare la situazione da vicino, mentre io sono rimasta a casa cercando di farmi passare il mal di gola e quella maledette linee di febbre (che mi viene mezza giornata all’anno ma che si presenta proprio il giorno che devo partire). Il mio corpo è stato in bilico tra una pronta guarigione e una lavanda gastrica assicurata da tutti i medicinali che ho preso. Mi sono ubriacata di propoli, ho bevuto tachiflu dec con il secchio e per non farmi mancare niente ho preso anche un po’ di antibiotico, così per gradire. 
M. è ritornato a casa abbastanza fiducioso, la situazione a Termini sembrava regolare, quindi abbiamo preso i bagagli, chiuso la porta di casa e chiamato l’ascensore. Qui gli ho chiesto con nonchalance “hai preso il biglietto?”
Ha messo le mani nelle tasche della giacca, poi in quelle dei pantaloni, è ripassato a quelle della giacca, è ritornato a quelle dei pantaloni….niente biglietto. Ho visto nei suoi occhi il fantasma della disperazione, il colorito del suo volto è andato dal rosa al verde\grigio in un attimo, infine credo che gli stesse per esplodere il cervello.
Siamo rientrati in casa e per quanto mi riguardava già stavo per disfare le valigie. Il mio M. però non ha demorso, ha guardato in giro per casa, nello svuota tasche, tra la posta, ma ancora il burlone (il biglietto) si voleva nascondere. Alla fine lo abbiamo trovato incastrato nel borsello dei documenti del motorino. Pensate, se non lo avessimo cercato lì e magari nel pomeriggio fossimo usciti, avremmo preso i documenti e lo avremmo ritrovato solo allora.  Io, se lo avessi trovato da sola, lo avrei strappato e non gli avrei detto niente.
Finalmente siamo riusciti a scendere in strada per aspettare il taxi, che ovviamente, per far andare proprio tutte le cose storte altrimenti sembrava brutto,  tardava ad  arrivare. Quanti tassisti ci saranno a Roma? Quanti di questi guidano come dannati? Credo più o meno tutti, tranne quello nostro, che senza traffico (lo giuro) ha messo la terza solo una volta per qualche metro. Sono stati i 15 euro peggio spesi nella mia vita.
Quando siamo entrati nel treno non potevo crederci, davvero io avevo potuto trascorrere quelle tre ore di panico senza versare nemmeno una misera lacrimuccia? Si vede che sto proprio cambiando!
Dopo tutto questo casino vi starete chiedendo dove stavamo andando, ecco ve lo dico, destinazione Treviso, ridente cittadina del Veneto.
Siamo stati accolti dai coniugi Romilli, una coppia assai bizzarra che si contraddistingue per la sua ospitalità e per l’immensa ametista, scusate volevo dire amicizia.
La loro dimora è un grande museo di modernariato dove puoi trovare veramente di tutto e per ogni domanda c’è sempre l’anfitrione Raudo che ti da spiegazioni su ogni singolo oggetto. La padrona di casa è una giovane donna di nobili origini che per quanto riguarda lo stile è notevolmente all’avanguardia. La sera stessa del nostro arrivo siamo stai a festeggiare il compleanno di Madama Romina in un ristorante tipico di Treviso. Il proprietario è un signore grande e grosso che ti recita il menu in trevigiano stretto, se lo capisci va bene, altrimenti ti attacchi!
Egli è famoso in tutto il nord est per le sue qualità canore, pensate che riesce ad adattare il testo di “Rising sun” o quello di “My way” su ogni tipo di melodia, verrebbe da pensare che conosca solo le parole di quelle canzoni…ma non è possibile!! Prima il suo fido aiutante era il vino, ora lo sostengono due o tre by pass, a causa di ciò mancava un po’ di brio etilico.
 Il giorno dopo abbiamo girato Venezia in lungo e in largo, una passeggiata di 5 ore, purtroppo però la schiena di  Raudo ha fatto le bizze  e ciò lo ha portato a diventare un  Voltaren addict (tossico di voltaren). Nonostante tutto siamo riusciti anche a bere uno spriz in compagnia della mia adorata Chiara con il suo possente Valentino.
C’è poco a dire sulla bellezza di Venezia,  bisogna soltanto andarci e goderla in tutte le sue forme.
Domenica il tempo non è stato dalla nostra parte, ma poco importa, in tuta e pantofole ci siamo spalmati sui vari divani in pelle nera e abbiamo chiacchierato bevendo tisane e mangiando cioccolato. Tralascio particolari vari solo perché sono tornata da poco e sono stanca, la sveglia stamattina è suonata alle sette meno un quarto. Inoltre la tristezza di fine vacanza (anche se breve) ti lascia sempre l’amaro in bocca ed il pensiero che faccio è sempre lo stesso: passo troppo poco tempo con le persone a cui voglio bene!

Chiedo scusa se la consecutio temporum è un po’ a cazzo!

lunedì 25 ottobre 2010


Ma lo sapete quanto guadagna l’ambasciatore di Taiwan a Roma? “Qualantatle mila eulo al mese e fa pule delle glandi feste…e chi paga? Le tasse dei contlibuenti cinesi!”. Mi ha fatto fare un sacco di risate questa signora, una segretaria dell’ambasciata, sembrava una napoletana incazzata!  Ecco, questa è stata la prima scoperta di martedì mattina, mi consola che anche negli altri paesi abbiano più o meno le nostre stesse difficoltà con la classe dirigente! 
La seconda scoperta che ho fatto è stata quella di non essere allergica all’aspirina. Mia madre mi ha sempre detto che sono allergica all’aspirina, per cui non l’ho mai presa, fino a ieri. Mia sorella mi ha convinta (cosa che ha già fatto in passato) che mamma si sbagliava e che era lei (mia sorella)  in realtà ad essere stata allergica, ma che col tempo poi l’allergia le era passata. Senza pensarci più di tanto, ho preso un bicchiere d’acqua ed ho ingoiato un’aspirina. Dopo di che, sempre quell’assassina di mia sorella, mi dice che forse è meglio chiamare la mamma per accertarsi…ma come? Non era già certa?
 Nostra madre, che di memoria storica di malattie esantematiche e allergie è ancora abbastanza attendibile, mi dice che ero IO ad esser  finita in ospedale a causa del acido acetilsalicilico. Ero convinta che la mania omicida di mia sorella nei miei confronti fosse finita una quindicina di anni fa, invece mi sbagliavo. Ci siamo guardate e lei mi ha detto “tanto il policlinico sta qua sotto!”
Non mi è successo niente, certo che morire a causa di un’aspirina non è la fine che immaginavo per me, che so, ho sempre sperato in una cosa più plateale, tipo rock star… tutto questo rischio mi fa pensare a cosa stupide!
Mercoledì è il giorno che odio di più della settimana, lo odio così tanto che quando sarò il sindaco del mondo oltre ad abolire definitivamente la stagione invernale eliminerò anche il mercoledì.
L’inverno lo cancellerò però con qualche piccola eccezione, tipo:1) Rimarranno in vigore i mandarini. 2) Rimarrà in vigore il  Natale, ma da festeggiare con modalità differenti alle attuali.
3) Rimarranno altresì in vigore i maglioncini in cachemire  che vanno bene pure le sere di primavera.
Invece il mercoledì sparirà senza lasciare traccia.
Giovedì e venerdì sono uscita di casa alle 9 e mezzo e ritornata alle 21, ore senza tregua. Sono stata a fare i campionari per la prossima estate, ovvero a scegliere gli abiti che si metteranno l’anno prossimo. Qui ho conosciuto per la prima volta una stilista da vicino. Era danese, alta due metri, bionda e bellissima, per cui ho pensato che è  impossibile non avere il complesso di inferiorità nei confronti dei nordici, ti senti subito uno scarrafone meridionale. In ogni caso la collezione che aveva disegnato era a dir poco improbabile, forse nemmeno Amanda Lear negli anni d’oro sarebbe riuscita ad indossare nulla.
Le ragazze che ci ospitano in questo “show room” sono assurde, loro non si vestono, si travestono: giovedì una era vestita da segretaria anni ‘50 con tanto di occhiali a farfalla, mentre l’altra da cow girl; il venerdì una da Jacqueline Kennedy in versione presidenziale e l’altra da marinaretta veneziana. Ti fanno sentire sempre fuori luogo, io la mattina prima di andare mi ero pure truccata per non sentirmi a disagio, ma non è servito a nulla, loro stanno sempre troppo avanti.
Finite le scelte, ci siamo fatte una chiacchierata raccontandoci qualche aneddoto da negozio. Io ho parlato della mia storia più folle, ovvero di quando una signora veramente anziana, che era identica a Ivana Spagna ma in variante mummificata, ci ha chiamate di corsa in camerino perché si era incastrata in una maglia.  Le si era spostato il busto ortopedico  e le si erano “mischiati” gli arti (una scena raccapricciante) . Con mia sorella abbiamo dovuto toglierle il busto,  metterle a posto le braccia, comprimerla e metterla nuovamente nel busto, sperando che non avesse più intensione di provarsi niente perché, dovete credermi, ci siamo spaventate per davvero (lei no però).
Una di questa due ragazze ci ha raccontato una cosa esilarante: una giovane donna entra in camerino a provare un bel pantalone di pelle elasticizzato, dopo qualche minuto urla di dolore e chiede aiuto. La sciamannata  provava i pantaloni senza gli slip e le si erano incastrati i peli pubici dentro la cerniera!
Quando la ragazza del negozio ha visto questa scena vomitevole, l’ha guardata e le ha detto “io non ti aiuto, ma sappi che questi pantaloni li comprerai in ogni caso, perché con dei peli impropri di certo non posso venderli!”
Non ho mai riso così tanto, stavo per avere un attacco d’asma per quanto ho riso.  
In queste giornate senza tregua ho avuto anche il tempo di andare dalla mia parrucchiera Giusi. In uno studio di parrucchieri c’è sempre qualcosa di imparare. C’era una signora che raccontava ad un'altra il suo tradimento verso marito, che niente di meno per tradirlo andava a Palermo e le ha pure descritto il loro primo bacio, mentre l’altra ascoltava taciturna. Dopo un po’ la logorroica va via e fa  “grazie per la chiacchierata e piacere di averti conosciuta!”. Vi rendete conto, non si conoscevano! Ma può una sconosciuta raccontarti tutti i fatti suoi?  La poverina  rimasta seduta con la carta stagnola in testa si accorge del nostro sguardo interrogativo e ci dice “sono basita”, mi ha fatto un sacco di tenerezza!
Sabato non ho fatto altro che dire queste tre parole “bello, bellissimo e carino”, a fine giornata avevo la nausea. La serata l’ho passata muta sul divano a mangiare patatine fritte col ketchup.  Domenica non avevo nessuna voglia di fare cose impegnative o faticose, allora sono stata con mio nipote a fare pupazzetti di plastilina tutto il pomeriggio. Come sempre ho cercato di esprimere al meglio le mie doti artistiche creando animali e oggetti assai fantasiosi. Puntualmente però mio nipote li ha schiacciati uno ad uno urlando “ distruggio tutto”. Ogni volta ci resto troppo male, come quella volta che avevo fatto degli  animali acquatici bellissimi …meglio non ricordare!
Dopo ha dovuto farmi vedere a tutti i costi come andava sulla moto elettrica, una cosa che fa un rumore fastidiosissimo. Il gioco non era guidare la moto, ma cadere ogni 50 centimetri per simulare un incidente. Fa lo stunt-man a due anni e mezzo, i bambini sono pazzi.

lunedì 18 ottobre 2010

Mi impegnerò quest’oggi  a dare informazioni sulla settimana appena trascorsa in un ordine assolutamente casuale.
Venerdì intorno alle ore 12, che decisamente non è il mio orario preferito causa forti crampi allo stomaco dovuti ad una fame ingiustificata, mi si presenta una signora che mi chiede in questo esatto ordine le seguenti cose (dovrò scrivere il dialogo anche se odio farlo):
Signora: “quanto costa quella zuccheriera in vetrina?
Io: “mi dispiace non si vende da sola ma è in coordinato con la lattiera”.
Signora: “ah ho capito, mi serviva solo la zuccheriera, ma può darmela lo stesso insieme ad una tazza?”
Io: “no mi dispiace”.
Signora: “ma può darmi allora la zuccheriera con una teiera?”
 Io: “no signora davvero mi dispiace…” 
e lei (gran finale): “ non è che può vendermi solo il coperchio della zuccheriera ma compro la lattiera e ce lo metto sopra?”
Non  potevo crederci…ma perché, perché? Dentro di me recitavo un tantra che mi mettesse in condizione di non usare violenza contro nessuno al mondo e nella fattispecie contro la signora. Quando è andata via, lei sconfitta, io shoccata, mi sono detta che in fondo può succedere a tutti.
A cena sono stata a casa di mia sorella con degli amici olandesi. Da bravi italiani quali siamo il discorso ovviamente è caduto sulla legalizzazione delle droghe leggere. Chiacchierando in un inglese terribile da parte di tutti e due, pensate che hanno fatto i complimenti a me che lo parlo da vomito, siamo riusciti a capire che in sostanza ad Amsterdam il proprietario di un  “cafe shop” può vendere l’erba ma non può comprarla da nessuna parte. La nostra domanda quindi è stata “come fanno allora i commercianti? Possono coltivarla per proprio conto?”   Niente di tutto ciò, i paradossi olandesi (ci hanno detto loro) sono proprio questi, il proprietario di un cafe shop può vendere ma non  può comprare, per cui quella che vende in realtà è merce comprata illegalmente…mah!
Altro argomento di conversazione (meno faceto) è stato circa la religione, si chiedevano  se fosse vero che la chiesa qui avesse tanta importanza, mio malgrado la risposta è stata affermativa e allora mi è venuto questo pensiero: per noi loro sono un popolo di fattoni, per loro noi siamo un branco di pecore guidate da un pastore tedesco, né l’una né l’altra cosa può essere la verità, ma tutti sanno che l’ignoranza è una brutta bestia.
Martedì mattina uno dei miei grandi quesiti da motorino: ero ferma al semaforo tra via Spallanzani e via Nomentana e vedendo una coppia con passeggino mi sono chiesta perché qui a Roma nord tutte le coppie di persone di carnagione scura e capelli castani hanno figli biondi o quasi albini. Che gli danno da mangiare ai bimbi: latte e acqua ossigenata? 
Al negozio durante il pomeriggio ho ascoltato una vecchia canzone di Fred Bongusto “Malaga”  e mi sono ricordata che da piccola ero convinta che Malaga fosse solo un gusto di gelato e che la canzone parlasse di gelato, a tal proposito mi chiedo se il gusto malaga esiste ancora.
Sabato ero così stanca che avrei preferito essere gambizzata piuttosto che andare a lavoro. Mentre andavo a prendere il caffè al bar speravo con tutto il cuore che un cecchino sotto l’arco Coppedè si preparasse a far fuoco su di un politico o qualsiasi altra persona e per sbaglio colpisse me, invece no, otto ore di lavoro non me le ha tolte nessuno. La sera non mi andava per niente di uscire così sono rimasta a casa e mi sono data appuntamento con una variazione alla pasta con le  zucchine dell’altra settimana. Esperimento ben riuscito, dopo averla mantecata con tanto formaggio l’ho messa al forno, così è venuta una bella crosticina dorata niente male. Con sommo rammarico ho appurato che “Ulisse, il piacere della scoperta”  non c’era, io adoro Piero e Alberto Angela, mi fanno passare dei bei sabato sera.
Ho zappingato fino alle undici, poi sono andata a letto a leggere, ma visto che era ancora presto, con M abbiamo visto “Benvenuti al sud”. Carino, ma di quei film che dopo due ore già hai dimenticato di averlo visto. Giovedì o mercoledì, non ricordo quale giorno fosse, una signora si è meravigliata tanto che fossi così certa che una stampa su di una gonna fosse di Klimt. Avrei voluto spiegarle che chiunque abbia avuto tra i 16 e i 20 anni negli anni '90 sia  un potenziale conoscitore di Klimt
Klimt è stato, secondo me, uno dei pittori più in voga in quella fascia d’età  perché ci faceva sentire romantici, colorati, bizantini e un po’ eclettici.  Sarà ancora così? Comunque non mi è sembrato il caso di disquisire circa la sociologia della pittura, però ho venduto la gonna! 
Intanto mio fratello, che per questioni burocratiche ho promesso di citare in ogni mio post, si è comprato il motorino, uno zip. Mio fratello è alto 1 metro e 80, lo zip sarà 40 centimetri di altezza, vi prego di immaginare che figura bizzarra si crea quando lo guida. In due giorni avrà percorso 2645 kilometri, per cui a casa  è anche soprannominato Renegade.
Finalmente per concludere la settimana, una domenica come si deve. In mattinata mercatino delle pulci e menomale che sono in un periodo di carestia altrimenti avrei comprato di tutto. Ho rinunciato a due cose fondamentali nella vita di una persona, un telefono vecchio di quelli con la ruota per fare i numeri, di colore viola (bellissimo), ed a una giacca di pelle gialla da motociclista con un dragone cucito su una manica. Mi sono accontentata di una padella fuxia da 5 euro. A pranzo con Mirco e Grazia siamo andati in un casale dove si festeggiava la settimana dell’equo e solidale. Così abbiamo mangiato: pasta di quinoa, cavolo al curry, orzo perlato, spezie a profusione ecc. M non è stato troppo bene nel pomeriggio (il cibo non è stato né equo né solidale con il suo stomaco), così per guarire l’ho portato al circolo degli artisti per il solito appuntamento domenicale con gli amici. Qualche birretta, chiacchiere demenziali, ma alla fine abbiamo deciso di cambiare luogo aperitivale, l’umidità quando hai una certa età ti uccide. Ho preso così tanto freddo che avevo le cosce ghiacciate. Per riscaldarmi ho fatto una cosa che nel mio regolamento morale non viene nemmeno citata, mangiare a letto, una pizza. La goduria è stata a dir poco eccezionale, cazzo mi sono sentita troppo Yoko Ono quando faceva i bed in con John Lennon. Nel frattempo guardavamo Brian di Nazareth dei Monty Python. Non me ne voglia nessuno, ma il senso dell’umorismo inglese degli anni '70 non è il mio preferito.




lunedì 11 ottobre 2010

La prima cosa che ho visto martedì mattina andando al lavoro è stato un gatto spiaccicato sul ponte della Tiburtina, decisamente un cattivo presagio. L’ira degli dei non ha tardato ad arrivare e così un maestoso mal di testa mi ha colpito per tutta la giornata. Sto diventando una dei maggiori azionisti dell’OKI, sarebbe il caso che mi facessero  membro onorario della società.
Sul mercoledì vorrei stendere un piumone e far finta che non sia mai esistito. Dico solo che sono arrivati ben 42 scatoloni di merce da sistemare, dove la cosa più grande era un comò e la più piccola una tazza da caffè. Il comò era solo uno, per cui nelle altre 41 scatole c’erano ninnoli di ogni tipo. La stessa mattina ho portato il motorino dal meccanico Aldo, un uomo dedito al pessimismo,che ci fosse una volta che mi dice che una data cosa si può fare senza problemi e che prima di iniziare una frase emette un suono tipo “mmmmhhhh” stringendo le labbra e scuotendo la testa in senso orizzontale. Secondo i miei calcoli dovevo fare la revisione, secondo i suoi no, per cui finalmente una nota positiva in quella giornata di merda, me la sono cavata con il bollino blu di euro 15.
Sono tornata a casa che sembravo un acaro con le ossa rotte (gli acari hanno le ossa?), in ogni modo ho ritenuto giusto dare inizio alla “stagione del minestrone” che è un tocca sana per la stanchezza fisica e mentale. Il mio magno gaudio per la “stagione del minestrone”  non corrisponde per niente  a quello di mio fratello che  odia il minestrone e preferirebbe diventare musulmano e iniziare il ramadan.
  Prima di crollare morta ho cominciato a leggere uno dei tre Peanuts che ho comprato domenica scorsa in libreria, il 2 è stato il compleanno, hanno festeggiato 60 anni, vi consiglio questo blog http://www.comicsblog.it/post/8541/60-anni-con-i-peanuts-di-charles-m-schulz.
 La settimana, nel mio grafico mentale, ha iniziato a curvare verso il positivo. Giovedì non sono arrivati scatoloni da sistemare, il negozio sembrava quasi ordinato e anche i clienti erano più rilassati, il giovedì vanno verso il week end, già si sentono fuori pericolo!
Per cena  ho preparato una pasta con le zucchine per niente soddisfacente però ho concluso la serata con un ottimo film “Questioni di cuore” di Francesca Archibugi, con Kim Rossi Stuart e Antonio Albanese.
Mi sono svegliata con tutti i sintomi dell’infarto, ovviamente la visione del film della sera precedente (che palrla di cardiopatie) aveva sortito effetti indesiderati sulla mia ipocondria. Ciò non ha fermato il mio indefettibile senso del dovere, ho cavalcato il mio bolide e sono andata di corsa a lavoro con un ipotetico infarto in corso.
E' entrata immediatamente una signora sulla settantina di taglia 52 (notate bene che sulla porta del negozio c’è scritto che vestiamo fino alla 46) che cercava una mise per il battesimo della nipote, un abbigliamento adatto che non la facesse sfigurare  di fronte alla madre della nuora, ma vedi tu che problemi pure a quell’età! Io auspico una vecchiaia in tuta per tutti noi.
In serata purtroppo ho concluso la visione della mia sitcome preferita del momento “Modern family”,  c’è già la seconda serie, ma ancora non è stata tradotta.
Finalmente sabato, non è successo niente di rilevante nella mia giornata lavorativa, ma di sera siamo andati con M e Luis a bere birre bizzarre praticamente ai confini del mondo, più o meno dove abita Alfrodo (sarà la terra di mezzo?).
 Il locale era carino ma il servizio della cucina no comment, per mangiare abbiamo impiegato circa 3 ore. La mia prima birra era più o meno velenosa, forse alla cicuta, non sono morta perché poi sono passata ad una seconda che era più bevibile. Per concludere ce ne hanno portata una che sembrava budino di luppolo senza zucchero che ti lasciava la bocca di velluto.
Tornando verso casa ci siamo fermati ad ammirare il Colosseo tutto illuminato di rosso, siamo riusciti ad ammirare anche la casa che qualche anima pia ha regalato  Scajola e anche quella di Lory Del Santo che invece l’ha comprata col sudore della fronte.
Con tutta sincerità ho passato la notte con un certo senso di pesantezza dovuto alle birre e alzarmi dal letto è stata un’impresa, ma tanto era domenica! A pranzo ho detto una cosa che mi ha fatto troppo ridere. Mangiavamo una mozzarella e ho affermato che non era troppo “guappa”, giuro lo diceva sempre mio nonno che era stato in Venezuela per una ventina d’anni o più, le cose per lui non erano buone, cattive, brutte o belle, per lui erano o non erano guappe!
Nel pomeriggio siamo andati al cinema a vedere Inception, a Luis non è piaciuto, a M è piaciuto moltissimo, a me non si sa perché non l’ho capito. Per concludere la domenica siamo andati a bere una birra al circolo degli artisti, di sicuro per questa settimana basta birra-




lunedì 4 ottobre 2010

Uno, due, tre...prova.
Ok, ci riprovo, ma stavolta senza l’aiuto di nessuno. É possibile che pubblicare ciò mi ci vorrà una settimana.
Ma io ho tempo da perdere e voi che ora come ora siete nessuno non ci farete caso.
Si, sono sola nella rete.
Il lunedì è il mio giorno libero, ecco tutto.
Questo è il primo lunedì on line, che effetto fa?
Questa notte ho sognato di essere una malattia, anzi il virus di una malattia contagiosa e vivevo in un fiume. Ieri sono stata a fare un giro su di un barcone lungo il Tevere e inevitabilmente abbiamo pensato che se cadi per caso nel Tevere le malattie che non ti vengono sono pochissime, ma se ti tuffi di proposito sei proprio un coglione.
Ecco spiegato il mio sogno.
Stamattina ho fatto la prima cucitura degna di nota con la macchina da cucire che ho da ben due anni, era una maglia di M, se facevo una cagata mi tagliavo le mani da sola. Poi ho cercato di riprodurre un sacchetto per sotto vuoto con una busta dell’immondizia, abbastanza comune. Dopo di che ho inserito il tubo dell’aspirapolvere e ho acceso, non tirava troppo bene, quindi l’operazione ha richiesto più tempo del previsto. Morale della favola, l’aspirapolvere si è spento all’improvviso e non si è riacceso per un bel po’. Ho pensato subito al peggio, cazzo ci tengo a questo mistico elettrodomestico secondo solo alla lavatrice. Mia mamma non me ne regalerebbe  un secondo. L’ho ignorato e poi ho ricordato che anche il fon se si surriscalda si spegne da solo (quando asciugate un indumento e per fare prima lo attaccate alla bocca del fon, lo so che lo fate anche voi), sono andata a riaccenderlo dopo mezz’ora e funzionava, meno male.
Ho acceso la tv e volontariamente ho messo italia uno, verso l’una e mezza trasmettono il programma di un’assassina del cibo e del buon gusto: Parodi e non ricordo il nome.
Oggi ha ucciso la zucca e il cous cous, vorrei scriverle per chiederle di fermarsi, di fare un altro lavoro, ma più di ogni altra cosa, se proprio deve fare quello, di cambiare quel cesso di cucina dove girano il programma, cazzo è bruttissima, non lo riesco a spiegare quanto è brutta!
Sono andata a fare la spesa con mio fratello (M non ci vuole mai più venire a fare la spesa, prima o pio gli ritocca però).
Il centro commerciale, come a molte persone, dopo circa 40 minuti mi fa venire un pochino di tachicardia e dopo questo periodo di tempo sbaglio tutte le mie scelte “spesistiche” , la troppa scelta mi annebbia il cervello. Devo fare tutto in 39  minuti altrimenti o non compro nulla o compro una cifra considerevole di minchiate.
Ho appena fatto una torta, non sono brava a fare i dolci, però le ciambelle mi vengono abbastanza bene.
Provo a creare una pagina per questo blog e vediamo che succede.
Pagina creata, grande emozione….
Inserisco questo primo post e poi se mi viene altro da dire ne creo un altro, ho appena scoperto che posso continuare anche lo stesso, cioè questo-
Caspita che entusiasmo, troppo eh?
Comunque, il modo migliore  di cucinare il pollo con le patate è senza dubbio usare tutte le patate a disposizione, più sono meglio è. Nonostante tutto alla fine saranno sempre troppo poche. Questa è una realtà inconfutabile, mai le patate basteranno, mai!
Mmhh, ho solo tre sigarette e la serata è lunga….